CASSINO - IL DIFFICILE EQUILIBRIO DELLA MOVIDA
- Tommaso Villa
Che l’ordinanza del sindaco Salera sul prolungamento degli orari estivi il venerdì e il sabato – chiusura dei locali alle 2:00 e musica fino all’1:30 – avrebbe sollevato il solito coro di proteste non solo da parte dei ben noti “professionisti del dissenso” a prescindere, ma anche da parte di taluni residenti del centro cittadino, era cosa messa nel conto. Ma una amministrazione che allunga un po’ lo sguardo ha il dovere di dare risposte.
L’estensione di tale orario estivo non è scaturito dal capriccio di allegri giovanotti, ma da una richiesta oggettiva arrivata dritto da associazioni di categoria, Confcommercio in testa. La nostra città, soprattutto nel fine settimana, è polo di attrazione per tantissimi ragazzi che arrivano anche dal territorio circostante, senza contare, come ha ricordato nel suo recente intervento la consigliera comunale Sarah Grieco, la marea di studenti universitari che qui vivono e studiano.
Sostenere che, in fondo in fondo, tale concentrazione soprattutto di giovani non determini problemi anche seri, ma che “tutto va bene, madama la Marchesa”, sarebbe la peggiore delle strategie difensive. Infatti con la movida problemi ci sono, a Cassino come in altre città civili. Non vanno negati e nemmeno ovattati, ma gestiti.
Cominciando dal primo, cioè trovare il punto di equilibrio tra il sacrosanto diritto al riposo dei residenti e quello al divertimento, nonché al lavoro. Ci riferiamo ai gestori dei locali, che difendono certamente i propri interessi. Ma anche la vocazione universitaria e giovanile di una città che, ancor più in estate, vive di socialità, giornate più lunghe ed economia locale. E’ questa una delle sfide amministrative e sociali più complesse in assoluto. Lo è perché mette a confronto bisogni legittimi ma diametralmente opposti. Un conflitto classico, ma non per questo meno complesso.
Nessuno però, ragionevolmente, può negare che una città viva (da difendere da sconsiderati che vorrebbero spegnerla), abbia bisogno di spazi di svago e di intrattenimento; né può negare che la rimodulazione degli orari, limitata ai fine settimana estivi, può perfino configurarsi come una misura ragionevole. Come non capire che il vero problema non è lo spostamento di una lancetta? L’errore di fondo sarebbe, invece, pensare che possa bastare il “buon senso” come unico regolatore della convivenza civile. I limiti acustici e di orario venivano spesso superati già in condizioni ordinarie.
L’estensione delle concessioni senza potenziare i controlli, sì, rischierebbe di trasformarsi, nei fatti, in una legittimazione del far west sonoro. Al Comune lo sanno bene e con la dirigenza della Polizia Locale ci si è attivati per un raccordo con le Forze dell’Ordine per gli opportuni controlli.
In primo luogo, serve – e ci sarà, assicurano da piazza De Gasperi - un monitoraggio ferreo: se la musica deve spegnersi all’1:30, un minuto dopo deve regnare il silenzio, senza deroghe di fatto. In secondo luogo, occorre la responsabilità dei gestori: se beneficiano dei novanta minuti extra concessi dal Comune, si facciano carico della gestione dei flussi e del decoro all’esterno delle loro attività
In conclusione, la convivenza civile negli spazi urbani non si misura sulla capacità di far vincere una fazione a scapito dell’altra, bensì sulla fermezza di far rispettare le regole stabilite. Senza controlli severi e sanzioni certe per chi esagera, anche la migliore ordinanza sarà destinata solo ad allargare la frattura tra cittadini ed istituzioni.
Mario Costa