RIFIUTI - LA REGIONE RIAPRE LA DISCARICA DI ROCCESECCA E NON SOLO

  • Tommaso Villa

Ieri, in Regione Lazio, la Giunta ha approvato il nuovo Piano rifiuti. Non è uno di quegli annunci che fanno rumore per un giorno e poi spariscono. È uno di quei passaggi che, senza clamore, cambiano le regole del gioco. Non perché dica qualcosa di clamoroso, almeno non apertamente. Ma perché mette nero su bianco un cambio di impostazione che, nei prossimi anni, inciderà su tutta la regione. E inevitabilmente anche sulla provincia di Frosinone.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: superare il 70% di raccolta differenziata, ridurre al minimo il ricorso alla discarica e, soprattutto, chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno dei confini regionali. Tradotto: meno viaggi fuori regione, meno emergenze, più autosufficienza. Sulla carta sembra persino ovvio. Ma il punto, come sempre, non è l’obiettivo. È il percorso. Perché chiudere il ciclo dentro una regione significa una cosa molto concreta: i rifiuti devono andare dove esistono gli impianti. Non dove è più comodo politicamente, ma dove c’è capacità. E se si guarda la mappa del Lazio con questa chiave di lettura, la provincia di Frosinone smette di essere periferia. Diventa snodo.

Colfelice, prima di tutto. L’impianto della SAF SpA non compare tra i beneficiari del recente bando regionale. A prima vista potrebbe sembrare un segnale di marginalità. In realtà è l’opposto. Colfelice resta uno dei pilastri del trattamento dell’indifferenziato nel Lazio meridionale. E proprio perché già esiste, perché è operativo, perché è dentro il sistema da anni, continuerà ad essere uno dei punti su cui tutto si regge.

Lo si è visto poche settimane fa. È bastato un blocco nel conferimento per mandare in crisi un’intera provincia. Novantuno Comuni coinvolti, raccolta rallentata, tensioni immediate. Un equilibrio che regge finché tutto funziona, ma che non tollera inceppamenti.

Quel punto finale è il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio. È lì che si chiude una parte del ciclo. Ed è lì che si capisce quanto il sistema sia già interconnesso, anche se per anni è stato raccontato come diviso per territori.

Ma il vero cambio di passo non sta solo negli impianti esistenti. Sta in quelli che tornano. Perché dentro il nuovo piano c’è una verità che fino a ieri era sussurrata e oggi è scritta nero su bianco: la discarica di Roccasecca non è mai stata davvero fuori dal sistema. Formalmente ferma, tecnicamente sospesa, ma sempre presente nella geografia impiantistica del Lazio. E ora il piano la rimette ufficialmente al centro, prevedendo un ampliamento con circa 450.000 metri cubi di nuova capacità e inserendola tra le discariche strategiche per il prossimo quinquennio.

Non è una sorpresa per chi seguiva la vicenda. È la presa d’atto. E insieme a Roccasecca arriva anche un altro passaggio decisivo: la creazione di un ambito unico regionale che supera i confini provinciali. Tradotto ancora più chiaramente: i rifiuti possono muoversi dove ci sono gli impianti.

A questo punto il quadro si completa. Perché mentre Roccasecca torna disponibile come punto finale, a monte si stanno rafforzando gli impianti. Il caso più evidente è Sora, dove la Società Ambiente ha ottenuto un finanziamento da 5 milioni di euro per il progetto “Sora Circolare 2.6”. Una nuova linea da circa 12 mila tonnellate annue, più tecnologia, più capacità.

E qui entra in gioco la logica industriale, quella che non si trova nei comunicati. Un impianto che cresce deve lavorare. Non può restare mezzo vuoto. E per lavorare ha bisogno di rifiuti. Lo stesso schema si intravede ad Anagni, con ampliamenti e nuovi impianti legati al trattamento dell’organico e alla produzione di biometano. Anche lì la direzione è una sola: aumentare la capacità. E quando la capacità cresce, i flussi si muovono.

A questo punto la domanda cambia. Non è più se arriveranno rifiuti da altri territori. La domanda diventa: dove andranno. Perché un sistema integrato non lascia spazi vuoti. Li riempie.

E la provincia di Frosinone oggi si trova esattamente lì. In mezzo. Colfelice operativo. Sora in espansione. Anagni in crescita. Roccasecca che torna. San Vittore nodo finale. Non è più un territorio che osserva. È uno dei territori su cui il sistema si regge.

E quando un sistema si regge su un territorio, quel territorio difficilmente resta neutrale. Il Piano rifiuti approvato ieri non porta domani nuovi camion sulle strade della Ciociaria. Ma cambia le condizioni perché questo possa accadere. E forse, più che nei numeri, la svolta sta proprio lì: nel passaggio da un sistema che si raccontava locale a uno che, nei fatti, è già diventato regionale.

La partita vera si giocherà nei prossimi mesi, quando il piano arriverà in Consiglio regionale e inizierà il confronto con i territori. È lì che si capirà se la Ciociaria sarà parte della soluzione o se sarà chiamata, ancora una volta, a sostenerne il peso. Perché tra la teoria di un sistema autosufficiente e la realtà di un territorio che ospita gli impianti c’è sempre una distanza. E quella distanza, quasi sempre, la colma chi vive accanto a quelle strutture. Non chi le presenta in conferenza stampa.