ISOLA LIRI - CHI E DOVE PRENDE L'ACQUA DAL FIUME?

  • Tommaso Villa

A Isola Liri si discute da sempre dell’acqua delle cascate. Se ne parla quando la Cascata Grande appare piena e spettacolare e, soprattutto, quando il suo fronte si assottiglia. Quasi sempre l’attenzione finisce sulle centrali idroelettriche presenti nel territorio comunale. Ma i documenti raccontano una storia più complessa. Una parte dell’acqua del Liri viene utilizzata prima ancora di arrivare al cuore della città. E un’altra parte viene prelevata, per finalità irrigue.

Per capire il problema bisogna tornare indietro di quasi trent’anni, a un lungo contenzioso tra la società Liri Energia, successivamente incorporata dalla Compagnia Elettrica Italiana – C.E.I. S.r.l., e il Consorzio di bonifica Conca di Sora. La controversia riguardava le derivazioni d’acqua effettuate dal Consorzio e le conseguenze che quei prelievi avrebbero prodotto sulla disponibilità idrica delle centrali idroelettriche di Riordino, Carnello e Valcatoio.

Il giudizio di primo grado era già stato introdotto nel 1997 e la vicenda sarebbe arrivata più volte davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche e alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Una sentenza del 2009 ricostruisce espressamente il rapporto tra la C.E.I., incorporante della Liri Energia, e le concessioni relative alle tre centrali, nonché la controversia sulle sottrazioni d’acqua operate dal Consorzio e dal Comune di Sora.

Il passaggio che interessa oggi Isola del Liri emerge con particolare chiarezza dalla sentenza delle Sezioni Unite numero 13195 del 25 maggio 2018. La Corte richiama un principio già affermato dalla Cassazione nel 2013: quando viene sottratta acqua a monte di una centrale idroelettrica, diminuisce quella che arriva a valle per alimentare gli impianti. Nel caso concreto, tale rapporto venne considerato una presunzione semplice ai fini dell’accertamento del danno. Il principio può sembrare quasi ovvio. Ma dentro quella sentenza c’è un dato che merita grande attenzione.

La consulenza tecnica d’ufficio utilizzata nel processo aveva calcolato i prelievi del Consorzio in una portata media complessiva di 2.083 litri al secondo. Più di due metri cubi d’acqua ogni secondo. Quel numero, però, va utilizzato con estrema cautela. È un dato relativo alla vicenda storica oggetto di quel processo. Non rappresenta la quantità d’acqua che il Consorzio preleva oggi e non può essere trasferito automaticamente alla situazione attuale. La stessa consulenza aveva inoltre ipotizzato che una parte dell’acqua utilizzata per l’irrigazione, pari al 30 per cento, potesse successivamente ritornare negli alvei. Ed è proprio qui che la causa diventa particolarmente interessante.

Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche rilevò che non era stato provato dove fossero ubicati i terreni irrigati e, di conseguenza, non era possibile determinare se le acque restituite al Liri e al Fibreno tornassero nei fiumi a monte oppure a valle delle centrali. La Cassazione confermò questo ragionamento: in assenza della prova relativa al luogo della restituzione non era possibile applicare automaticamente quel coefficiente del 30 per cento per ridurre la quantità d’acqua considerata sottratta agli impianti. È una questione nata per stabilire il danno economico subito da alcune centrali idroelettriche. Ma letta da Isola del Liri pone una domanda diversa. Se l’acqua viene prelevata dal sistema Liri-Fibreno a monte della città e non ritorna nel fiume prima che questo raggiunga Isola del Liri, quella stessa acqua non può contemporaneamente trovarsi nel tratto che alimenta le cascate.

