REGIONE - SETTIMANA DEI PARCHI: LA CIOCIARIA NON C'E'

  • Tommaso Villa

E forse, ascoltando certe vicende della provincia di Frosinone, viene quasi naturale adattare quel celebre verso alla nostra terra: “E pur mi sono scordato di te… come ho fatto non so… come ho fatto non sò?” (ndr noi lo sappiamo non contiamo nulla).

Perché anche quest’anno la Regione Lazio ha presentato in grande stile la Settimana Europea dei Parchi. Addirittura a Bruxelles, nel Parlamento Europeo. Delegazioni, conferenze, strategie sul turismo sostenibile, biodiversità, ambiente, promozione territoriale. Tutto giusto. Tutto importante.

Eppure, ancora una volta, la Ciociaria sembra restare sullo sfondo. Non perché manchino montagne, laghi, boschi o aree naturalistiche. Anzi. Il paradosso è esattamente l’opposto: la provincia di Frosinone possiede una parte enorme del patrimonio ambientale laziale, ma non ha nemmeno un parco regionale realmente suo.

I Simbruini arrivano nella parte nord della provincia, gli Aurunci in quella sud. Ma nessuno di questi enti ha governance in Ciociaria. Nessuna sede strategica. Nessuna cabina di regia provinciale. Nessun vero sistema ambientale costruito attorno all’identità ciociara.

E questa non è una semplice formalità amministrativa. Perché avere un parco significa avere: fondi, progettazione, turismo, comunicazione, eventi, personale, marketing territoriale, programmazione europea. Significa esistere dentro le grandi reti regionali.

Ed è proprio per colmare questa assenza storica che negli anni nacque l’idea del “Parco dei Laghi”. Un progetto che, almeno nelle intenzioni, avrebbe dovuto rappresentare la prima vera infrastruttura ambientale della provincia di Frosinone.

L’idea era chiara: mettere finalmente a sistema realtà straordinarie come il Lago di Posta Fibreno, il Lago di Canterno, le aree umide, i percorsi naturalistici, il sistema del Liri e il turismo lento.

Creare cioè una macchina territoriale capace di fare quello che oggi fanno altri parchi regionali: attrarre fondi, organizzare eventi, costruire promozione coordinata, creare identità ambientale. Poi, come spesso accade in Ciociaria, tutto si è lentamente dissolto. Annunci. Presentazioni. Prospettive. E poi il silenzio.

Lo stesso silenzio che oggi circonda il Monumento Naturale delle Cascate del Liri. Perché forse molti lo hanno dimenticato, ma il riconoscimento sulla carta sarebbe stato anche approvato. Eppure, da allora, tutto sembra fermo. Nessuna vera valorizzazione strutturata. Nessun salto di qualità. Nessuna trasformazione delle Cascate in un grande attrattore ambientale regionale.

E pensare che stiamo parlando di qualcosa che altrove sarebbe già diventato simbolo turistico internazionale: una cascata naturale nel centro storico di una città. Un unicum. Ma la verità è che alla provincia di Frosinone continua a mancare un tassello fondamentale: la capacità di mettere davvero a sistema il proprio patrimonio ambientale.

Abbiamo bellezze straordinarie ma scollegate. Luoghi magnifici ma isolati. Progetti annunciati ma mai completati. E mentre altre realtà costruiscono economie attorno ai parchi, ai cammini, all’ecoturismo e al turismo esperienziale, la Ciociaria continua troppo spesso a restare terra di potenzialità incompiute.

Per onor di cronaca, la Settimana Europea dei Parchi nel Lazio porterà comunque numerose iniziative già confermate: escursioni nei Monti Simbruini, attività naturalistiche negli Aurunci, trekking e citizen science nei parchi regionali, eventi culturali nei Castelli Romani, iniziative ambientali nel Parco dell’Appia Antica, percorsi outdoor e laboratori nelle aree protette regionali. Insomma, il Lazio si muove.

La speranza è che, magari all’ultimo momento, qualche “bruscolino” arrivi anche per la Ciociaria. Ma soprattutto che prima o poi qualcuno capisca che questa provincia non ha bisogno di invenzioni artificiali. Ha soltanto bisogno di smettere di dimenticarsi di sé stessa.