GOVERNATORI - ROCCA SPROFONDA MA...

  • Tommaso Villa

La politica italiana ha un vizio antico: applaude chi inaugura e spesso punisce chi risana. La nuova classifica SWG sul gradimento dei presidenti di Regione ha acceso il dibattito nazionale. Francesco Rocca si ritrova nelle ultime posizioni, penultimo tra i governatori italiani. Un dato che inevitabilmente pesa, soprattutto perché il Lazio non è una regione marginale: è il centro amministrativo del Paese, una macchina enorme, complessa, costosa e storicamente difficile da governare.

Ma prima del giudizio politico forse andrebbe fatta una domanda molto semplice: in che condizioni Rocca ha trovato il Lazio? Negli ultimi anni la Regione ha convissuto con una sanità commissariata, con un indebitamento enorme e con una struttura sanitaria che per lungo tempo ha rappresentato uno dei principali problemi amministrativi del territorio. Lo stesso Rocca, già nei primi mesi del mandato, parlò apertamente di una situazione finanziaria “pesante”, con miliardi di indebitamento e centinaia di milioni di deficit sanitario.

Ed è qui che nasce il vero paradosso politico. Chi arriva in una regione con i conti in ordine può investire consenso. Può inaugurare, espandere, distribuire risorse, costruire narrazioni positive. Chi invece eredita una situazione fragile spesso deve fare il lavoro opposto: tagliare, razionalizzare, contenere, mettere ordine. E chi rimette ordine raramente diventa popolare.

Rocca ha scelto la strada più difficile: quella del rigore. Una strada che inevitabilmente produce malumori. Perché il risanamento non genera entusiasmo immediato. Genera sacrifici, tensioni, polemiche. E soprattutto genera una percezione pubblica fredda, distante. Le liste d’attesa restano un problema enorme, la sanità continua a vivere criticità quotidiane e i cittadini giudicano sulla base della loro esperienza diretta. È comprensibile. Ma è altrettanto vero che nessuno può pensare di ribaltare in pochi mesi problemi accumulati in decenni.

Questo naturalmente non significa che tutto funzioni o che la Giunta Rocca sia esente da errori. Le opposizioni contestano le scelte sulla sanità, criticano la gestione politica e sostengono che il cambiamento promesso non sia percepito dai cittadini. Ma esiste anche un altro punto che merita onestà intellettuale.

Se oggi il Lazio prova a ridurre il disavanzo e a rimettere sotto controllo i conti pubblici, qualcuno quel lavoro doveva pur farlo. E chi lo fa difficilmente raccoglie applausi nel breve periodo. Anzi, spesso paga politicamente proprio il peso delle scelte impopolari. Forse il vero errore della politica italiana è questo: premiare quasi sempre chi distribuisce e raramente chi aggiusta.

Perché amministrare una Regione non significa partecipare a una gara di simpatia. Significa assumersi responsabilità. Anche quelle che fanno perdere consenso. Ed è possibile che il giudizio definitivo sull’esperienza Rocca arrivi solo più avanti, quando sarà più chiaro se il Lazio uscirà davvero più stabile e più sostenibile rispetto alla situazione ereditata. La domanda finale allora non è se Rocca piaccia o meno.

La domanda vera è un’altra: quanti avrebbero avuto il coraggio politico di prendersi sulle spalle una Regione in quelle condizioni e tentare davvero di rimetterne in ordine i conti?