ACQUA PUBBLICA - ACEA, UTILI, TARIFFE E SINDACI
- Tommaso Villa
Ci sono numeri che raccontano una storia di successo. Numeri che, letti da soli, descrivono un gruppo industriale solido e in forte crescita. L’ultimo bilancio diffuso da Acea parla infatti di risultati particolarmente significativi: utile netto a 481 milioni di euro, con una crescita del 45%, ricavi complessivi pari a 2,986 miliardi di euro (+3%) ed EBITDA a 1,420 miliardi (+6,8%). Anche l’utile netto ricorrente sale a 376 milioni di euro, in aumento del 15%.
Ma il dato che più colpisce è quello relativo alla remunerazione degli azionisti: un dividendo record di 1,20 euro per azione, di cui 0,25 euro di componente straordinaria, con un incremento del 26% rispetto all’anno precedente. Numeri che raccontano una società capace di produrre risultati economici importanti.
Eppure, proprio mentre si celebrano utili e dividendi record, la realtà che molti cittadini vivono ogni giorno è molto diversa. Negli ultimi anni le tariffe del servizio idrico sono aumentate in modo costante. Le bollette dell’acqua pesano sempre di più sui bilanci delle famiglie, mentre sul territorio continuano a emergere problemi che riguardano la qualità del servizio: reti vecchie, manutenzioni insufficienti, investimenti che procedono con lentezza.
A questo punto la domanda diventa inevitabile: come è possibile che, a fronte di tariffe crescenti e utili così rilevanti, permangano carenze infrastrutturali così evidenti?
Il sistema di controllo esiste. Le tariffe e gli investimenti dovrebbero essere monitorati dall’ARERA, l’autorità nazionale che regola i servizi di acqua, energia e ambiente, insieme agli organismi territoriali che gestiscono il servizio idrico. Ma allora il punto diventa un altro: come è possibile che questo sistema di verifiche accetti una situazione in cui i cittadini pagano bollette sempre più alte mentre gli investimenti e la manutenzione delle infrastrutture restano insufficienti?
Perché se i risultati economici crescono e i dividendi vengono distribuiti agli azionisti, è inevitabile che molti cittadini si chiedano se quegli utili non stiano di fatto maturando sulle spalle di chi paga bollette sempre più salate per servizi che spesso risultano inefficaci o incompleti.
Il caso della depurazione rappresenta forse l’esempio più emblematico di questo squilibrio. A Isola del Liri, ad esempio, il tema del depuratore è da anni al centro del dibattito pubblico.
Oggi si parla addirittura della possibilità che le risorse per costruire il depuratore arrivino da finanziamenti pubblici regionali. In altre parole, ancora una volta soldi pubblici, cioè soldi dei cittadini. Ed è proprio qui che il paradosso diventa evidente.
Da una parte si registrano utili milionari e dividendi record. Dall’altra si scopre che per realizzare infrastrutture fondamentali come un depuratore devono intervenire fondi pubblici.
Una situazione che inevitabilmente alimenta una domanda semplice ma difficile da ignorare: prima dei dividendi, non dovrebbero venire le infrastrutture? Tutto ciò senza dimenticare che i sindaci, a partire da quello di Isola Liri, ragionier Massimilino Quadrini, votano sistematicamente a favore dell'aumento delle tariffe. Tanto pagano i cittadini e Acea fa gli utili.