PROVINCIA - LUCA DI STEFANO RESTA IN SELLA

  • Tommaso Villa

La Camera dei Deputati se ne occuperà tra un po’. Pare alle 19.30. Il Senato della Repubblica entro il prossimo 6 ottobre. Ma, c’è già il parere favorevole della Commissione.

Stiamo parlando delle Province per le quali si sta profilando un allineamento delle scadenze che non saranno più differite così come è adesso.

Per quanto ci riguarda, la scadenza del Presidente Luca Di Stefano slitterà a marzo 2028.

Il fatto. Il riallineamento tra Presidenti e Consigli provinciali modifica le prossime scadenze degli enti di area vasta. A Frosinone sarebbe prorogato il Presidente; nelle altre Province laziali sono invece soprattutto i Consigli a seguire la durata del mandato presidenziale. Una norma di poche righe rischia di cambiare sensibilmente il calendario politico delle Province italiane. E nel Lazio gli effetti non saranno uguali per tutti.

Il caso che interessa più da vicino la provincia di Frosinone è quello di Luca Di Stefano. Eletto Presidente della Provincia il 18 dicembre 2022, secondo le regole ordinarie avrebbe concluso il suo mandato quadriennale alla fine del 2026. Il Consiglio provinciale, invece, è stato appena rinnovato l’8 marzo 2026.

Se la modifica al Decreto PA, approvata in Commissione alla Camera, verrà definitivamente confermata, le due scadenze saranno riallineate: Di Stefano resterà alla guida della Provincia fino alla scadenza dell’attuale Consiglio, prevista nel marzo 2028.

Ma Frosinone è soltanto una parte di una vicenda molto più ampia. L’anomalia nata con la legge Delrio

Per capire cosa sta accadendo bisogna tornare alla legge 56 del 2014, la cosiddetta legge Delrio. Da allora i cittadini non eleggono direttamente né il Presidente né il Consiglio provinciale. A votare sono i sindaci e i consiglieri comunali del territorio, attraverso un sistema di secondo grado e voto ponderato.

La legge ha però previsto due durate diverse: quattro anni per il Presidente della Provincia e appena due anni per il Consiglio provinciale. Inoltre il Presidente deve essere un sindaco e decade dalla carica provinciale qualora cessi di essere sindaco del proprio Comune.

Il risultato è stato un sistema nel quale Presidenti e Consigli finiscono spesso per andare al voto in momenti diversi, con consultazioni provinciali ripetute anche a distanza relativamente breve.

Il Governo era già intervenuto con il decreto-legge 144 del 7 agosto 2026. L’articolo 2, comma 10, stabilisce infatti che, per riallineare i mandati, la durata dei Consigli provinciali in carica venga prorogata fino alla scadenza dei rispettivi Presidenti.

Durante l’esame parlamentare è arrivato il passaggio successivo: intervenire anche nei casi opposti, quelli nei quali è il Presidente a scadere prima del Consiglio.

L’Unione delle Province d’Italia ha confermato il 24 settembre che l’emendamento è stato approvato in Commissione alla Camera e punta a far svolgere, nelle prossime scadenze, le elezioni del Presidente e quelle del Consiglio nello stesso momento, con un regime transitorio che produce effetti fino al 2030.

Frosinone: qui ad allungarsi sarebbe il mandato del Presidente

Ed è proprio questa seconda situazione a riguardare Frosinone.

Luca Di Stefano è Presidente dal dicembre 2022, mentre l’attuale Consiglio provinciale è stato eletto soltanto nel marzo 2026. In base alla durata ordinaria prevista dalla Delrio, il Presidente arriverebbe quindi a scadenza molto prima del Consiglio.

Il riallineamento eviterebbe una nuova elezione presidenziale alla fine del 2026 e porterebbe le due scadenze alla stessa data: marzo 2028. È la ricostruzione contenuta anche nella nota UPI richiamata dalla stampa locale.

C’è però una condizione fondamentale. La proroga del mandato provinciale non modifica la regola stabilita dalla legge Delrio: un Presidente della Provincia che perde la carica di sindaco decade anche dalla Provincia. Di Stefano, dunque, potrebbe arrivare al 2028 soltanto continuando a possedere il requisito richiesto dalla legge.

Non si tratta quindi di una proroga personale svincolata dalle altre condizioni previste dall’ordinamento: viene allungata la durata dell’organo per consentire il riallineamento delle scadenze, ma resta fermo il legame con la carica di sindaco.

Rieti: il problema è opposto

A Rieti accade invece il contrario.

Roberta Cuneo è stata proclamata Presidente della Provincia il 29 gennaio 2023, mentre il Consiglio provinciale è stato rinnovato il 29 settembre 2024.

