CIOCIARIA - NOVE BANDIERE ARANCIONI
- Tommaso Villa
Nove Bandiere Arancioni in provincia di Frosinone sono certamente un risultato importante. Significa che nove località del territorio hanno ottenuto dal Touring Club Italiano un riconoscimento che certifica qualità dell’accoglienza, patrimonio, servizi, ambiente e capacità di valorizzazione turistica. Ma un riconoscimento acquista davvero valore soltanto nel momento in cui viene utilizzato.
La domanda nasce osservando quanto sta accadendo con la Caccia ai Tesori Arancioni, l’iniziativa nazionale organizzata dal Touring Club Italiano per il prossimo 4 ottobre, costruita proprio per far conoscere i territori insigniti della Bandiera Arancione attraverso percorsi, visite, tradizioni, prodotti locali, monumenti e curiosità. Un evento nazionale che mette a disposizione dei Comuni appartenenti alla rete uno strumento già confezionato di promozione territoriale.
Eppure, alla data del 12 settembre, tra i Comuni partecipanti non compare nessuna località della provincia di Frosinone. Arpino, Atina, Castro dei Volsci, Collepardo, Guarcino, Picinisco, San Donato Val di Comino, Trevi nel Lazio e Vico nel Lazio possono vantare la Bandiera Arancione, ma almeno nell’elenco pubblicato finora nessuno compare tra i partecipanti alla giornata nazionale del 4 ottobre. Ed è questo il dato che dovrebbe far riflettere. Non perché ogni Comune debba obbligatoriamente aderire a ogni iniziativa proposta dal Touring Club e neppure perché conosciamo le ragioni delle singole amministrazioni. Potrebbero esserci problemi organizzativi, scelte differenti, difficoltà operative oppure adesioni ancora possibili. Questo oggi non lo sappiamo. Quello che sappiamo è un altro fatto: nove Comuni possiedono il riconoscimento e nessuno, al momento, compare nell’iniziativa nazionale pensata proprio per promuovere quei territori.
A cosa serve una Bandiera Arancione?
Se diventa semplicemente un logo da inserire sul sito istituzionale, una targa da mostrare all’ingresso del paese o una fotografia da pubblicare nel momento della consegna, il rischio è evidente: il riconoscimento si trasforma in un fregio, in una medaglia da appuntarsi sul petto e mostrare con soddisfazione. Ma la Bandiera Arancione nasce per essere altro. Dovrebbe essere uno strumento di promozione, consentire a un piccolo Comune di entrare in un circuito nazionale che da solo difficilmente riuscirebbe a costruire, permettere di sfruttare il marchio Touring, la sua capacità di comunicazione, le iniziative comuni, i percorsi nazionali e la visibilità offerta dalla rete. In altre parole, il vero valore della Bandiera Arancione non dovrebbe essere soltanto averla ottenuta, ma soprattutto ciò che si riesce a fare dopo averla ottenuta.
Ed è qui che la situazione della provincia di Frosinone diventa interessante. Negli ultimi anni si è lavorato molto per aumentare il numero delle località certificate. Progetti territoriali, candidature, valutazioni e collaborazioni istituzionali hanno consentito alla provincia di arrivare a nove Bandiere Arancioni. È un patrimonio, ma un patrimonio va messo a reddito, almeno dal punto di vista turistico. Perché il problema della Ciociaria non è soltanto avere luoghi da visitare: li abbiamo. Il problema è trasformare questi luoghi in una destinazione capace di attirare visitatori, trattenerli sul territorio, farli pernottare, mangiare nei ristoranti, acquistare prodotti locali e visitare più Comuni durante lo stesso viaggio. Se nove Comuni della stessa provincia appartengono alla medesima rete nazionale, la vera opportunità sarebbe utilizzarla come sistema: non nove Bandiere separate, ma nove porte d’ingresso alla Ciociaria.
Il riconoscimento dovrebbe essere l’inizio, non la fine
Quando un Comune conquista una Bandiera Arancione, spesso la notizia viene giustamente celebrata. Ma la cerimonia di consegna non dovrebbe rappresentare il traguardo, bensì il punto di partenza. Da quel momento bisognerebbe chiedersi quante iniziative della rete vengono utilizzate, quanti visitatori vengono intercettati, quali percorsi vengono costruiti, quale promozione viene realizzata e quale ritorno economico arriva alle attività locali. Perché è questo che alla fine interessa davvero a un territorio: non il numero delle targhe appese, ma il numero delle persone che arrivano.
La Caccia ai Tesori Arancioni rappresenta soltanto un esempio, forse neppure il più importante, ma è un esempio utile perché rende evidente il problema. Il Touring Club organizza una manifestazione nazionale dedicata esclusivamente alle località appartenenti alla rete; la provincia di Frosinone dispone di nove località certificate e al 12 settembre nessuna di queste compare tra quelle aderenti. Non sappiamo ancora perché, ed è corretto dirlo. Ma proprio per questo sarebbe interessante conoscere le ragioni delle amministrazioni e capire soprattutto come viene utilizzata durante l’anno l’appartenenza alla rete delle Bandiere Arancioni. Perché il punto non è partecipare o meno a una singola caccia al tesoro. Il punto è capire se consideriamo questi riconoscimenti strumenti di politica turistica oppure semplicemente attestati di prestigio. Nel primo caso diventano un investimento. Nel secondo rischiano di diventare soltanto una collezione. E un territorio come la Ciociaria, che continua a cercare una propria identità turistica riconoscibile, non può permettersi di collezionare marchi senza trasformarli in opportunità.
Una Bandiera Arancione ha valore quando viene conquistata. Ma acquista il suo vero significato quando viene utilizzata.