GIRO D'ITALIA - PURE QUEST'ANNO LA CIOCIARIA NON C'E'
- Tommaso Villa
Parte il Giro d'Italia. Le telecamere tornano ad attraversare l’Italia, i paesi si colorano di rosa, le piazze si riempiono, le montagne diventano cartoline mondiali. E anche quest’anno la Ciociaria non c’è. Non c’è una partenza. Non c’è un arrivo. Non c’è una tappa vera. Non c’è nemmeno un passaggio degno di nota.
Eppure parliamo di uno dei territori più adatti al ciclismo del centro Italia. Un territorio che avrebbe tutto per diventare protagonista della corsa rosa: salite vere, paesaggi spettacolari, borghi storici, strade tecniche, montagne, abbazie, laghi e panorami televisivamente perfetti.
Ma da anni la Ciociaria sembra essere scomparsa dalla geografia del Giro. Il Giro non è soltanto ciclismo. È racconto, promozione turistica, identità territoriale, immagine nazionale. È la corsa che attraversa, come abbiamo detto, i paesi, entra nei centri storici, mostra montagne, laghi, abbazie, piazze, borghi e paesaggi a milioni di persone in tutto il mondo.
Da anni la provincia di Frosinone sembra essere uscita dai radar della corsa rosa. L’ultima vera grande presenza del Giro in Ciociaria risale al 2015, quando Fiuggi ospitò sia l’arrivo della tappa Grosseto–Fiuggi sia la partenza verso Campitello Matese. Un evento importante, capace di portare attenzione nazionale sul territorio. Prima ancora, nel 2014, era stata Frosinone a ospitare la partenza della tappa verso Foligno, con la Villa Comunale trasformata nel cuore della carovana rosa. Nel 2012, sempre Frosinone aveva accolto un arrivo di tappa.
Poi quasi più nulla. L’ultima presenza ufficiale come città di partenza è stata Cassino nel 2019. Da allora la provincia è progressivamente sparita dalla cartina del Giro. Eppure la Ciociaria avrebbe tutte le caratteristiche ideali per il ciclismo moderno. Salite vere, paesaggi spettacolari tra Valcomino ed Ernici, borghi storici, laghi, abbazie, strade panoramiche, collegamenti naturali tra Lazio, Abruzzo e Campania. Un territorio televisivamente perfetto.
Ma il Giro non passa dove capita. Il percorso viene deciso dalla RCS Sport insieme a una rete di accordi con Regioni, Comuni, enti turistici e sponsor. Ospitare una tappa significa investire, organizzare, candidarsi, costruire rapporti, presentare progetti logistici e turistici credibili.
Ed è qui che probabilmente emerge il vero problema della Ciociaria: l’assenza di una strategia territoriale forte e coordinata. Perché altre province riescono a trasformare il Giro in una vetrina permanente, mentre qui spesso si ragiona ancora per singoli Comuni, senza una visione unitaria capace di “vendere” il territorio come destinazione.
Il caso del 2024 è quasi simbolico. Il Giro è tornato sì nella provincia di Frosinone, ma soltanto per attraversarla rapidamente lungo la superstrada nell’area di Sora durante la tappa Avezzano–Napoli. Nessun centro storico, nessuna valorizzazione dei paesi, nessuna vera ricaduta turistica. Una scelta tecnica che ha dato l’impressione di una Ciociaria usata come semplice corridoio di collegamento invece che come protagonista del racconto. E anche quest’anno il copione si ripete. Nel Giro 2026 la provincia di Frosinone resta completamente fuori dal percorso ufficiale. Le tappe più vicine saranno: Formia, da cui partirà una tappa, guarda caso la provincia di Latina; Napoli, con la tappa proveniente da Paestum.
Per vedere dal vivo la corsa, quindi, molti appassionati ciociari saranno costretti ancora una volta a spostarsi fuori provincia. Ed è difficile non chiedersi come sia possibile che un territorio con una potenzialità ciclistica enorme, che vanta anche associazione pluripremiate e campioni di alto livello, venga ignorato così a lungo.
Perché il Giro d’Italia non cerca soltanto montagne leggendarie. Cerca anche storie, identità e scenari capaci di emozionare. E la Ciociaria, da questo punto di vista, avrebbe tutto. Tranne, forse, qualcuno disposto davvero a crederci fino in fondo.
(Foto di Gianpiero Pizzuti del Giro d'Italia in transito a Isola Liri)