ECONOMIA - TAV E AEROPORTO AI PIEDI DELL'ABBAZIA
- Tommaso Villa
È quasi sempre così: quando una discussione dura troppo, significa che non si vuole arrivare al punto. E sul tema aeroporto–Alta Velocità nel Frusinate, da anni, giriamo intorno alla stessa parola senza mai guardare la sostanza: dove si può fare davvero e a cosa serve davvero.
La Regione, adesso, sembra averlo detto senza troppi giri di parole. Rocca, in estrema sintesi, ha legato la credibilità di qualunque ipotesi aeroportuale in Ciociaria alla presenza dell’Alta Velocità: senza una rete veloce, un aeroporto resta un titolo buono per i comunicati e poco più.
E, nello stesso ragionamento, le opzioni calate su Frosinone città non reggono: limiti fisici, contesto urbano, vincoli. Tradotto: se si vuole ragionare seriamente di scalo civile nel basso Lazio, l’unico spazio che oggi ha una logica territoriale è il campo volo di Aquino, nel distretto del Cassinate.
E qui vale la pena dirlo chiaramente: Aquino non è un foglio bianco. È già un campo volo esistente, già un’infrastruttura aeronautica, già un luogo dove l’aviazione c’è. Non si parte da zero, si parte da qualcosa che esiste e che può essere sviluppato. È una differenza sostanziale rispetto a ipotesi costruite solo sulla carta.
È qui che il discorso torna con i piedi per terra. Perché Aquino non è un’idea di parte e non è una bandierina geografica. Aquino è una scelta di sistema. Un aeroporto lì non servirebbe solo la provincia di Frosinone: servirebbe un’area vasta che è già interconnessa nei flussi reali. Parliamo di un baricentro naturale tra Roma e Napoli, di un punto centrale rispetto a più territori: il sud del Lazio, il litorale con Gaeta, la logistica del MOF di Fondi, l’alto Casertano, il Molise, la parte bassa del Pontino e persino porzioni dell’Abruzzo interno che oggi non hanno riferimenti vicini. Non è campanile: è geografia economica.
In questa cornice, la posizione del sindaco Sacco non è un’uscita estemporanea. Quando dice che quell’area ha bisogno di infrastrutture viarie, sta dicendo una verità semplice: senza strade moderne e collegamenti rapidi, il Cassinate resta schiacciato tra Roma e Napoli senza diventare ponte tra le due. E se il ragionamento della Regione è che aeroporto e Alta Velocità devono camminare insieme, allora la conseguenza è lineare: se lo scalo è Aquino, l’Alta Velocità deve guardare a quel distretto. Altrimenti si parla di integrazione e poi si lascia tutto scollegato.
Noi di Penna e Spada questa linea l’abbiamo sostenuta più volte: TAV e aeroporto di Aquino come unica combinazione realistica nel basso Lazio. Non per tifo, ma per logica. Cassino è già oggi il polo più carico della provincia: Montecassino richiama turismo internazionale, l’università porta studenti e ricerca, l’area industriale genera economia, l’autostrada garantisce connessioni. Se un’infrastruttura deve funzionare, deve poggiare su un territorio che produce già domanda. Qui non si tratta di inventare, ma di potenziare ciò che esiste.
E c’è un punto che va detto senza giri di parole: questa non è un’opera per la Ciociaria. È un’opera utile al sistema Stato. Crea un nodo alternativo, connette aree interne, alleggerisce pressioni su altri scali, serve economia reale. È esattamente ciò che al nostro territorio è mancato per decenni. Il resto del Frusinate dovrebbe concentrare le energie dove ha più senso. La direttrice Frosinone–Latina è l’opera davvero strategica per quell’area: collegamento verso il mare, verso i poli pontini, verso la logistica costiera. Inseguire tutto significa non ottenere nulla.
Perché mentre qui si discute, i processi vanno avanti. Valmontone, da anni, intercetta servizi e attrattività che Frosinone non riesce più a garantire. Non è uno scontro tra territori, è una dinamica naturale: dove ci sono servizi e accessibilità, le persone vanno.
Il punto oggi non è chi vince tra campanili. Il punto è scegliere una strada credibile. La Regione sembra aver capito che senza infrastrutture serie non si va da nessuna parte. Bene. Allora si faccia fino in fondo: aeroporto dove è possibile, Alta Velocità dove serve, strade dove mancano.
Il basso Lazio non ha bisogno di slogan. Ha bisogno, finalmente, di opere.