AMARCORD - ALATRI: MUSICA, RUMORI E COLORI
- Tommaso Villa
Musica, Colori e Rumoni in corso è un "amarcord" narrato raccontato con estrema chiarezza e financo nostalgia dal caro amico Ennio Latini. Un regalo prezioso che ho ricevuto con enorme felicità perché anch'io, seppur più giovane di lui ricordo alcuni di quei personaggi che Ennio con delicatezza e a volte tratteggiando i difetti anche fisici dei botteganti che hanno popolato Corso Cavour nel pieno e suggestivo centro storico della nostra Alatri. Musica, rumori e colori: quanta nostalgia nelle parole di Ennio quando ricorda la sua fanciullezza.
Ecco il testo integrale di uno spaccato di vita di quegli anni quando c'era poco, ma quel poco bastava ad essere felici, almeno negli occhi di un bambino. I pensieri erano relegati nelle fatiche delle donne e degli uomini che ancora soffrivano per il post conflitto mondiale
“Per favore va' da Sabellico, il tabaccaio vicino alla fontanella del trivio e comprami 10 nazionali”. Negozio ordinato, profumo di tabacco e saponi, lui, un bell'omone sempre gentile ed accogliente. Difronte stoffe di tutti i colori, lana, seta, canapone ed il sorriso elegante della signora Vinciguerra. Non era certo il tic-tac degli orologi che il “centauro” Andreino “aggiustava”, che poteva astrarci dalla fragranza del pane del “Vapoforno”, appena sfornato, una “nuvola” di profumo aleggiava nell'aria, imbucandosi nelle nostre narici e nelle abitazioni dell'intero corso, pane che la “signorina” prendeva con delicatezza e le bombe zuccherate davvero uniche BOOM BOOM BOOM…....
Sguardo rivolto verso il Museo Civico e su quel bugigattolo buio, dove Cesarina, vendeva generi alimentari, la quale in seguito e sempre lungo il corso, aprirà una fiaschetteria La Campagnola, quanto vino, quante sbornie. Maria Baldassarre davanti al suo negozio di stoffa era solita salutarti con carineria, ricordandoti dell'ultimo scampolo arrivato.
“Va bene il taglio?” è così che il vulcanico Armando, di chiare origine napoletane, si rivolgeva al suo cliente. Armando piccolo di statura, viso sorridente, un po' rotondetto e con pochi cappelli. Grembiule sempre “ lindo e pinto ”, che gli arrivava poco più giù della cintola dei pantaloni e dove, dal taschino, vedevi far capolino la punta della forbice e del pettinino, battuta sempre pronta ed arguta, vaga somiglianza con il principe De Curtis ...“ Zacc zacc...... smifft.....zacc zacc smiff smiff ….. “Armà senti ue a ecc.” è cosi che l' elegante ed istrionica signora Vincenza, parrucchiera, chiamava suo marito. Le allegre grida non disturbavano il pacifico Leonardo, che con un colpo secco della mannaia..... Zam stock tac.... zam....stock tac....... tagliava il pezzo di spalla poggiato sul ceppo di legno.
Le canzoni di Beniamino Gigli, Claudio Villa e Domenico Modugno, uscivano dal GGE posto nella vetrinetta del negozio di Bernardino e, dove si potevano acquistare, televisori, cucine a gas, cucine a legna, (al suo posto subentrò callarona con la sua merceria), usufruendo del mezzo di trasporto d' Marott “ la barozza ” , assi di legno inchiodate tra loro, poggiate su quattro cuscinetti, che ruotando sulla pavimentazione in sassi, emettono scintille.....drumm...drumm.... Per le bombole potevi chiedere al negozio di fronte. Mario Tarquini aprì, in un locale precedente adibito alla venditadi casse da morto, aoh! servono pure quelle, un punto vendita di cornici, colori e tele per quadri e dove erano soliti incontrarsi, in allegria, parlando di arte e non solo, artisti locali. Clang clang......beng beng.......zing zing i suoni metallici provocati da Luigino, intento a saldare e tagliar tubi, sbarre di ferro.... che poi trasportava sul suo rumoroso e fumoso “ tre assi” furgoncino a tre ruote. “ Scucchiò, devo ritirare... "una scarpa volante sibilava nell' aria e pronta a colpire il malcapitato “ io mi chiamo Armando e non …........” Il motivo lo si poteva immaginare , aveva però un negozio ordinatissimo e pulito, al contrario di Munella di cui parlerò più avanti. Una grande lavatrice con un oblò ad altezza d'uomo riempiva metà della lavanderia e dove i ferri da stiro sbuffavano all'unisono emettendo vapori che aleggiavano nell'aria, quasi a nascondere i volti delle belle signorine intente a stirare......Snuff....Snuff....Snuff..... Sbuff...Sbuff.... Cardllin, se non lo si chiamava così era difficile trovare il ferramenta di Francesco Filardi, un piccolo negozio ma dove trovavi di tutto.
