CALCIO - QUANDO UN ISOLANO ANDO' ALLA JUVENTUS

  • Tommaso Villa

Antonio D'Ambrosio, classe 1956 come Paolo Rossi, da Isola del Liri in un attimo ha ripercorso 50 anni: "Nessun rimpianto, ho vissuto un'avventura straordinaria ad occhi aperti giocando con la Juventus".

In questa vicenda non ci sono né vinti, nè vincitori, nessun rimpianto di ciò che poteva essere e non è stato, è , semplicemente, la storia di un’avventura straordinaria vissuta ad occhi aperti giocando con grandi campioni. Antonio D’Ambrosio cresciuto ad Isola del Liri, classe 1956, la stessa di Paolo Rossi come sottolinerà spesso nella sua intervista, giocava a Villar Perosa con Zoff che difendeva la sua porta e di fronte aveva come avversari Capello, Causio, Furino, Bettega.

La sua partitella del giovedì era identica a quella nostra dove ai giardinetti incontravi i tuoi compagni di classe e del quartiere; lui, invece, con il suo idolo che aveva inchiodato al muro in un gigantesco poster nella sua cameretta ci giovava sul serio. Antonio D’Ambrosio nasce a Balsorano (Aq) il primo gennaio 1956 da genitori di Isola del Liri, papà Carlo impiegato nella Società Romana (che di li a poco diventerà Enel), e mamma Maria Marziale, casalinga.

E’ il secondogenito, suo fratello Alfredo nasce nel 1950 e le sue due sorelle gemelle Loredana e Roberta nel 1959. A 14 anni negli allievi dell’Isola Liri viene notato da Mario Pantano (per tutti in città Boschetto). Lo porterà ad un raduno regionale a Roma dove sarà acquistato dal Torino. La somma pattuita per il suo trasferimento sarà di 400 mila lire comprese due forniture di completi da calcio per la squadra dell’Isola Liri.

Il giovanotto viene parcheggiato all’Andrea Doria a Roma Nord un campo vicino a Ponte Milvio. :”Fu difficile conciliare tutto – racconta D’Ambrosio – un’ora e mezza per andare ed un’ora e mezza per tornare con il pullman Forletta e Polsinelli, a volte mi accompagnava Boschetto ma fu un anno di grossi sacrifici”.

L’anno successivo, e siamo nel 1971, il Torino lo cedette a titolo definitivo alla Tevere Roma. In quella stagione fu convocato nella Rappresentativa Laziale Allievi in un triangolare a Ladispoli. Nell’undici titolare nella sua squadra c’erano anche Agostino Di Bartolomei e Bruno Conti. Nello stesso anno due provini a Torino. Nel primo furono 40 ad essere visionati dalla Juventus, nel secondo solo in 14 e D’Ambrosio era tra i convocati :” Nel secondo provino fu il fato a metterci le mani – racconta Antonio D’Ambrosio – perché io giocavo dietro le punte ed ad uno scambio fuori area chiesi l’uno-due con il mio compagno di squadra che era Paolo Rossi, anche lui in prova quel giorno, entrai in area dalla sinistra e lasciai partire un diagonale di sinistro che si insaccò al palo opposto. Credo che quel gol abbia deciso le sorti del mio provino”.

Antonio ha le spalle larghe è un giovanotto di un metro e settantasei e pesa 70 chilogrammi, non ha ancora compiuto 16 anni. Il trasferimento in bianconero viene messo nero su bianco nel 1972 :”Ho trascorso due anni al Pensionato di Villar Perosa, andavamo a scuola a Pinerolo ed il pomeriggio ci allenavamo. Conclusi gli anni degli Allievi e Beretti, il terzo anno nel campionato Primavera ci trasferimmo a Torino, dove avevamo un appartamento.

Il giovedì giocavamo sempre contro la Juventus con Zoff che giocava in porta a noi e contro c’erano Causio, Capello, Furino, Gentile … inutile che ve li dico tutti tanto è la Juve di Trappatoni. In squadra con me giocava Paolo Rossi, Gianpiero Gasperini, Sergio Brio, Luciano Marangon, Domenico Marocchino, Vinicio Verza, Giuseppe Pillon”. I tempi sono maturi ed il giovane D’Ambrosio a 18 anni debutta in prima squadra in un’amichevole a Perugia. E’ il 1974 l’Italia di Valcareggi è al Mondiale in Germania.

E’ tempo di andare nei campionati minori per “farsi le ossa” ed Antonio sceglie la strada più facile per tornare vicino casa. Va in prestito in serie D all’Aquila. :”Erano 5 anni che stavo lontano da casa e da solo – racconta – l’Aquila mi sembrò un buon compromesso per stare con la mia famiglia, all’epoca C e D non c’era molta differenza. Un errore di valutazione che mi ha pregiudicato tutto, dovevo pensarci meglio è andata così. Rientrai a Torino e fui girato in prestito ad altre squadre, poi arrivai all’Aosta sempre in serie D. Avevo 26 anni. Paolo Rossi era diventato l’eore di Argentina ’78 e li capìì che con il calcio il treno era passato.

MI proposero un posto in banca a Torino e non ci pensai due volte accettai e così ho concluso la mia carriera da giocatore. Una cosa va sottolineata, però, in un settore giovanile ne possono uscire uno due di giocatori in un anno, nella mia squadra ne uscirono sette da Paolo Rossi, a Marangon, a Brio, a Gasperini, a Pillon, a Miani. Non ho mai creduto di essere un predestinato, ho vissuto il momento, la gioia di giocare a calcio in un ambiente come la Juve”.

Oggi Antonio D’Ambrosio vive ad Avezzano dove si è sposato con Nevia nel 1992 ed ha due figli Serena, che accompagnerà all’altare tra qualche settimana ed Andrea.

(Testo e foto dal profilo del collega Gianpiero Pizzuti)