Il Fibreno confluisce infatti nel Liri prima che quest’ultimo attraversi Isola del Liri e si divida nei due rami che generano la Cascata Grande e quella del Valcatoio. Anche la Carta ittica provinciale descrive il Fibreno, dopo Carnello, come corso che segna il confine tra Sora e Isola del Liri prima di confluire nel Liri. Questo non autorizza, sia chiaro, a scrivere che i famosi 2.083 litri al secondo della vecchia causa siano stati sottratti alla Cascata del Valcatoio o alla Cascata Grande. Sarebbe una conclusione non dimostrata. Le portate erano riferite a un determinato periodo, le derivazioni potevano interessare punti differenti, esistevano restituzioni irrigue e non disponiamo di un bilancio idrico che permetta di ricostruire quanto di quell’acqua sarebbe effettivamente arrivato alle cascate. Ma il principio idraulico rimane: l’acqua prelevata a monte e non restituita prima di Isola del Liri riduce la portata disponibile a valle del punto di prelievo.

La questione potrebbe sembrare soltanto storica se non fosse per un documento molto più recente. È il Piano di Gestione 2025 del Consorzio di bonifica Conca di Sora. A pagina 28 il documento descrive gli impianti irrigui a scorrimento e precisa come vengono alimentati. Una parte dell’acqua viene derivata direttamente dal fiume Liri attraverso lo sbarramento mobile situato a Valfrancesca, nel territorio di Sora.

Ma esiste anche un’altra presa. Il Piano scrive espressamente che l’irrigazione viene alimentata mediante una presa dal bacino di carico della centrale idroelettrica del Valcatoio, a Isola del Liri. La tabella allegata associa all’impianto del Valcatoio i distretti irrigui denominati Castelliri Piana e Granciara. È un elemento che merita di essere compreso bene. Al Valcatoio, quindi, l’acqua del Liri non interessa soltanto la produzione idroelettrica e il corso del fiume. Dal bacino di carico viene alimentato anche un sistema irriguo.

Lo afferma direttamente il Piano di Gestione del Consorzio. Lo stesso documento indica una superficie complessiva di 1.037 ettari per tutti gli impianti irrigui a scorrimento elencati in quella sezione. Ma sarebbe scorretto attribuire tutti quei 1.037 ettari alla sola presa del Valcatoio, perché nella stessa tabella sono presenti anche impianti alimentati dal sistema di Maltauro-Valfrancesca.

Per capire quanto sia concreta la dipendenza dell’irrigazione dal bacino del Valcatoio basta tornare a quanto accadde nel giugno del 2022. Il 27 giugno il Consorzio Conca di Sora diffuse un comunicato ufficiale dal titolo inequivocabile: “Emergenza idrica presso l’invaso di Valcatoio in Comune di Isola del Liri”. Il Consorzio riferiva che dal 26 giugno si era verificato lo svuotamento del bacino di carico della centrale. Nel comunicato veniva specificato che le cause erano sconosciute al Consorzio, ma ritenute riconducibili alla centrale idroelettrica.

Subito dopo arrivava il passaggio più importante per la nostra ricostruzione: lo svuotamento del bacino rendeva impossibile fornire acqua a 300 ettari irrigui nei comuni di Isola del Liri e Castelliri, proprio perché, scriveva il Consorzio, la presa del proprio impianto insiste sul bacino di carico. Non è quindi necessario dedurre l’esistenza di questo collegamento. Lo dichiara direttamente l’ente che utilizza quell’acqua. Due giorni dopo l’emergenza risultò rientrata. La stampa locale riferì che era stato ripristinato il funzionamento dell’impianto che regolava il flusso idrico della diga e che il servizio irriguo poteva riprendere.