Francesco era un uomo di media statura, indossava la “ coppola ” aveva un sorriso contagioso, anche se nascosto dall' immancabile sigaretta che teneva tra le labbra e dove la cenere faceva fatica a cadere. (Usava un solo cerino per accendere le sigarette di un' intera giornata, in quanto era solito utilizzare il precedente mozzicone). Splash...splash così come si usa gettare le reti in mare così le gettava cardllin a terra, pronto con il metro e la forbice a targliarle secondo le richieste del cliente.
Carletto il barbiere, detto Giamatta. Signore dal fisico mingherlino e buon fumatore. La sua barberia profumava di brillantina, sempre ordinata e con il cavalluccio per il taglio dei capelli ai bambini. Amava la pesca e gli scherzi “ senti ni, ua attera a Luiggi e dicci che t' mann ie ” il ragazzo ubbidiente andava giù da Luigi, distavano 200 metri circa. Lo si vedeva poi tornare ansimando, con un sacco pesantissimo sulle spalle. “ ma che tè dat, chest so viti sinistr ie ulev chell destr aruacci. ” Tralascio il resto. Sartoria di Peppino, tac...tac.... sbuff.... sbuff... tick....tick....tick....si doveva scendere qualche gradino per entrare, ambiente piuttosto buio, profumo di carbone che era solito mettere nel ferro da stiro per stirare e.... bruciacchiare i vestiti. Vicino all'ingresso vi era una piccola buca dove, svuotava il pitale...
Profumo di colla e segatura, rumore della sega a nastro e di quella circolare brumm....brumm....brumm, della “ pialla ” e del battito del martello toc...toc...toc...per unire le assi. Angelino il falegname, detto Pummdor, era così che si chiamava, uomo con i capelli folti e canuti, parlava quasi biascicando le parole, ma un vero artista del legno.
10 lire dei pesciolini di liquirizia, 20 lire di lupini, 10 lire per la pesca, si vinceva sempre il premio di consolazione, la caramella, questo ed altri piccoli oggetti potevi acquistare da Lucia nel suo piccolo negozio, a misura di bimbo. “Che numero hai” “ come le vuoi con la para o senza para “ tacco alto o tacco basso” “ chiuse o aperte ” “ con lacci o senza lacci ” . Maria, moglie di Renato l' cuccur”, con pazienza, prendeva le scatole delle scarpe dagli scaffali e le poggiava a terra con la delicatezza che si è solito usare nell'infiorare le strade nel giorno del Corpus Domini. Certo, “i profumi” e qualche calzino bucato, cercato fino all'ultimo di nascondere, non erano per lei un segreto.
Nel caso in cui hai necessità di qualche aggiustatina, ripeteva Maria sempre gentile e sorridente, puoi rivolgerti a Munella, alias Rossi Francesco il calzolaio principe di Alatri. Un uomo minuto e tutto scattante, e con una parlata veloce quasi più di quella del suono, che accompagnava con i tremolii delle palpebre.
Bello vederlo accucciato, sul suo piccolo tavolo dove trovavi depositati ….chiodini, mastice, subbia, trincetto, spago per la cucitura, la scarpa riparata e quella da riparare, di tutto e di più......., Seduto su un piccolo sgabello impagliato, teneva tra le gambe un attrezzo pesantissimo, la parte in legno poggiata a terra, con sopra infilata la forma della scarpa in ghisa, a misura di quella che doveva riparare. Nel suo negozio non si riusciva a vedere il pavimento, tante erano le scarpe li accatastate e dove era solito buttare anche quelle “aggiustate”, ma pronto a riprenderle e ad accoppiarle per consegnarle lucide al cliente.
L'abilità di Munella stava nel riempirsi la bocca di chiodini “ semenze” che ad una ad una tirava fuori dalla bocca e piantava sul tacco o sulla suola e con una sola martella le infilava senza storcene alcuna. Era un uomo molto scherzoso ed un buon “ educatore ” dei ragazzini... di piccanti parole, che poi congedava con Aua a mammta ni... Un grande.
Una bacinella con dentro il baccala, poggiata su una sedia, stava ad indicarre l'ingresso nel negozio di generi alimentari di Cesarina, donna di piccola statura, capelli bianchi raccolti in una treccia che incorniciava la testa, un po' rotondetta e con il sorriso stampato sulle labbra. Quella che colpiva più di tutto quando si entrava nel negozio, oltre il profumo della mortadella appena tagliata e poggiata con delicatezza sulla carta per la pesatura, la fila dei contenitori di pasta, con dentro la “ cartoccia” una specie di grande cucchiaio, con la quale si prendeva la pasta, nella quantità desiderata. Allora la pasta veniva venduta “sfusa”e non a pacchetti, così come le sigarette, che con maestria Cesarina metteva nelle bustine, dopo una breve e veloce leccatina al pollice e indice della mano, “necessaria” per aprirle ed inserirvi le sigarette.
