AMBIENTE - ECOGIUSTIZIA PER LA VALLE DEL SACCO
- Tommaso Villa
Accogliamo favorevolmente i risultati emersi dallo studio “Sulla presenza di metalli e metalloidi nei suoli di aree esterne e interne al SIN Bacino Valle del Sacco”, condotto professionalmente e in tempi rapidi da ARPA Lazio in collaborazione con ISPRA, IRSA-CNR, ISS, IZSLt, Regione Lazio e resi pubblici nel corso di un convegno organizzato il 24 giugno 2026 presso la sala convegni della Regione Lazio di Frosinone
Aver certificato accertato seppure da un primo studio da parte di enti pubblici autorevoli, qualificati e terzi che la presenza di metalli e metalloidi nel suolo della Valle del Sacco derivi da una conformazione geologica naturale, e non da un inquinamento di origine industriale, è un passo avanti in direzione della verità storica e ambientale del nostro territorio, utile a ricondurre una problematica seppure serissima nel suo giusto perimetro così da poter affrontare direttamente e specificamente le reali questioni.
Tuttavia, lo studio presentato pare offrire una fotografia parziale della situazione ma non del tutto rassicurante. Infatti, già il fatto che si parli di riperimetrazione e non di abolizione del SIN Valle del Sacco significa che permangono le motivazioni almeno originarie che hanno portato l’area nel 2005 in uno stato di emergenza socioeconomica e ambientale (D.P.C.M. 19 maggio 2005), come Bacino Valle del Sacco.
Ricordiamo infatti che nei primi anni Duemila l’Asl RM/E accertò che almeno cinquecento cittadini residenti a ridosso del fiume avevano nel sangue livelli di beta-esaclorocicloesano di molto superiori alla media e rilevò un aumento del tasso di tumori nei lavoratori dell’area industriale di Colleferro, esposti a sostanze tossiche, prodotti chimici e amianto; poi, dopo il ritrovamento di 25 mucche morte lungo il fiume, nei pressi di Anagni, e le concentrazioni di beta-esaclorocicloesano superiori al livello limite di 0,003 mg/kg consentito dalla normativa comunitaria, venne dichiarato nel 2005 lo stato di emergenza, mentre lo scorso anno (determinazione della Direzione Ambiente della Regione Lazio n. G17588 del 22 dicembre 2025) è stato approvato l’atto integrativo dell’accordo di programma per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del Sito di Interesse Nazionale Bacino del Fiume Sacco, già sottoscritto in data 12 marzo 2019 e integrato nel 2021.
Tuttavia, in 21 anni è stato bonificato appena lo 0,2% di un’area complessiva di 7.235 ettari tra terra e falda, mentre solo il 9,8%, pari a 711 ettari, è stato sottoposto alle indagini necessarie per definire natura e diffusione dell’inquinamento e progettare gli interventi.
Se i metalli pesanti sono possono essere di origine naturale così da costituire in molti siti il cosiddetto VFN, Valore di Fondo Naturale, quanto alle CSC, come mostrato dai risultati delle analisi (comunque ancora non concluse, e che anzi possono essere ampliate e implementate), non si può dimenticare che la Valle del Sacco è un caso di contaminazione plurifattoriale, difficilmente riconducibile a un unico agente, per cui sarebbe opportuno sviluppare le ricerche in merito ai solventi clorurati o agli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) — molecole di sintesi chimica, derivanti dagli scarti di produzioni industriali sconsiderate, come quelle legate al pesticida lindano, classificato dall’Agenzia IARC come sostanza cancerogena per l’uomo.
Poi, non va trascurato il fatto che il SIN Valle del Sacco è stato istituito a seguito di una crisi sanitaria, oltre che ambientale. Guardando anche solo superficialmente i dati a disposizione, questi ci parlano di una situazione drammatica molto grave in tutto il territorio. Tutte le campagne di biomonitoraggio nel corso degli anni hanno documentato la contaminazione negli abitanti, con dati su infertilità maschile, percentuale di pazienti oncologici e sulla mortalità nell’area interessata impressionanti – tanto che siamo convinti sia necessario istituire un registro dei tumori in tutti i Comuni interessati, attraverso un monitoraggio epidemiologico rigoroso. Tra questi, ricordiamo il progetto INDACO che prosegue le indagini epidemiologiche svolte dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio – Asl ROMA 1 (DEP Lazio), e che rientra nell’accordo tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Lazio per realizzare gli interventi di messa in sicurezza e bonifica del SIN Valle del Sacco.
Quindi, in merito al recente dibattito sulla riperimetrazione del Sito di Interesse Nazionale (SIN) della Valle del Sacco, siamo convinti che la scienza e la trasparenza debbano indirizzare le scelte politiche, senza cedere alla tentazione di pericolose scorciatoie, funzionali solo a sbloccare iter burocratici a scapito della salute pubblica e della tutela dell’ambiente.
L’eventuale revisione dei confini del Sito di Interesse Nazionale, perciò, a nostro parere potrà avvenire solo seguendo criteri di assoluta cautela e massimo rigore, evitando che l’eventuale riperimetrazione si trasformi in un “liberi tutti” o, soprattutto in nome del fondamentale principio eurounionale “chi inquina paga”, in un colpo di spugna per cancellare le responsabilità di chi ha avvelenato il territorio.
Pertanto, continuiamo a chiedere conto dell’inaccettabile ritardo con il quale è stato realizzato appena lo 0,2% delle bonifiche – oggetto di una interrogazione parlamentare di AVS ad aprile nei confronti del Ministro dell’Ambiente – tanto che delle 16 procedure avviate solo una è stata ultimata.
Pensiamo che gli enti locali e le comunità della Valle del Sacco da troppo tempo abbiano bisogno di risposte. È inammissibile che dopo 21 anni si assista ancora a sversamenti inquinanti, l’ultimo solo di recente, lo scorso 7 aprile quando un lungo tratto del fiume Sacco che attraversa il Comune di Anagni è stato invaso da liquami dal colore verde scuro e dall’odore nauseabondo defluiti lungo il corso naturale del fiume, invadendo diversi comuni della provincia di Frosinone, come Supino, Morolo, Castro dei Volsci, Strangolagalli, Patrica e Ceccano. Questi episodi non devono più ripetersi, così come siamo convinti che non si possa procedere ad una riperimetrazione magari in riduzione se vi sono le condizioni senza individuare i responsabili degli sversamenti inquinanti in acque, aria e terreni, avvenuti in decenni.
Torniamo quindi a chiedere di conoscere le responsabilità del rinvio continuo delle bonifiche nel SIN del Bacino del Fiume Sacco, di rendere pubblica la relazione semestrale sullo stato di attuazione degli interventi di bonifica, a tutela dell’ambiente e della salute delle comunità che vivono nella Valle del Sacco. Siamo pronti a sostenere e incoraggiare un nuovo sviluppo per la provincia di Frosinone anche attraverso una ridefinizione o riperimetrazione del SIN purché basata su solide basi tecnico scientifiche terze e non sulla semplice discrezionalità o arbitrio politico, ma lo faremo unicamente difendendo la salute pubblica, l’ambiente e la giustizia sociale come priorità assolute.
Gli abitanti della Valle del Sacco meritano tutela, verità, atti concreti ed ecogiustizia.
Alleanza Verdi Sinistra Frosinone- Europa Verde Frosinone e Sinistra Italiana Frosinone