Ma dov’è esattamente questo bacino rispetto alle cascate? Anche qui esiste un documento pubblico. Il Piano comunale di Protezione Civile di Isola del Liri descrive la diga del Valcatoio come posta sul fiume Liri nel centro storico, “alla deviazione del Liri in corrispondenza della Cascata Grande”, e la collega alla centrale idroelettrica del Valcatoio. Questo passaggio è essenziale. Significa che stiamo parlando proprio del nodo idraulico nel quale il Liri raggiunge il centro di Isola del Liri e si separa nei due rami della città. Da una parte la Cascata Grande. Dall’altra il ramo del Valcatoio. E all’interno dello stesso sistema esistono opere di derivazione per la produzione idroelettrica e una presa destinata all’irrigazione. A questo punto diventa legittimo porre una domanda che fino ad oggi è rimasta quasi sempre sullo sfondo: quanta acqua arriva realmente alle cascate di Isola del Liri?

Non basta conoscere quella utilizzata dalle centrali. Bisognerebbe conoscere anche le portate prelevate a monte dal sistema irriguo, le quantità restituite al Liri e al Fibreno, i punti esatti nei quali avvengono queste restituzioni e la portata derivata direttamente dal bacino del Valcatoio. Sono dati che non abbiamo trovato nel Piano di Gestione 2025. Il documento certifica l’esistenza della presa irrigua, ma nelle pagine esaminate non indica la sua portata massima o media autorizzata. Ed è questo il documento che manca per completare il quadro: il titolo concessorio o l’autorizzazione che consente al Consorzio di derivare acqua dal bacino di carico del Valcatoio, con l’indicazione delle quantità assentite e delle condizioni previste.

Occorrerebbe poi mettere quei dati accanto alle concessioni idroelettriche e soprattutto alle portate effettivamente misurate nel Liri. Solo allora sarebbe possibile costruire un vero bilancio. Quanta acqua arriva da monte. Quanta ne viene prelevata prima di Isola del Liri. Quanta viene restituita. Quanta viene derivata al Valcatoio per irrigare. Quanta viene utilizzata dagli impianti idroelettrici. E quanta, alla fine, rimane nei due rami che formano le cascate.

Nessuno dei documenti esaminati consente di affermare che il Consorzio sia responsabile delle riduzioni di portata che periodicamente si osservano alla Cascata Grande e a quella del Valcatoio. Sarebbe scorretto sostenerlo. Ma gli stessi documenti dimostrano che il sistema irriguo è una delle componenti che partecipano all’utilizzo della risorsa idrica del Liri, sia attraverso prelievi effettuati a monte sia attraverso una presa direttamente collegata al bacino del Valcatoio.

Ed è un elemento che non può essere ignorato quando si parla dell’acqua delle cascate. Per decenni il problema è stato raccontato quasi esclusivamente come un rapporto tra il Liri e le centrali idroelettriche. Le carte ci dicono che il quadro è più articolato. C’è la produzione di energia. C’è l’irrigazione. Ci sono le restituzioni. Ci sono le portate naturali del fiume. E ci sono le cascate.

Tutte dipendono dalla stessa acqua. Per questo la domanda non dovrebbe essere chi “ruba” l’acqua alle cascate. La domanda seria è un’altra: chi prende l’acqua del Liri, quanta ne prende, dove la prende, dove la restituisce e quanta ne rimane quando il fiume arriva nel cuore di Isola del Liri?

A questa domanda, oggi, i documenti pubblicamente disponibili ci permettono di dare soltanto una parte della risposta. Ma almeno adesso sappiamo con precisione quali numeri dobbiamo cercare. E soprattutto sappiamo che, per capire davvero le cascate, non basta guardare soltanto ciò che avviene davanti alle cascate. Bisogna cominciare a seguire l’acqua molto prima.

Siamo in presenza di tre esigenze che, tutte insieme, sarà difficile se non impossibile contempoerare: 1 ) Acqua per le cascate; 2 ) Acqua per irrigare i campi; 3 ) Acqua per le centrali idroelettriche.

Forse è arrivato il momento di pensare ad altro: realizzare uno o più invasi a monte per non disperdere le acque del fiume in piena e rilasciarle quando servono. Eccome se servono. E per tutti gli usi, nessuno escluso.