ALATRI - SPUNTA LA LISTA ROCCA

  • Tommaso Villa

Ad Alatri non è spuntata soltanto una nuova lista. È comparso un segnale. La “Lista Rocca” entra sulla scena politica cittadina e lo fa con un nome che pesa. Non è una civica qualsiasi, non è l’ennesimo simbolo costruito per riempire una casella elettorale. Quando un presidente di Regione presta il proprio nome a un’esperienza comunale, il messaggio non resta confinato dentro i confini del municipio.

Francesco Rocca governa il Lazio da tre anni. In questa fase molti si limiterebbero all’amministrazione ordinaria, alla gestione, ai dossier. Qui invece si intravede un movimento diverso: costruzione territoriale, radicamento, presenza diretta. Non un appoggio esterno, ma una firma politica.

Alatri, da questo punto di vista, non è un luogo casuale. È una città che negli ultimi anni ha visto alleanze mobili, equilibri delicati, dinamiche interne complesse. Inserire una lista legata al presidente significa inevitabilmente ridisegnare i rapporti di forza, attrarre pezzi di classe dirigente, offrire un nuovo contenitore a chi non si riconosce più nei partiti tradizionali. E qui il ragionamento si allarga.

Se una rete di liste civiche legate al nome di Rocca dovesse moltiplicarsi nei comuni, la domanda diventerebbe inevitabile: si tratta solo di rafforzare l’azione di governo o di preparare il terreno per una futura ricandidatura?

Non ci sono annunci ufficiali, né dichiarazioni che parlino di Parlamento o di altri approdi. Ma la politica non vive solo di annunci. Vive di movimenti. E chi costruisce territorio raramente lo fa per caso. Dentro questo scenario c’è un altro nome che circola con crescente frequenza nelle province: Giancarlo Righini.

È presente, visibile, radicato. Da tempo lavora sul territorio con costanza. E quando in una coalizione iniziano a muoversi più figure con ambizioni e consenso, il tema della futura leadership diventa inevitabile, anche se nessuno lo dichiara apertamente.

La nascita della Lista Rocca ad Alatri non è uno scontro, non è una frattura. È però un fatto politico. Perché chi organizza prima il consenso, chi struttura prima una rete, chi lega il proprio nome a esperienze locali, occupa spazio.

C’è chi ipotizza riforme istituzionali, chi immagina assetti diversi con Roma separata dal resto della Regione. Al momento sono scenari lontani. Le regole sono quelle attuali. E con queste regole la partita si gioca nei comuni, nelle province, nei rapporti personali e politici che si costruiscono oggi.

Alatri diventa così un banco di prova. Se la lista attecchirà, se porterà rappresentanza e peso, allora sarà un tassello di qualcosa di più ampio. Se resterà episodica, sarà stata solo una mossa tattica. La politica laziale si muove. Non con proclami, ma con segnali. E chi li sa leggere capisce che dietro una lista comunale può nascondersi molto più di una semplice competizione elettorale.