REGIONE - IL LAZIO A DUE VELOCITA'
- Tommaso Villa
Nel Lazio non tutti i territori partono dallo stesso punto. Non è una sensazione, non è un lamento, non è nemmeno una polemica politica. È una constatazione che emerge leggendo i documenti di programmazione regionale, a partire dal Bilancio di previsione. Ci sono province che beneficiano di finanziamenti automatici o semi-automatici, legati al loro status territoriale. E ce n’è una che, quello status, non ce l’ha.
Roma, per esempio, è area metropolitana. Questo significa accesso strutturale e ricorrente a fondi per la mobilità, per il trasporto pubblico locale, per la rigenerazione urbana, per le grandi infrastrutture. Non servono bandi competitivi per dimostrare di essere Roma: i finanziamenti scattano perché il territorio è riconosciuto come tale. È un meccanismo automatico, inscritto nella programmazione.
Rieti è area sisma. Anche qui il canale è chiaro e continuo: ricostruzione, infrastrutture, servizi, misure speciali. I fondi arrivano perché il territorio è formalmente classificato come fragile e meritevole di interventi dedicati. Non si compete ogni volta, si accede.
Latina è provincia costiera. Questo apre in modo strutturale a finanziamenti legati al mare, alla portualità, al turismo balneare, alla pesca, alla bonifica. Non sempre sono fondi completamente automatici, ma sono attivabili con continuità perché il territorio rientra in categorie riconosciute a livello regionale e nazionale.
Viterbo, infine, è inserita stabilmente nelle politiche per le aree interne e nei programmi ambientali ed energetici. Anche qui non si tratta di episodi, ma di canali che tornano a ogni ciclo di programmazione, perché quel territorio è riconosciuto come tale.
E la provincia di Frosinone?
- La Ciociaria non è area metropolitana.
- Non è area sisma.
- Non è costa.
- Non è distretto strategico riconosciuto. Questo significa una cosa sola: non ha accesso a nessuna fonte di finanziamento automatico o semi-automatico. Nessuna rendita di posizione istituzionale. Nessun canale che si apra per status.
Alla Ciociaria restano i bandi.
Bandi regionali, nazionali, europei. Bandi competitivi, a sportello o a graduatoria. Sono strumenti legittimi, ma non equivalenti. Nei bandi vince chi ha strutture tecniche forti, progettazione avanzata, capacità di cofinanziamento, continuità amministrativa. Territori già forti partono avvantaggiati. Territori fragili partono indietro.
Non è vero, quindi, che alla Ciociaria “non arrivano fondi”. È vero qualcosa di più sottile e più grave: alla Ciociaria arrivano solo fondi per competizione, mai fondi per riconoscimento. Nessun automatismo, nessuna compensazione, nessuna politica che parta dal presupposto che questo territorio ha bisogno di un trattamento differenziato per tornare competitivo.
Nel Lazio convivono due modelli. Da una parte territori che intercettano risorse per diritto di status. Dall’altra territori che devono dimostrare ogni volta di meritare attenzione. La Ciociaria è in questo secondo gruppo. Non esclusa per legge, ma invisibile nella strategia.
Finché questa asimmetria non verrà riconosciuta e corretta, continueremo a parlare di bandi, graduatorie, occasioni perse e progetti che non decollano. Ma il problema non è nei bandi. È a monte, nel modo in cui la Regione decide quali territori sono una priorità strutturale e quali no. E i bilanci, come sempre, raccontano la verità meglio di qualsiasi comunicato.