STORIA - FROSINONE NON E' PIU' PAPALINA

  • Tommaso Villa

Quando nel settembre del 1860 il Regno delle Due Sicilie iniziava a dissolversi e nel Distretto di Sora veniva proclamato un Governo provvisorio sotto la dittatura di Giuseppe Garibaldi, Frosinone si trovava dall'altra parte di una frontiera. Non metaforicamente. Era territorio dello Stato Pontificio. Isola, Sora e Arpino guardavano verso Napoli ed erano inserite nella Terra di Lavoro. Frosinone, Alatri, Ferentino, Veroli e Anagni appartenevano invece allo Stato della Chiesa.

Nel 1861 Isola si ritrovò così nel neonato Regno d'Italia. Frosinone rimase al Papa. E vi rimase ancora per quasi dieci anni. La situazione cambiò improvvisamente nell'estate del 1870. La guerra franco-prussiana costrinse Napoleone III a richiamare le truppe francesi che fino ad allora avevano rappresentato la principale protezione militare dello Stato Pontificio. Per il governo italiano si aprì la strada verso Roma.

L'11 settembre l'esercito italiano attraversò i confini pontifici. Tra le colonne incaricate dell'operazione c'era quella comandata dal generale Diego Angioletti, destinata ad avanzare da sud verso Frosinone e poi in direzione di Roma. Mentre tutti ricordano il 20 settembre e la breccia di Porta Pia, a Frosinone il potere pontificio era già crollato diversi giorni prima. Ancora il 9 settembre 1870 monsignor Pietro Lasagni, delegato apostolico di Frosinone, firmava atti amministrativi per conto dello Stato Pontificio. Tre giorni dopo tutto era cambiato.

La sera del 12 settembre Lasagni lasciò Frosinone diretto verso Roma. La ricostruzione conservata dalla Biblioteca comunale riferisce che abbandonò il Palazzo della Delegazione Apostolica mentre le truppe italiane avanzavano lungo la Casilina. Treccani conferma che Lasagni, delegato apostolico dal 1868, dovette affrontare proprio nel settembre 1870 l'occupazione italiana del territorio da lui amministrato.

Con la sua partenza finiva, di fatto, il governo temporale del Papa su Frosinone. Non era ancora avvenuta la breccia di Porta Pia. Il giorno successivo, 13 settembre 1870, a mezzogiorno, le truppe italiane guidate dal generale Diego Angioletti entrarono a Frosinone risalendo quella che oggi è Viale Napoli. Angioletti raggiunse il Palazzo della Delegazione Apostolica e vi stabilì il proprio quartier generale. Lo stesso edificio dal quale poche ore prima era partito il rappresentante del Papa diventava così sede del comando dell'esercito italiano. È probabilmente questa l'immagine che meglio racconta il passaggio da uno Stato all'altro. Non servono grandi proclami. Basta un palazzo. Il 12 settembre ospitava il delegato di Pio IX. Il 13 settembre ospitava un generale di Vittorio Emanuele II.

Il passaggio istituzionale fu rapidissimo. Il generale Raffaele Cadorna aveva disposto il 12 settembre la costituzione di giunte provinciali nei territori pontifici occupati. L'Archivio di Stato di Frosinone conserva ancora il fondo della Giunta provvisoria di governo del 1870. Il 14 settembre il colonnello G. Lipari assunse il comando militare della provincia. Il 15 settembre venne costituita la Giunta provinciale di governo. La Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia del 16 settembre dava già notizia dell'insediamento della Giunta provinciale di Frosinone e della costituzione di giunte municipali nella città e in altri comuni. Il vecchio apparato pontificio veniva quindi sostituito, giorno dopo giorno, da quello italiano.

E allora perché si parla del 17 settembre? Qui occorre fare una distinzione. Il sito istituzionale del Comune di Frosinone indica il 17 settembre 1870 come data in cui Frosinone «fu annessa al Regno d'Italia», tre giorni prima della breccia di Porta Pia. Ma il processo non si concluse in quel giorno. Il 13 settembre abbiamo l'ingresso delle truppe italiane. Nei giorni successivi nasce il nuovo apparato amministrativo.

Poi sarebbe stata chiamata a pronunciarsi la popolazione. Il 2 ottobre 1870 si svolse il plebiscito per l'annessione delle Province Romane al Regno d'Italia. La formula chiedeva ai cittadini di dichiarare l'unione al Regno d'Italia sotto la monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II. Anche quella che gli atti dell'epoca chiamavano Provincia di Frosinone partecipò alla consultazione. Gli atti del Governo provvisorio riportano per il territorio frusinate 32.288 iscritti, 25.964 votanti, 25.645 sì e 319 no. Il risultato fu quindi nettissimo tra coloro che parteciparono al voto.

Ma anche qui la lettura storica richiede cautela: una parte del mondo cattolico scelse l'astensione e il plebiscito si svolse dopo che il territorio era già stato occupato militarmente e amministrato dal nuovo governo. Sono elementi che non cambiano il risultato, ma aiutano a comprenderne il contesto. La conclusione giuridica arrivò il 9 ottobre 1870. Con il Regio Decreto n. 5903 Vittorio Emanuele II, preso atto del risultato del plebiscito, stabilì che: «Roma e le Provincie Romane fanno parte integrante del Regno d'Italia». È questo l'atto formale con il quale anche Frosinone entrò definitivamente nel Regno.

Il 15 ottobre un altro Regio Decreto costituì poi la nuova Provincia di Roma, suddivisa nei cinque circondari di Roma, Viterbo, Civitavecchia, Velletri e Frosinone. Attenzione quindi a un particolare che oggi può creare confusione.

Frosinone nel 1870 non diventò capoluogo dell'attuale Provincia di Frosinone. Divenne capoluogo di un circondario della Provincia di Roma. Per la Provincia di Frosinone che conosciamo oggi bisognerà attendere ancora 57 anni, dovremo arrivare al 1927. L'Archivio di Stato ricorda infatti che l'attuale Provincia di Frosinone nacque aggregando al precedente circondario frusinate i 41 comuni del circondario di Sora e altri territori provenienti dalla soppressa Terra di Lavoro. Ed è forse proprio qui che si comprende quanto sia giovane, almeno amministrativamente, la Ciociaria che oggi consideriamo un territorio unitario. Prima di diventare una provincia, era stata una frontiera.

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