ECONOMIA - ALLA CIOCIARIA SERVE SOLO LA ZES

  • Tommaso Villa

Le Zone franco doganali, sono un arma a doppio taglio e non sono la panacea stornellata da Rocca, Calandrini e sodali. exusatio non petita accusatio manifesta, l'esponente pontino promotore dell'emendamento testaualmente dice “ Per le province di Latina e Frosinone questo è un risultato di grande rilievo: un territorio che è confinante con aree a forte vantaggio competitivo come la Zes, ma privo di strumenti equivalenti, oggi entra finalmente in una strategia nazionale di attrattività e sviluppo”, implicitamente ammette la superficialità con cui in questi tre anni il governo Meloni non ha fatto nulla per il sud del Lazio.

Basta questo per chiederne le dimissioni e bocciarne l'operato. Sostenere che le zone franco doganali con la zls siano equivalenti alla Zes è un falso storico, è una ridicola distorsione della realtà e una manifesta incapacità di programmazione. Parlano i fatti e i numeri della crisi globale del sud Lazio sono impietosi per disoccupazione, servizi e invstimenti.

Non sto qui a spiegare la genesi delle ZFD e di come negli anni 30 gli Stati Uniti ne abbiano tratto giovamento con le Foreign Trade Zones, antesignane delle ZFD, ma faccio notare che gli Stati Uniti sono produttori ed esportatori di materie prime, prima che di manifattura, e rincorrere il mercato americano a tutti costi, oggi, potrebbe portare gli stessi Stati Uniti ad attuare un protezionismo esasperato creando un ulteriore stallo e frizione per l'industria e l'agricoltura locale sempre più in balia della politica ricattatoria d'oltre oceano.

Basta vedere quello che sta succedendo con la querelle Canadese, inutile e dannosa per entrambe gli stati. Tornando a noi, il basso Lazio con la zls e con la concessione della ZFD potrà competere con la Zes Unica? No.

Anzi, creerà gravi disequilibri nelle stesse macroaree provinciali. Dalla zls Laz3 sono stati esclusi comuni importanti come Veroli - Sora (già zona franca urbana) – Monte San Giovanni Campano – Alatri ovvero un comprensorio di 100.000 persone.

Quindi nella guerra tra poveri, la Zls è solo un pannicello caldo sblocca burocrazia, un comune enorme come Alatri di rilevante peso economico territoriale sarà svantaggiato rispetto per esempio a un piccolo comune come Guarcino che paradosso potrà nel suo territorio gestire una Zona franca doganale e “importare e manipolare” non solo materie prime, con agevolazioni daziarie e iva. Che senso ha senso per un imprenditore investire ad Alatri? Questo tecnicamente si chiama effetto del triplice sistema. Con grande amarezza m i sembra di assistere ad una commedia di Pirandello,

Sei personaggi in cerca di autore in cui sei "creature" fantastiche irrompono in una prova di teatro per chiedere a un regista e agli attori di mettere in scena il loro dramma irrisolto, nell'impossibilità di cogliere una realtà oggettiva. Onestamente, Calandrini, Rocca, Meloni, Fitto... potrebbero essere degni interpreti della commedia pirandelliana. Il territorio chiede altro, il territorio vuole lavoro non macchine cervellotiche che alimentano differenze sociali ed economiche e che limitano le azioni garantite agli enti locali, comuni, dalla costituzione.

La ricchezza dei territori è la comunità e la crescita si ottiene con l'unione non la divisione. Ciò detto, le Zfd, presentano in nuce altre problematiche che cozzano con gli intenti, anche genuini, dei nostri politici che con grande ritardo provano a riscattare il loro scarso apporto alla crescita economico e sociale dell province di Latina e Frosinone.

La sburocratizzazione, identitaria delle ZLS, potrebbe scontrarsi con le complessità operative e burocratiche tipiche delle ZDF, con conflitti normativi dovuti alla complicata gestione di normative non sempre allineate tra zona franca e resto del paese, il rischio delocalizzazione è sotto gli occhi di tutti, poi c'è il rischio elusione e quello del riciclaggio per non parlare dei problemi classici doganali con controlli e ritardi e controversie che possono rallentare la logistica.

Estendere agevolazioni classiche delle zone portuali ai territori limitrofi consente una crescita a macchia di leopardo che danneggia il tessuto sociale ed economico regionale e innesca nelle filiere, già in crisi, un processo irreversibile di disinvestimento di capitali e di conseguenza desertificazione produttiva. La politica dei due pesi e due misure non porta da nessuna parte.

Lorenzo Fiorini Psi