CIOCIARIA - QUANDO IL SINDACATO SUPPLISCE ALLA POLITICA

  • Tommaso Villa

C’è un passaggio, che oggi molti leggeranno distrattamente, che invece merita di essere colto e portato al centro del dibattito. Non tanto per ciò che dice, ma per ciò che rappresenta. Perché quando un sindacato smette di limitarsi alla difesa e inizia a parlare di sviluppo, vuol dire che qualcosa sta cambiando davvero.

È il caso di Enrico Coppotelli, segretario della CISL Lazio, che in queste giorni ha messo nero su bianco una visione che va oltre la contrattazione e entra nel terreno, spesso lasciato scoperto, della costruzione economica dei territori.

E attenzione: non si tratta di dichiarazioni generiche o di buone intenzioni. Tutto questo passa attraverso 13 proposte precise, scritte nero su bianco, presentate alla Regione Lazio. Un impianto strutturato che tocca infrastrutture, distretti industriali, partecipazione dei lavoratori, logistica e attrazione degli investimenti. Non slogan, ma una piattaforma operativa. Perché il punto è proprio questo: non si può più difendere ciò che non esiste.

Per anni il sindacato ha giocato una partita di retroguardia. Difendere il posto di lavoro, salvaguardare diritti, contenere le crisi. Tutto giusto, tutto necessario. Ma mentre si difendeva, intorno il tessuto produttivo si sfilacciava. Le fabbriche chiudevano, i distretti si svuotavano, i giovani prendevano il treno spesso senza ritorno.

E allora la domanda diventa brutale, ma inevitabile: che senso ha proteggere i lavoratori, se il lavoro non c’è più?

Coppotelli prova a rispondere ribaltando l’approccio. Non più solo sindacato della tutela, ma sindacato della proposta. Non più spettatore delle politiche industriali, ma attore. Non più interlocutore a valle delle crisi, ma protagonista a monte delle scelte. Dentro le sue parole c’è un concetto chiave: partecipazione. Non come slogan, ma come leva di governance. L’idea che i lavoratori possano entrare nei processi decisionali, contribuire alla gestione, diventare parte attiva di un sistema produttivo che li riguarda direttamente.

Ma c’è un altro elemento, forse ancora più politico: il territorio. Il Lazio e in particolare le sue province, vive da anni una contraddizione evidente. Da una parte Roma, attrattiva, centrale, magnetica. Dall’altra un entroterra che perde pezzi, competenze, popolazione. La Ciociaria lo sa bene: intere generazioni formate qui e realizzate altrove. Un capitale umano che se ne va, lasciando dietro di sé vuoti difficili da colmare.

In questo scenario, parlare di distretti industriali, di ZES, di logistica integrata, di infrastrutture strategiche non è un esercizio tecnico. È una scelta politica e territoriale. È dire che lo sviluppo non può essere concentrato solo nei grandi poli, ma deve tornare a distribuire opportunità.

Ed è proprio qui che quelle 13 proposte diventano centrali: perché rappresentano il tentativo concreto di trasformare una visione in azione, di passare dalle analisi ai cantieri, dalle parole all’occupazione reale.

Il modello Coppotelli, quindi, non è solo sindacale. È un modello di intervento sul territorio. È la presa d’atto che senza una politica industriale seria, senza investimenti mirati, senza una visione di medio-lungo periodo, il lavoro non si crea. E senza lavoro, ogni discorso sui diritti rischia di diventare teorico.

Certo, le proposte da sole non bastano. Servono risposte politiche, risorse, tempi certi. Serve una Regione capace di trasformare quei 13 punti in risultati concreti. Ma serve anche, ed è forse la novità più interessante. un sindacato che non si limiti a dire no, ma che abbia il coraggio di indicare una strada. Perché il rischio più grande, oggi, non è il conflitto sociale. È "l’irrilevanza" che noi ciociari stiamo pagando sulla nostra pelle in maniera molto evidente.

E allora ben venga un sindacato che torna a sporcarsi le mani con lo sviluppo, che entra nei dossier industriali, che parla di porti, di logistica, di innovazione. Che capisce che la vera tutela passa prima dalla creazione di opportunità. La sfida è tutta qui: passare da una logica difensiva a una logica "generativa, propositiva ".

Se Coppotelli riuscirà a trasformare queste 13 proposte in risultati concreti, lo dirà il tempo. Ma una cosa è certa: il cambio di passo è stato avviato. E in un territorio che non è più attrattivo che rischia di svuotarsi, dove tutto il patrimonio rischia di diventare fuffa, vedi anche il prezzo degli immobili, non è poco.