REGIONE/CASSINO - RIGHINI PIU' AFFASCINANTE DI CLOONEY

  • Tommaso Villa

A volte la politica ricorda il mondo della pubblicità e del cinema più di quanto pensiamo. Da una parte c’è George Clooney, impeccabile, che negli anni ’80 e ’90 ci guardava dagli spot con il suo sorriso perfetto e declamava: “No Martini, no party.” Un concetto semplice: se manca l’ingrediente principale, la festa non inizia.

E qui da noi, negli ultimi mesi, sembrava valesse lo stesso principio: no TAV, no aeroporto. La linea severa del Presidente Rocca, ripetuta come un assioma non discutibile, quasi scolpita nella pietra. Poi però arriva un altro personaggio, stavolta dal cinema. Gene Wilder, in Frankenstein Junior, con il camice spiegazzato e lo sguardo da scienziato geniale e un po’ folle, che di fronte all’impossibile urla trionfante: “SI PUÒ FARE!”

Ed è questo, in fondo, il tono con cui Giancarlo Righini è sceso a Cassino nella seduta straordinaria del Consiglio Comunale. Altro che limiti strutturali, altro che fatalismo infrastrutturale. Per l’Assessore al Bilancio l’aeroporto non solo si può fare, ma sarebbe quasi un automatismo naturale: c’è l’A1, c’è l’Alta Velocità (passa ma non ferma), c’è un territorio che può davvero ambire a giocare una partita vera.

È un ragionamento rovesciato rispetto a quello di Rocca, quasi una sfida interna che improvvisamente rimette tutto in discussione. A noi, lo diciamo senza imbarazzo, le parole del potentissimo Giancarlo Righini piacciono, affascinano. Perché chi viene in Ciociaria e parla di fare, di costruire, di investire, non può che essere accolto in maniera quasi trionfale.

Siamo gente che non disdegna i sogni, ma li vuole vedere calati nella terra, come i semi buoni. Però pretendiamo anche il passo successivo: quello delle cose tangibili, misurabili, concrete. Perché va bene dire che la quarta pista a Fiumicino non è fattibile, va bene evocare la chiusura di Ciampino, va bene parlare del secondo aeroporto del Lazio proprio qui, a Frosinone e addirittura coinvolgere Aeroporti di Roma.

Tutto bello, tutto affascinante. Ma adesso, dopo anni di parole, servono fasi operative vere, non le repliche sbiadite delle esperienze passate. E qui casca l’asino. Perché noi, la storia dell’Aeroporto di Frosinone, l’abbiamo già vissuta sulla pelle. Una società che ha preso finanziamenti, ha speso un mare di soldi pubblici, soldi nostri, dei ciociari. E poi, e poi è finita in liquidazione, lasciando dietro di sé solo carte, delusioni e il solito retrogusto amarissimo.

È difficile dimenticare. Perché noi ciociari siamo così: tosti, veri, poco inclini alla retorica. Preferiamo una verità dura, che graffia, piuttosto che una bugia dolce, che ti sfiora e poi ti frega. Abbiamo anche “le scarpe grosse ma il cervello fino”, non per caso abbiamo il DNA del contadino: quello che guarda il cielo, sì, ma poi mette le mani nella terra per capire se è davvero il momento di seminare.

E allora, bene le parole, bene la visione, bene l’entusiasmo. Ma adesso vogliamo vedere se stavolta, davvero, SI PUÒ FARE. Perché di slogan ne abbiamo ascoltati tanti; ora aspettiamo l’unica cosa che davvero conta: i fatti. E chi ha il coraggio di pronunciare certe promesse deve avere anche la forza di mantenerle. In politica come nella vita, la Ciociaria non chiede miracoli: chiede serietà.

E per favore, non venite qui solo per prendere voti e applausi: non lo sopportiamo più.