ALATRI - RESTAURATA LA MADONNA DI FATIMA
- Tommaso Villa
Il 10 aprile scorso un atto sacrilego veniva compiuto nella chiesa di Santo Stefano. Fu suor Maria Speranza appartenente all'ordine delle suore Benedettine ad accorgersi di quel vile atto. Strani rumori vennero uditi dalla religiosa, provenienti dall'edificio attiguo al convento delle suore di clausura.
Suor Maria Speranza riuscì solamente a vedere una persona che con un cappuccio in testa guadagnava frettolosamente la via della fuga. Il risultato di quella mattinata concitata: la statua in legno della Madonna di Fatima buttata a terra, sottosopra e con evidenti lesioni soprattutto al naso e alle fessurazioni al velo e al mantello. Non solo l'atto vandalico del danneggiamento ma la scomparsa della corona posta sul capo della Madonna (in ottone placcato in oro con perline) e quella del santo rosario che la Vergine Maria stringeva tra le mani (in argento con grani di cristallo - donato tempo fa da alcuni fedeli di ritorno da un pellegrinaggio a Lourdes).
Fu necessario dopo l'arrivo delle forze dell'ordine di accurate indagini: nello stesso periodo, infatti si verificarono atti analoghi in diversi edifici religiosi in provincia di Frosinone (qualche mese dopo l'autrice degli atti sacrileghi venne assicurata alla giustizia ndr). Dopo lo sconcertante episodio avvenuto nella chiesa di Santo Stefano (i fedeli di Alatri e dei centri limitrofi nutrono una sentita adorazione per quel piccolo luogo di culto) l'arcivescovo Santo Marcianò fece celebrare una santa messa di riparazione preceduta dalla recita del rosario.
Ma c'era da risistemare quella statua, quella pregevole scultura in legno pregiato (realizzata in Portogallo dal caro ed indimenticato don Peppino Fanfarillo scomparso da 11 anni, ma che appunto è rimasto nei cuori degli alatresi, non solo credenti. Quella statua della Madonna di fatima non rappresenta soltanto un simbolo religioso per le monache e la chiesa di Santo Stefano.
E così si è reso necessario l'intervento dell'Ufficio per i beni culturali e l'edilizia di culto della Diocesi di Anagni-Alatri (diretto da Federica Romiti - restauro affidato alla competente e brava Arianna Ercolani. Insomma, la statua è tornata al suo posto per la gioia delle comunità parrocchiale e monastica. "Quella statua - ha spiegato la madre superiora delle Benedettine Madre Scolastica - presa a fatima da Don Peppino nel 1990 - collocata dapprima nella Chiesa di San Francesco e poi in quella di Santo Stefano quando ne divenne parroco.
Ogni anno il 13 maggio - continua madre Scolastica - questa statua era al centro della festa religiosa della parrocchia: si andava in processione dentro al monastero, fino al chiostro grande dove si celebrava una messa. Anche se ogni anno pioveva, abbiamo bei ricordi di quelle celebrazioni. Ma aldilà di quella di Fatima, per noi Benedettine dell'Adorazione Perpetua è proprio la figura della Madonna ad essere centrale nella nostra vita: è lei la nostra badessa.
Abbiamo una priora nella nostra comunità, ma non la badessa perchè questo ruolo è della Madonna che per noi è tutto, è lei la nostra superiora". Bellissime e significative queste semplici parole della religiosa. Ci riportano indietro nel tempo, delle frequentazioni del popolo alatrino nella chiesa di Santo Stefano, la curiosità del monastero delle benedettine, del loro ruolo, della clausura, delle loro preghiere per noi, per la comunità di Alatri sempre devota e rispettosa di quei luoghi di culto: la chiesa ed il monastero.
Tornando alla statua, la stessa è stata riallocata in chiesa con una nuova coroncina sulla testa. Al momento della notizia dell'atto sacrilego il cuore dei fedeli di è aperto e c'è stata una generosa colletta per ricomprarla. La statua, le altre raffigurazioni mariane della chiesa e del monastero saranno al centro delle celebrazioni imminenti in occasione dei 100 anni della presenza delle Benedettine ad Alatri.
Che gioia!!! "L'arcivescovo Santo Marcianò - anticipa Madre Scolastica - la sera del 23 ottobre celebrerà una messa e ad aprire il Giubileo della nostra presenza qui ad Alatri dove arrivammo nel 1927. E da allora le care monache hanno sempre rappresentato una presenza insostituibile per la comunità tutta, con le loro preghiere e quei "lavoretti" oggi nelle case di tante famiglie. E non solo questo - da ragazzini si andava nel monastero per cercare di vedere il volto di qualche monaca di clausura, per farci dare le ostie, un santino, una benedizione... Qualche anno più tardi un caro amico spesso che ormai non c'è più, Mario mi mandava da loro per prendere un "Agnus dei", quei piccoli cuscinetti di stoffa che venivano poi benedetti dai sacerdoti e che offrivano protezione ai neonati.
Bruno Gatta