REGIONE - ROCCA: BOCCIATO E PROMOSSO
- Tommaso Villa
C'è un paradosso che la politica dovrebbe avere il coraggio di affrontare. Da una parte Francesco Rocca precipita nei sondaggi, fino a occupare l'ultimo posto nella classifica di gradimento dei presidenti di Regione. Dall'altra, la Corte dei Conti certifica la regolarità del rendiconto della Regione Lazio, parificando il bilancio senza imporre correzioni sostanziali. Due fotografie dello stesso momento che sembrano raccontare storie opposte. La prima misura il consenso. La seconda misura l'amministrazione.
Ed è qui che nasce una domanda che va oltre gli schieramenti politici: se mettere in ordine i conti pubblici significa perdere consenso, chi avrà il coraggio di farlo domani? Perché amministrare non significa soltanto tagliare nastri, inaugurare opere e rincorrere i like sui social. Significa anche prendere decisioni impopolari, razionalizzare la spesa, rinunciare a scorciatoie che garantiscono applausi oggi ma lasciano debiti domani. Qualcuno questo lavoro lo deve fare.
Se il prezzo da pagare per una gestione finanziaria giudicata corretta dagli organi di controllo è quello di finire in fondo ai sondaggi, allora forse dovremmo interrogarci anche sul modo in cui giudichiamo chi governa. Perché il consenso è importante, ma non può essere l'unico metro con cui si misura la qualità di un'amministrazione.
I sondaggi cambiano ogni anno. I debiti, invece, restano per decenni. E quando i conti sono fuori controllo, a pagarli non sono i politici, ma i cittadini.