Sbruff, drack, dran, dran, tum,tum,drt,drt, non si era in prossimità di una stazione ferroviaria, ma era il canto delle macchine della tipografia di Felice Tofani, sorta nel lontano 1946 che si diffondeva su tutto il corso. L' odore dell'inchiostro, con il quale venivano cosparsi i caratteri mobili, che componevano le parole, rigorosamente inseriti a mano sul supporto, per poi passarlo nella rotativa e dar vita così al manifesto pubblicitario, da lutto, inviti, libri etc etc.
Mani sicure lubrificavano con gli spruzzini oliatori, le “articolazioni” delle varie macchine per evitarne “ l'essiccazione” ed assicurarne quindi la perfetta funzionalità. Al tavolo, vicino all'uscita, trovati Lidia gli “aratori” moglie di Felice, donna sempre allegra, gioviale la cui voce riusciva a superare “il rumore delle stesse macchine”. Anche questa era musica, colore per tutto il rione. Al canto di Lidia, rispondeva, senza però reggerne il confronto, quello della falegnameria di Vincenzo uomo di statura media e che di lì a poco andrà a gestire, insieme alla sua consorte, il negozio di generi alimentari a Porta Portati.
Giulio.. i sartor con il nipote Luigi la quaglia, sarto davvero capace e rafffinato da far invidia al miglior stilista. Bello vederlo con il gesso in mano e designare con maestria, sulla stuffa, le maniche, il bavero, le tasche..... Forbicioni enormi a partato di mano che mentre tagliavano la stoffa strusciavano sul bancone swiff, swiff swiff...., aghi infilati su di un cuscinetto appuntatto a modo di coccarda sul petto, ed il getto dell'acqua sulla stoffa che “scricchiolava” al contatto con il ferro caldo. Occhiali sulla punta del naso, pochi capelli... ma sempre elegante, un vero maestro. Peppino il sarto, fratello di Angelino Pmmudoro, era meno raffinato di Giulio, più abbordabile con i prezzi, potremmo chiamarlo il sarto ….... del popolino.
Dulcis in....... fundo al corso, a sinistra, il mio barbiere Luigi. Un uomo dal bel portamento, elegante nel vestire, laziale sfegatato, cappello classico leggermente inclinato sulla destra “a trequarti” baffetti impeccabili ben tagliati e pettinati. Non si poteva certo descrivere con lo stesso garbo la sua barberia. Colore delle pareti........., Piola, Parola, Boniperti, Cei, Mazzola, il Campionissimo Coppi, Bartali Anquetil, si ….i manifesti dei grandi campioni attaccati, l'uno sull'altro della parete che in qualche angolo, per il gran peso, venivano giù.
In un angolo del negozio vi era la “ mola ” per arrotare i coltelli, che utilizzava fra un taglio e l'altro, inforcando gli occhialoni a protezione delle scintille che l'oggetto emetteva a contatto con la ruota. Faceva solo l'arrotino? Macchè..... trucioli di legno, dessiminati per il pavimento, che cadevano giù ad ogni passata di pialla sull' asse, realizzava i manici delle pale, delle vanghe e/o delle zappe.
Mio padre mi mandava ogni quindici giorni a tagliare i capelli, Luigi non aveva, come invece aveva Carletto, il cavalluccio, bensi una sedia di paglia, posta al centro del negozio, sulla quale ti inginocchiavi, aspettando la gelida macchinetta, “per il taglio all'umberta” che con nonchalance Luigi ti appoggiava dietro il collo, i brividi si sprigionavano per tutto il corpo. Si aveva voglia di crescere in fretta per occupare le poltrone utilizzate per il taglio della barba e capelli degli adulti.
A fine anno si sentiva un dolce e buon profumo che riempiva la barberia, erano i mitici mini calendari profumati, con foto e disegni di donne in costume, che ...gli adulti nascondevano nel portafoglio dopo averle squadrate e commentando per benino le curve e non solo......delle donnette.
Folkloristico era il trovare attaccato alla vetrina del negozio torno subito, dovevi passare il giorno dopo perchè Luigi era andato al lago di Canterno a pescare ….. indovinate con chi ? Con Carletto Giamatta. Il racconto del giorno dopo era su come fosse andata la pesca, un confronto tra i due, sulla quantità di pesce pescato e sulla grandezza dello stesso che andava sempre a pareggiare l'eventuale poca pesca dell'uno o dell'altro. In poche parole nessuno “ aveva perso”, se pochi pesavano di più, se tanti, erano tutti piccoli.
Ora è rimasto il solo profumo del pane appena cotto del Vapoforno e niente più, mancano anche gli schiamazzi dei ragazzini che giocavano a pallone per i vari vicoli e spesso “ benedetti” con secchiate d'acqua che severe donne erano solito buttargli addosso perchè infastidite. Musica, colori, rumori che riempivano non solo il nostro corso ma l'intera città di Alatri. Oggi ci sono altri rumori, diversa musica, pochi colori". Grazie Ennio perché con poco hai voluto ricordare un Rione. Grazie perché c'è bisogno di ricordare e di raccontare alle nuove generazioni l'Alatri che fu.
Bruno Gatta