CIOCIARIA - LA ZES E I BRUSCOLINI DI RIGHINI
- Tommaso Villa
Se vogliamo dire che va tutto bene, diciamolo. Facciamo finta che il Lazio tenga, che le distanze si stiano accorciando, che anche le nostre province siano dentro una traiettoria di crescita. È una narrazione comoda. Funziona. Ma dura poco, il tempo di aprire un comunicato ufficiale e leggere due numeri.
Il 20 marzo 2026 Unioncamere insieme al Centro Studi Guglielmo Tagliacarne ha pubblicato un’analisi sul reddito disponibile delle famiglie. Tradotto: quanti soldi restano davvero in tasca alle persone. Non il PIL, non l’export, non i grandi numeri. La vita reale.
L’Italia cresce, questo è vero. Nel 2024 il reddito aumenta. Anche il Sud fa meglio del Centro-Nord. Ma il problema non è la crescita. È la distanza. Perché mentre qualcuno recupera qualche punto percentuale, il divario resta lì, fermo, enorme. Il Nord continua a correre su un altro livello.
Dentro questo quadro c’è il Lazio. E già qui le cose iniziano a cambiare. Roma è Roma. Oltre 26 mila euro a testa. Un sistema che tiene, che concentra lavoro, servizi, opportunità. Un mondo a parte. Poi, però, si esce dal raccordo anulare e il film cambia. Viterbo si ferma sotto i 20 mila euro. Latina anche. Rieti scende ancora. Numeri che non raccontano un crollo, ma nemmeno una rincorsa. Raccontano una normalità che, altrove, normale non è più da tempo. E poi c’è Frosinone.
Qui il dato non ha bisogno di interpretazioni. Poco meno di 16 mila euro pro capite. Centoduesima posizione su centosette province. Tradotto ancora: ultimi. Non per un anno, non per un incidente. Ultimi dentro una tendenza che si ripete.
E allora la domanda non è se si cresce o meno. La domanda è: dove finisce quello che si produce? Perché Frosinone produce. Le fabbriche ci sono, l’export tiene, il sistema industriale non è scomparso. Ma quella ricchezza non diventa reddito diffuso. Non si trasforma in capacità di spesa. Non resta sul territorio.
È qui che il dato diventa politico, anche se nasce tecnico. Perché un territorio che lavora ma non trattiene valore è un territorio che, lentamente, si svuota. Non solo di soldi, ma di prospettiva. E allora tutto il resto diventa secondario. Le percentuali, i confronti, le classifiche. Conta una cosa sola: quanto resta alle persone. Poco.
E quel poco basta per capire che il problema non è di oggi. È strutturale. Poi, certo, possiamo continuare a raccontarci altro. Possiamo dire che non servono strumenti straordinari. Che Frosinone non ha bisogno di una ZES. Che le misure compensative bastano. Che quei pochi interventi "i bruscolini di Righini" (li ricordate? https://www.pennaespada.it/la-regione-accorda-un-misero-contributo-annuale-ai-comuni) sono sufficienti a invertire la rotta. Possiamo dirlo. A voi trarre le conclusioni.