ISOLA LIRI - CASCATA, CINQUECENTO GIORNI DI NULLA
- Tommaso Villa
Sono passati 500 giorni da quel 9 aprile 2025. Quel giorno alla Regione Lazio si festeggiava. La mozione numero 234 veniva approvata all’unanimità. Una di quelle giornate in cui la politica sembra funzionare davvero. Maggioranza e opposizione insieme, delegazione di Isola del Liri presente in Aula, fotografie, dichiarazioni, soddisfazione bipartisan. Sembrava l'inizio di una nuova stagione per la tutela del simbolo della città.
Sono passati 500 giorni. E il Decreto non c'è. Quel giorno la Regione si impegnava ad ampliare il perimetro del Monumento Naturale, includendo finalmente il ramo sinistro del Liri e la Cascata Grande. Perché una mozione, per quanto votata all'unanimità, non istituisce né amplia un Monumento Naturale. Indica alla Regione una strada politica da percorrere. Poi servono gli atti amministrativi, l'istruttoria, il provvedimento definitivo e tutto ciò che deve trasformare una volontà politica in una tutela reale. Ed è proprio qui che la macchina sembra essersi fermata.
Da allora il silenzio. Si parla, senza che vi siano al momento certezze ufficiali, della possibilità di collegare il futuro del Monumento Naturale a un progetto più ampio, quello del cosiddetto “Parco dei Laghi”. Può essere una scelta strategica. Può essere una scelta amministrativamente sensata. Ma nel frattempo le cascate sul Liri non aspetta i tempi della politica. E soprattutto non aspetta la burocrazia.
Basta guardare in questi giorni la Cascata Grande per capire che il problema non è più soltanto quello di disegnare un perimetro su una carta regionale. Il problema è l'acqua. Perché possiamo chiamarla Monumento Naturale, possiamo inserirla in un parco, possiamo proteggerla con decreti, regolamenti e vincoli. Ma se dalla Cascata Grande l'acqua non scende, avremo protetto magnificamente una parete di rocce, come già accade per la cascata del Valcatoio.
Ed è qui che arriva la domanda che prima o poi qualcuno dovrà avere il coraggio di affrontare. Le Cascate del Liri e l'attuale sfruttamento idroelettrico del fiume possono continuare a convivere così?
Una domanda scomoda. Eppure non nasce oggi e non nasce sulle pagine di Penna e Spada. In nostro soccorso arriva un libro pubblicato nel 2024 dai fratelli Amleto ed Edmondo Iafrate: Isola del Liri. Le sette bocche del regio palazzo e il declino delle cascate. Gli autori ricostruiscono storicamente le trasformazioni subite dal sistema delle acque intorno al Palazzo e arrivano a mettere in relazione il declino delle cascate anche con la realizzazione della centrale elettrica accanto alla Cascata Grande e con l'utilizzo delle acque per alimentare la centrale del Valcatoio.
Quel libro non è il Vangelo. Ma è una ricerca storica di 440 pagine e una tesi del genere meriterebbe quantomeno di essere studiata, verificata e discussa. Non liquidata a priori, come troppo spesso è avvenuto, soprattutto dalla politica. Perché se quella ricostruzione fosse anche soltanto in parte corretta, la domanda sulla compatibilità tra tutela delle cascate e sfruttamento idroelettrico diventerebbe inevitabile. Non è una domanda contro l'energia idroelettrica. È una domanda sul valore che vogliamo attribuire a un patrimonio ambientale, paesaggistico, storico e turistico che rappresenta Isola del Liri nel mondo.
Occorrerebbe anche capire quale sia oggi il peso effettivo della produzione delle centrali interessate rispetto al sistema energetico nazionale e quale, invece, il valore economico che una Cascata Grande e il Valcatoio realmente fruibile potrebbe generare per l'intera città e la provincia. E forse bisognerebbe cominciare a ragionare anche su soluzioni intermedie. Lo sappiamo che alla moltitudine non piace ma neanche possiamo continuare a pensare o tutto o niente.
Le Cascate delle Marmore insegnano che produzione idroelettrica e valorizzazione turistica possono convivere attraverso rilasci programmati dell'acqua. Perché non studiare qualcosa di simile anche ad Isola del Liri? Almeno per i periodi in cui l’acqua è veramente poca. Non necessariamente copiando quel modello, ma partendo dallo stesso principio: stabilire, soprattutto nei mesi di maggiore afflusso turistico, fasce orarie nelle quali garantire una portata capace di restituire alla Cascata Grande la sua immagine ma soprattutto a quella del Valcatoio.
Perché c'è qualcosa di paradossale nel promuovere Isola del Liri come la città della cascata nel centro storico e poi lasciare al turista il compito di indovinare se quel giorno troverà una cascata o una parete quasi asciutta. E allora torniamo a quel 9 aprile 2025.
Quel giorno la politica regionale aveva fatto una cosa importante. Aveva riconosciuto, all'unanimità, che le Cascate del Liri meritavano maggiore tutela. Non bisogna sminuire quel voto. Bisogna semplicemente completarlo.
Proprio in questi giorni, abbiamo ricordato nelle nostre pagine, le molte promesse fatte dalla politica alla Ciociaria. Che questa non diventi un’altra di quelle. Sono passati 500 giorni dalle fotografie, dagli applausi e dalle dichiarazioni. Nostro dovere di giornale è ricordare che un annuncio non equivale a fare. A tutti quelli che si sono affrettati a fare le solite passerelle sui social, sfruttando quella mozione, vorremo rammentare che adesso servono gli atti. Inoltre saremmo ben felici se ci vorreste illuminare sui futuri risvolti.
Rispondere non significa dare atto alla nostra umile testata giornalistica bensì all’intera città di Isola del Liri. Non c’è più tempo ma soprattutto serve decidere che cosa vogliamo proteggere. Perché una cascata senza acqua può essere ancora un monumento ma difficilmente può essere ancora una cascata.
(Nella foto la cascata come era ridotta nei giorni scorsi)
