FROSINONE - CONSIGLIO, LE SEDUTE E GLI ATTI SONO LEGITTIMI
- Tommaso Villa
Leggo la lunga replica del consigliere Pasquale Cirillo e, dopo tante parole, rimane un fatto molto semplice. Un fatto scritto nero su bianco e che nessuna ricostruzione successiva può cancellare. Cirillo e gli altri consiglieri firmatari non si limitarono affatto a chiedere quando sarebbe stato eletto il nuovo Presidente del Consiglio comunale. Posero formalmente in discussione la legittimazione del vicepresidente vicario Marco Ferrara a convocare e presiedere il Consiglio comunale, l’estensione dei suoi poteri e, conseguentemente, la legittimità degli atti adottati nelle sedute del 3 e del 30 luglio.
Non è una mia interpretazione. È ciò che risulta dagli atti e dalle iniziative assunte dagli stessi consiglieri. Successivamente, infatti, gli stessi firmatari tornarono sull’argomento chiedendo addirittura un «visto di legittimità» sulle sedute del 3 e del 30 luglio, parlando di una «situazione di acclarata incertezza giuridica che investe la legittimità degli atti consiliari adottati». Sono parole loro, non mie.
Per questo trovo singolare leggere oggi che il vero problema sarebbe sempre stato soltanto un altro: quando verrà eletto il nuovo Presidente del Consiglio comunale. No. Le domande rivolte alle istituzioni erano anche altre, ed erano molto precise: il vicepresidente vicario poteva convocare e presiedere il Consiglio? Poteva esercitare quelle funzioni? Il Consiglio poteva continuare a deliberare? Quale sorte avrebbero avuto gli atti adottati?
Su queste domande Prefettura e Ministero dell’Interno hanno risposto. E la risposta non ha affatto confermato lo scenario di un Consiglio paralizzato o di deliberazioni automaticamente travolte dalla situazione determinatasi dopo le dimissioni del Presidente. Il parere prefettizio, sulla base degli approfondimenti svolti anche con il Ministero dell’Interno, riconosce la possibilità che il vicepresidente vicario continui a esercitare le funzioni necessarie ad assicurare la continuità istituzionale, convocando il Consiglio per procedere all’elezione del nuovo Presidente e degli altri componenti dimissionari e, quando necessario, per affrontare gli argomenti urgenti. Ed è qui che emerge la contraddizione della replica di Cirillo. Oggi ci viene detto: «Il vero problema non è soltanto stabilire se il vicepresidente vicario possa convocare il Consiglio».
Appunto: “non è soltanto”. Dunque quella questione esisteva, era stata posta formalmente ed era tutt’altro che secondaria. Ed è precisamente una delle questioni sulle quali è intervenuta la risposta delle istituzioni. Quanto poi al concetto di urgenza, Cirillo pone oggi ulteriori interrogativi: chi stabilisce quali pratiche siano urgenti? Quali criteri vengono utilizzati?
Sono domande legittime, ma non cambiano il punto centrale. L’urgenza di un provvedimento non viene stabilita arbitrariamente da un singolo consigliere né attraverso dichiarazioni politiche: emerge dalla natura dell’atto, dalle scadenze, dagli interessi pubblici coinvolti, dagli adempimenti amministrativi e dalle responsabilità degli organi competenti.
Se Cirillo ritiene che uno specifico provvedimento approvato dal Consiglio non avesse carattere di urgenza, lo indichi. Atto per atto. Delibera per delibera. E spieghi quale sarebbe stata, concretamente, l’illegittimità. Altrimenti continuiamo a discutere di ipotesi astratte. Resta poi la questione dell’elezione del nuovo Presidente del Consiglio.
È un tema istituzionale importante e nessuno intende nasconderlo. Il Consiglio sarà chiamato a pronunciarsi e sarà il Consiglio, nella pienezza delle proprie prerogative, a eleggere il nuovo Presidente. Ma una cosa è discutere dei tempi e delle dinamiche politiche per l’elezione del Presidente; altra cosa è sostenere che, nelle more, il Consiglio non potesse legittimamente operare o che gli atti adottati fossero esposti all’invalidità.
Sono due piani diversi. Ed è esattamente questa distinzione che oggi qualcuno tenta di cancellare. Cirillo domanda cosa accadrebbe se il Presidente continuasse a non essere eletto. È una domanda politica e istituzionale sulla quale il Consiglio dovrà assumersi le proprie responsabilità. Ma non può essere utilizzata per riscrivere ciò che è accaduto nelle settimane precedenti.
Per settimane è stato alimentato il dubbio sulla legittimità delle sedute e degli atti approvati. Si è arrivati a chiedere formalmente un controllo sulla loro legittimità. Si è parlato di incertezza giuridica e delle possibili conseguenze sulla validità delle deliberazioni. Ora che la risposta delle istituzioni non ha prodotto lo scenario prospettato, non si può semplicemente cambiare domanda.
È come presentarsi a un esame, ricevere la risposta e poi sostenere che la domanda fosse un’altra. Quanto alle considerazioni di Cirillo sulla presunta «guerra fratricida» nella maggioranza, sui numeri e sulla compattezza della coalizione, siamo finalmente nel campo della politica. E lì ciascuno è libero di esprimere le proprie valutazioni. Io preferisco che siano i cittadini a giudicare la maggioranza soprattutto da ciò che produce: dai cantieri aperti, dalle opere pubbliche, dagli investimenti, dai servizi e dalla trasformazione che Frosinone sta vivendo.
Ma non confondiamo i piani. Qui stavamo discutendo di diritto, funzionamento delle istituzioni e legittimità degli atti amministrativi. Nessuno ha mai sostenuto che la Prefettura abbia consegnato all’Amministrazione un «certificato di buona condotta politica», come ironizza Cirillo.
Ha fatto qualcosa di molto più serio: ha risposto a quesiti istituzionali. E quei quesiti non li avevamo posti noi. Li avevano posti Pasquale Cirillo e gli altri firmatari. Per questo non serve alcun «depositario delle interpretazioni autentiche» e non occorre essere «depositari del Verbo».
Basta mettere uno accanto all’altro i quesiti che sono stati posti e le risposte che sono arrivate. Il resto è politica. E, qualche volta, anche memoria selettiva.
Dino Iannarilli
Consigliere comunale