SORA - I DUE VOLTI DELLO STADIO TOMEI

  • Tommaso Villa

Ieri a Sora si è sviluppato un botta e risposta pubblico tra la Sora Calcio 1907 e il Comune di Sora in merito allo Stadio Claudio Tomei, impianto sportivo comunale di proprietà pubblica e concesso in gestione a titolo gratuito alla società calcistica.

È bene chiarire subito un punto: a chi osserva dall’esterno, e a chi fa informazione, è dato vedere esclusivamente lo scambio di posizioni avvenuto attraverso comunicazioni pubbliche e canali social. Non è possibile sapere se, prima di questo confronto a distanza, vi siano stati incontri, interlocuzioni informali o comunicazioni dirette tra le parti; anzi, dalle dichiarazioni rese sembrerebbe che il Comune escluda contatti precedenti.

Il dibattito, per come è emerso, si è articolato in dichiarazioni e repliche che hanno messo in evidenza letture differenti della situazione. Da un lato la società calcistica ha espresso alcune considerazioni legate all’utilizzo e alla gestione dell’impianto, indicando la presenza di problematiche ritenute rilevanti negli spogliatoi; dall’altro l’amministrazione comunale ha risposto richiamando il rispetto delle procedure e la regolare condizione dello stadio.

In assenza di ulteriori elementi ufficiali, non spetta a chi informa stabilire chi abbia ragione o torto, né interpretare intenzioni o responsabilità che non risultano documentate. Quello che invece appare evidente è il metodo con cui la questione è arrivata all’attenzione pubblica. Quando un tema che riguarda un bene comunale, lo sport cittadino e la rappresentanza della città emerge principalmente attraverso un confronto sui social, il rischio è che il dibattito si semplifichi, perdendo il contesto tecnico e amministrativo che casi di questo tipo inevitabilmente richiedono.

Lo stadio Tomei non è soltanto il campo di una squadra, ma una struttura pubblica che coinvolge sicurezza, regolamenti, atti amministrativi e responsabilità istituzionali. Temi che, per loro natura, richiedono sedi di confronto adeguate e tempi congrui, difficilmente compatibili con il linguaggio rapido e polarizzato dei social network.

La vicenda resta dunque aperta e, allo stato attuale, limitata a ciò che è stato reso pubblico. Auspicare un chiarimento fondato su dati, documenti e confronto diretto non significa prendere posizione, ma richiamare tutti a un principio semplice: quando in gioco c’è un interesse collettivo, la trasparenza passa anche dal metodo.

Ed è proprio il metodo, più ancora delle singole affermazioni, che oggi merita attenzione.