AMBIENTE - NO ALLA RIPERIMETRAZIONE DEL SIN VALLE DEL SACCO

  • Tommaso Villa

No alla riperimetrazione, sic et simpliciter, del Sin della Valle del Sacco. Il lindano è un pesticida letale non un metallo o un metalloide; un pesticida non biodegradabile che per decenni è stato prodotto profusamente, senza soluzione di continuità e in modo opinabile, nello stabilimento ex Snia BPD di Colleferro.

Questo pesticida, di difficile smaltimento, per decenni ha contaminato, l’ambiente, gli animali, le persone ignare e il fiume Sacco che lo ha veicolato ovunque per il territorio oggi SIN. A seguito degli innumerevoli, costanti sversamenti e interramenti nessuno in Ciociaria può dire di essere intonso o immune da esabeta clorocicloesano.

Tutti si indignano per l’eternit di Casale Monferrato ma il lindano della Valle del Sacco ha avuto lo stesso identico drammatico impatto sociale, economico e sanitario, quindi basta con la distorsione della realtà, basta con le favolette, basta con l’ipocrisia che da decenni annebbia la mente di chi non è stato in grado di fermare questo disastro o volutamente ha chiuso gli occhi. La contaminazione delle falde acquifere dei territori prossimi al fiume Sacco è incontestabile come il bioaccumulo nella catena alimentare. Questi sono fatti inoppugnabili, incontestabili e incontrovertibili.

L’informativa prot. 1353 Asl Frosinone del 13 11 2013 è perentoria, inequivocabile. Invito a leggere i dati del progetto INDACO prima di trarre affrettate conclusioni. La riperimetrazione ha senso solo dopo la definitiva bonifica del territorio compromesso. Ad oggi, di 7235 ettari, questa l’estensione del SIN, è stato bonificato appena lo 0,2% tra terra e falda, nemmeno l’1 per cento, e solo il 9,8%, pari a 711 ettari, è stato sottoposto a caratterizzazione ambientale, cioè alle indagini necessarie per definire natura e diffusione dell’inquinamento.

Quindi cosa si è fatto realmente in 20 anni? Nulla, intanto la popolazione ha contratto forme di neoplasie sempre più aggressive e riconducibili ai fattori inquinanti in essere. Purtroppo non solo lindano, ma una moltitudine di sostanze chimiche di scarto della lavorazione nei tanti insediamenti industriali, ciociari e non, trattate inefficacemente o smaltite arbitrariamente in modo anche criminale.

Tutto ciò ha portato, in ictu oculi, ad una stratificazione sedimentata di contaminazioni che ha alterato lo stato e i luoghi in modo irreversibile. Perché oggi si chiede avventatamente la riperimetrazione e non la ripresa della bonifica? Che senso ha? A chi giova? A proposito di bonifica, dove sono finiti i 53 milioni di euro e più stanziati? I colpi di spugna fanno parte di un modo fare politica che non porta da nessuna parte e nascondono zone d’ombra preoccupanti.

Il fiume Sacco è la ferita più purulenta di questo territorio, ferita che si è ingrandita con il passare del tempo e che non deve essere strumentalizzata. Noi socialisti non vogliamo che questa ferita diventi una trincea, ma se fosse necessario, non arretreremo di un centimetro pur di difendere i diritti della popolazione coinvolta. Si mettano da parte le ideologie ed interessi, si operi in modo unitario per ripristinare, ove possibile, lo stato delle cose ante quem.

Bonificare richiede anni e di tempo ne è stato colpevolmente perso tanto per ignavia, quanto per manifesta incapacità politica di preservare il territorio. Le tristi vicende della valle del Sacco siano da monito ai tanti territori oggi a forte rischio inquinamento, non ultimi la valle d’Agri e la Valle Del Sauro, zone di notevole pregio paesaggistico e culturale, affinché non incorrano nei nostri stessi gravi errori di valutazione e di soluzione del problema.

Lorenzo Fiorini - Psi