LAVORO - LE IMPRESE CERCANO MA NON TROVANO TECNICI E SPECIALIZZATI

  • Tommaso Villa

Secondo Unioncamere – sistema Excelsior, oggi in Italia quasi il 50% delle assunzioni è difficile da coprire. Un dato ufficiale, che mette fine a ogni alibi. Le imprese cercano. Cercano davvero. Ma non trovano.

Non trovano operai specializzati, tecnici, profili intermedi. Non trovano competenze adeguate a un sistema produttivo che, nel frattempo, è cambiato. E allora la domanda non è più “dov’è il lavoro?”. La domanda giusta è: dov’è finita la competenza?

Perché il punto è tutto qui: domanda e offerta non si incontrano più. E se questo è il quadro nazionale, a livello locale la situazione si amplifica. La provincia di Frosinone vive questo squilibrio in modo ancora più evidente. Da un lato, un tessuto produttivo che continua a cercare figure operative e tecniche. Dall’altro, un territorio che fatica a generarle. Il risultato è un paradosso che pesa: aziende che cercano e non trovano, mentre il territorio continua a scendere nelle classifiche del reddito (102 su 107).

E qui c’è un nodo che troppo spesso viene evitato. Perché negli anni si è costruito un percorso quasi obbligato: scuola, poi università, poi si vedrà. Ma troppo spesso l’università si è trasformata in un parcheggio per giovani, più che in un vero trampolino verso il lavoro.

Non è una critica allo studio, che resta fondamentale. È una critica a un sistema che, in molti casi, allontana dal mondo reale invece di preparare ad entrarci. Mentre le aziende cercano competenze tecniche e operative, continuiamo a produrre percorsi scollegati dalle esigenze del territorio. E il risultato è sotto gli occhi di tutti. Non è solo economia. È cultura. Per anni si è alimentata l’illusione che il lavoro dovesse adattarsi alle persone. Oggi accade il contrario: sono le persone che devono essere pronte a stare dentro un mercato che cambia. E qui entra in gioco un attore che troppo spesso resta sullo sfondo: il sindacato.

Perché se è giusto difendere i diritti, è altrettanto necessario costruire il lavoro di domani. Non basta proteggere ciò che c’è. Bisogna creare ciò che manca. In questo senso, qualcosa si muove. Anche a livello regionale, realtà come la CISL stanno iniziando a porre il tema in modo concreto: formazione, riqualificazione, incontro tra domanda e offerta, valorizzazione delle competenze. Un libro di 54 pagine pieno di proposte. È un segnale.

Serve un cambio di passo. Serve un sindacato che non sia solo presidio, ma motore attivo del mercato del lavoro. Che entri nelle scuole, nelle aziende, nei territori. Che accompagni le transizioni, invece di rincorrerle. Perché il rischio è chiaro: continuare a difendere un mondo che non esiste più, mentre quello nuovo si costruisce senza di noi.

E i numeri lo confermano. Nei prossimi anni serviranno milioni di lavoratori. Non meno lavoro, ma un lavoro diverso. E chi non è pronto, resterà fuori. La politica continua a inseguire consenso. Bonus, slogan, promesse. Ma il problema non si risolve con un decreto. Si risolve ricostruendo un sistema che rimetta al centro formazione, merito e competenza. Altrimenti continueremo a raccontarci che manca il lavoro. Ed a continuare ad alimentare la frattura tra giovani e meno giovani. Una frattura palese anche nell'ultimo referendum.