ISOLA LIRI - COSA FARE DEL VICOLO ROMA?
- Tommaso Villa
Su Corso Roma, a noi lo chiamiamo “Vicolo Roma”, se ne discute da giorni. E quel soprannome non era una battuta: con certi vasi e certe strettoie, per anni il Corso è sembrato davvero un corridoio, con le auto in fila e poco spazio per respirare. In questi giorni la parola che gira è una sola: “pedonalizzazione”. E la prima cosa da dire è questa: nella Relazione Illustrativa la parola compare tra virgolette.
“Pedonalizzazione”. Un modo prudente di raccontarla: si va in quella direzione, sì, ma non è la chiusura totale che molti già immaginano. Noi abbiamo fatto una cosa semplice: abbiamo messo da parte le chiacchiere e siamo andati a leggere. E dalle carte si capisce che l’intervento è molto diverso di come viene raccontato in giro. Il tratto interessato è circa 180 metri, dall’intersezione con Via Lungoliri Trito fino all’incrocio con Via Nicola dell’Isola. Un pezzo di Corso Roma, centrale e importante.
Ma resta un pezzo. L’idea è quella della piattaforma unica: portare la strada alla quota dei marciapiedi, creare continuità, togliere le barriere architettoniche. Su questo è difficile non riconoscere un valore. Perché l’accessibilità non è un capriccio: riguarda anziani, persone con disabilità, famiglie con passeggini. Riguarda il modo in cui una città tratta chi fa più fatica. Sul traffico, le carte dicono una cosa chiara: l’accesso veicolare sarebbe limitato, legato alla logistica delle attività commerciali e al passaggio dei mezzi autorizzati. Quindi l’auto non sparisce, ma dovrebbe diventare “ospite”, non padrona di casa.
C’è un aspetto che salta subito all’occhio leggendo questo elaborato: qui non si vede un vero disegno di viabilità alternativa. Non si vede un quadro dei flussi: dove si sposta il traffico, come si assorbe la sosta, quali strade reggeranno il peso della scelta. Non diciamo che non esista altrove. Diciamo che in queste carte non lo troviamo. E quando si parla di “pedonalizzazione”, anche tra virgolette, questo è un pezzo fondamentale. E in una città dove la viabilità è già fragile, dove basta poco per creare nervosismo e ingorghi, questo non è un dettaglio.
È il cuore della questione. E qui arriviamo alle “compensazioni”. Quelle vere. Se si limita il traffico su Corso Roma, la città deve reggere con un pacchetto di misure. Il parcheggio sotterraneo di Piazza Trito può essere un appoggio importante, certo. Ma non basta. Servono regole operative per la logistica, punti e orari sensati per carico e scarico, indicazioni chiare per chi arriva, disciplina della sosta. Perché è così che, altrove, certe pedonalizzazioni sono andate in crisi: non per l’idea, ma perché mancava un sistema di accompagnamento. Se resta un titolo, crea solo conflitto. Se diventa un processo governato, può produrre risultati.
Ed è per questo che, con prudenza, una proposta la facciamo. Non per frenare, ma per far funzionare. Chiediamo una sperimentazione. Con regole chiare e compensazioni già pronte: chi entra e quando, orari per carico e scarico, permessi e controlli, segnaletica e indirizzamento, uso reale del parcheggio di attestamento. E soprattutto una sperimentazione con un principio semplice: misuriamo, correggiamo, miglioriamo non come altre sperimentazioni …. Perché se l’obiettivo è un centro più vivibile, la parola chiave non è solo “pedonalizzazione”. È funzionamento.
I pro dell’intervento sono evidenti: si mette mano a un punto simbolico, si migliora l’accessibilità, si prova a ridare qualità allo spazio. I contro stanno soprattutto nella sproporzione tra aspettative e portata reale dell’opera, e nel rischio che tutto si appoggi su una viabilità già precaria senza strumenti per reggere l’urto.
Noi ci fermiamo qui. Senza sentenze e senza processi alle intenzioni. Ma con una convinzione: la differenza tra un’opera che migliora davvero e un’opera che fa solo discutere non la fa la parola usata nei comunicati. La fanno la regia quotidiana, le regole, le compensazioni. E la capacità di dire le cose per come sono. E magari, già che ci siamo, potremmo tornare a chiamarlo davvero Corso Roma anche nei fatti, e non solo nei cartelli.
Perché “Vicolo Roma” non era una trovata: era la fotografia di una strettoia costruita nel tempo, con soluzioni provvisorie diventate abitudine. Se oggi si parla di “pedonalizzazione”, la sfida è anche questa: evitare un altro compromesso scomodo, né strada né passeggio. Un luogo ibrido dove tutti si arrangiano e nessuno è davvero tutelato.
Come sempre, apriamo il dibattito e lasciamo ai lettori valutazioni anche diverse dalle nostre.
Ps. Su altri temi interni alle carte ci torneremo presto.