Applicando la durata biennale prevista dalla Delrio, il Consiglio arriverebbe a scadenza proprio nel settembre 2026, mentre il mandato della Presidente prosegue fino all’inizio del 2027.

Qui non serve quindi prorogare la Presidente: è il Consiglio provinciale a essere mantenuto in carica fino alla scadenza della Presidenza, evitando una consultazione per il Consiglio e, pochi mesi dopo, una seconda elezione per il Presidente.

È forse l’esempio più semplice per comprendere la logica dell’intervento: far arrivare insieme due organi che oggi viaggiano su calendari differenti.

Viterbo: il Consiglio verso il 2029

Situazione ancora diversa a Viterbo.

Alessandro Romoli è stato rieletto Presidente della Provincia alla fine del 2025. Il sito istituzionale della Provincia indica infatti il nuovo mandato presidenziale 2025-2029.

Il Consiglio provinciale è stato invece eletto il 14 giugno 2026, con proclamazione degli eletti il giorno successivo.

Con la durata biennale prevista dalla Delrio dovrebbe essere rinnovato nel 2028.

Il meccanismo di riallineamento porta invece nella direzione opposta: il Consiglio seguirebbe la durata del Presidente, arrivando alla scadenza presidenziale del 2029.

Anche qui, dunque, nessuna proroga del Presidente: ad allungarsi è la durata del Consiglio.

Latina: l’effetto più lungo

A Latina il riallineamento potrebbe avere uno degli effetti temporalmente più consistenti.

Federico Carnevale è stato eletto Presidente della Provincia il 15 marzo 2026.

Pochi mesi dopo, il 7 giugno 2026, è stato rinnovato anche il Consiglio provinciale.

Secondo la disciplina ordinaria, il Consiglio dovrebbe tornare al voto nel 2028, mentre il Presidente, il cui mandato dura quattro anni, arriverebbe fino al 2030.

Con il riallineamento il Consiglio potrebbe invece accompagnare Carnevale fino alla naturale conclusione del mandato presidenziale nel 2030.

Una differenza notevole rispetto agli attuali due anni previsti per l’assemblea.

Quattro Province, quattro calendari

Il quadro laziale che emerge è quindi molto particolare.

A Frosinone è il Presidente a dover raggiungere la scadenza del Consiglio: Di Stefano passerebbe dalla fine del 2026 al 2028.

A Rieti avviene sostanzialmente il contrario: è il Consiglio a raggiungere la scadenza della Presidente Cuneo nel 2027.

A Viterbo il Consiglio eletto nel 2026 verrebbe accompagnato fino alla scadenza del Presidente Romoli nel 2029.

A Latina, infine, il Consiglio seguirebbe il Presidente Carnevale fino al 2030.

Roma resta fuori da questo schema perché Roma Capitale è una Città metropolitana e segue una disciplina istituzionale differente dalle Province ordinarie.

Una soluzione transitoria, non ancora la riforma delle Province

C’è infine un elemento che non va perso di vista.

Il provvedimento non risolve definitivamente la questione delle Province e non modifica, almeno per ora, la legge Delrio stabilendo semplicemente una durata di quattro anni sia per Presidente sia per Consiglio.

L’UPI stessa sottolinea che si tratta di un intervento volto a superare nell’immediato il disallineamento e chiede una riforma organica dell’ordinamento provinciale.

Rimane infatti aperto un dibattito molto più ampio: funzioni delle Province, risorse, personale e soprattutto sistema di elezione degli organi.

E rimane fondamentale anche una precisazione temporale.

Al momento in cui scriviamo, il nuovo testo che interessa direttamente la proroga dei Presidenti è stato approvato in Commissione alla Camera, ma deve completare l’iter parlamentare. L’UPI, nella nota diffusa il 24 settembre, riferisce che il provvedimento è arrivato all’esame dell’Aula.

Per questo parlare oggi di mandato di Di Stefano già definitivamente prorogato sarebbe prematuro.

La direzione normativa è chiara; l’effetto giuridico definitivo arriverà con la conclusione dell’iter.

Per la provincia di Frosinone, se il testo resterà quello approvato in Commissione, la conseguenza sarà però altrettanto chiara: alla fine del 2026 non si tornerà alle urne per scegliere il Presidente della Provincia e l’appuntamento si sposterà al 2028, insieme al Consiglio provinciale. Con una condizione che rimane decisiva: per restare Presidente, Luca Di Stefano dovrà continuare ad essere sindaco.

Sul piano politico saltano tutti i giochi e resta a mani vuote chi ha rifiutato la delega a Piazza Gramsci.

(Nella foto un sorridente Luca Di Stefano che presidia un divieto di acceso alla Provincia)