ACQUA PUBBLICA - RIDURRE LE PERDITE PER ABBASSARE I COSTI

  • Tommaso Villa

Ogni volta che arriva la bolletta dell'acqua ci concentriamo sul numero dei metri cubi consumati. È normale. Ma pochi sanno che quella tariffa finanzia molto più dell'acqua che esce dal rubinetto. Dietro ogni litro ci sono captazione, pompaggio, potabilizzazione, distribuzione, manutenzione delle reti, depurazione, investimenti e costi energetici. Tutto questo rientra nel sistema tariffario regolato da ARERA.

Ed è proprio qui che nasce una domanda che riguarda milioni di cittadini. Secondo i dati ufficiali dell'Autorità, la rete di ACEA ATO 2 presenta perdite superiori al 42%, una delle classi di performance più critiche previste dalla regolazione nazionale. Tradotto in termini semplici significa che, per far arrivare l'acqua nelle nostre case, occorre prelevarne molta di più perché una parte consistente si disperde prima ancora di raggiungere i rubinetti.

Ma quell'acqua dispersa non è gratuita. È stata captata, pompata, potabilizzata e immessa nella rete. Per farlo sono stati consumati energia elettrica, impianti, personale e manutenzione. In altre parole, non si spreca soltanto acqua: si sprecano anche risorse economiche ed energia. Ed è qui che il ragionamento si sposta inevitabilmente sul Lago Albano.

Da anni il lago registra un progressivo abbassamento del livello. Le cause sono molteplici e sarebbe scorretto attribuire il fenomeno a un solo fattore. I cambiamenti climatici esistono, così come incidono le precipitazioni, il bilancio idrogeologico del bacino e i prelievi per uso idropotabile. Ma proprio per questo la domanda diventa ancora più importante. Ha senso continuare a esercitare pressione su ecosistemi sempre più fragili quando una parte così rilevante dell'acqua prelevata viene comunque dispersa lungo la rete? Prima ancora di cercare nuove risorse, non dovrebbe essere una priorità assoluta eliminare gli sprechi di quelle già disponibili?

Nelle prossime settimane ACEA approverà il proprio bilancio. Probabilmente si parlerà di utili, dividendi e risultati economici. È giusto che un'azienda sia efficiente e produca valore. Ma il servizio idrico ha una particolarità: non vende un bene qualunque. Gestisce una risorsa essenziale e lo fa attraverso un sistema di tariffe regolato. Per questo la vera domanda non è quanti milioni saranno distribuiti agli azionisti. La vera domanda è un'altra. È accettabile che, mentre si celebrano i risultati economici, una rete perda ancora oltre il 40% dell'acqua immessa e territori come quello del Lago Albano continuino a vivere una situazione di crescente sofferenza?

Ridurre le perdite significa tutelare l'ambiente, ridurre i consumi energetici, migliorare il servizio e contenere i costi complessivi del sistema. Forse il miglior bilancio che un gestore idrico potrebbe presentare ai cittadini non è quello con il dividendo più alto, ma quello con meno acqua dispersa, meno energia sprecata e più risorsa restituita al territorio. Se vogliamo una tariffa più equa dovremmo pretendere che i dividenti dovrebbero essere proporzionati alle performance.