ALATRI - DON ENZO ROSSI, DIRIGENTE E SUPERTIFOSO
- Tommaso Villa
Tra i tanti tifosi dell'Alatri Calcio degli anni fulgidi non possiamo dimenticare don Enzo Rossi. A ricordarmi oltre che della sua fede calcistica romanista, ovviamente un amore smisurato per i colori verderosa è stato l'amico Achille Castellano storico stopper della Quarta Serie nei campionati 1972-73 e 1973-74.
"Don Enzo non è stato soltanto un super tifoso - spiega Castellano - mi pare fosse anche economo della società, tanto che in quei momenti in cui non venivamo pagati andavano da lui per degli acconti che mai rifiutava. Don Enzo per me è stato un confidente e un padre spirituale, una di quelle figure che ho conosciuto ad Alatri che mai dimenticherò".
Dal calcio dell'epopea degli anni 60-70 vogliamo ricordare la figura forse un po' atipica di questo sacerdote. E per questo abbiamo chiesto aiuto ad alcuni amici.
Ennio Latini: "Come parroco fece una breve esperienza in località Pozzi a Fumone, fu anche vice rettore del Seminario Vescovile e credo anche Canonico della Concattedrale di San Paolo, si occupò anche della Cancelleria vescovile. Vorrei ricordare una cosa non secondaria di Lui: oltre ad essere mio parente, mi accompagnava due giorni a settimana da una ragazza diversamente abile ad insegnarle a leggere. Una persona perbene".
Antonio Piccirilli: "Don Enzo fu economo della Curia e dirigente-cassiere della squadra di calcio. Un aneddoto che ricordo è relativo ad un fatto calcistico, mi chiamò nello spogliatoio per dirmi che la società aveva ricevuto un'offerta per me dall' Avezzano calcio, sempre in serie D. Gli risposi "Vacci tu". A parte questa risposta celebrò il mio matrimonio e fece un'omelia un pò incomprensibile (ma forse Antonio era emozionato...).
Anche Dario Ceci lo ricorda come un sacerdote impegnato in più fronti e soprattutto amico di don Giuseppe Capone. Quando fui presidente della Casa di riposo don Enzo era nel consiglio di amministrazione come persona vicina al vescovo.
La testimonianza più emblematica e simpatica è quella di Armando Frusone: "Era il 22 maggio del 1966 (gara di ritorno dello storico spareggio con la Viterbese). Scrive Armando - quella luminosa domenica di maggio Alatri era tutta un fermento già di primo mattino. Ci si preparava a raggiungere Viterbo. La gran parte dei tifosi era preoccupata per un possibile risultato negativo, visto che la domenica precedente al Sanità alla squadra verderosa non era riuscito di andare oltre lo 0-0. Preoccupati ma non arrendevoli. Tutti e non poteva essere diversamente, riponevamo grossa fiducia nella forza della squadra. Ancor prima delle 7 - continua Frusone - gli autobus stracarichi di tifosi erano partiti, mentre in Piazza fervevano gli ultimi preparativi di quelli che avrebbero raggiunto Viterbo con le macchine. Tra queste anche la Fiat 1100 familiare di mio padre affaccendato sotto il cofano aperto per controllare che fosse tutto a posto. Una dopo l'altra le vetture si avviarono lasciandoci sconsolatamente soli. Chiuso il cofano papà guardava di continuo l'orologio così come l'amico "Maresciallo" (di cui Armando non ricorda, però il nome) che era con noi. Aspettavamo Don Enzo che, ligio ai suoi doveri sacerdotali terminava di celebrare messa.
L'attesa durò una decina di minuti, quelli per arrivare al fatidico "Ite Missa Est". Così almeno ci assicurò, trionfante per aver stabilito un record difficilmente battibile. Tutti a bordo e partenza, scendendo verso Porta San Pietro, perché allora il senso di marcia era l'inverso di quello attuale (anche se in questi giorni è stato provvisoriamente ripristinato il vecchio - i famosi ricorsi storici.
Quando stavamo per varcare la Porta ecco che da via Roma spuntano due suore del vicino monastero. Alla loro vista don Enzo - conclude il racconto Armando Frusone - ebbe un gesto di stizza e, portando le mani ai capelli, pretese che si tornasse indietro per ripartire di nuovo! Papà non sapeva se dargli retta o meno, fin quando non venne rassicurato dal Maresciallo: Sisti, questi sono del clero, si capiscono al volo. Fa come dice Don Enzo non vorrei che perdessimo la partita per colpa delle monache".
Al di là di questo aspetto apotropaico del caro Don Enzo teniamo a precisare che il sacerdote che fu anche mio insegnante di religione era una persona di comprovata fede.
Bruno Gatta