CASSINO - IN MEMORIA DI CLAUDIO COCCOLUTO

  • Tommaso Villa

Ci sono storie che raccontano molto più di una semplice intitolazione. Storie che parlano di memoria, identità e riconoscenza. La vicenda di Claudio Coccoluto è una di queste. In questi giorni Roma ha avviato l'iter per dedicare una strada o una piazza a uno dei più grandi protagonisti della musica elettronica italiana. Una scelta che rende onore a un artista capace di attraversare oltre quarant'anni di carriera, contribuendo a fare della Capitale uno dei punti di riferimento della scena elettronica internazionale.

Fin qui nulla da eccepire. Anzi. Ma mentre Roma si prepara a ricordarlo ufficialmente, una domanda sorge spontanea dalle nostre parti: e Cassino? Perché Claudio Coccoluto non era soltanto un nome conosciuto nei club di mezzo mondo. Non era soltanto il fondatore del Goa o il dj che portava l'Italia nelle consolle più prestigiose d'Europa. Era anche un uomo che aveva scelto di vivere a Cassino. Qui aveva costruito la sua dimensione familiare. Qui aveva deciso di tornare dopo i viaggi, i concerti e il successo. Qui si è spento il 2 marzo del 2021. Qui riposa.

Eppure, a distanza di anni dalla sua scomparsa, il territorio che lui aveva scelto come casa non sembra aver ancora trovato il modo di trasformare quel legame in memoria pubblica. Non è una questione di targhe o di cerimonie. Non è nemmeno una gara tra Roma e Cassino.

È una questione di consapevolezza. Perché troppo spesso la provincia di Frosinone scopre il valore delle proprie eccellenze soltanto quando vengono celebrate altrove. Accade nello sport, accade nella cultura, accade nell'arte. Si aspetta che sia qualcun altro a riconoscerne l'importanza e solo dopo ci si rende conto di ciò che si è avuto accanto.

Claudio Coccoluto non appartiene soltanto alla storia della musica elettronica. Appartiene anche alla storia contemporanea del nostro territorio. In un'epoca in cui si parla continuamente di attrattività, cultura e promozione del territorio, sarebbe forse il caso di ricordare che le comunità crescono anche attraverso la capacità di custodire la memoria delle persone che ne hanno segnato la storia.

Roma lo ha capito e si muove. Cassino e l'intera provincia di Frosinone hanno ancora l'occasione di dimostrare che il legame con Claudio Coccoluto non era soltanto geografico, ma anche culturale e umano. Perché la memoria non vive nei social per qualche giorno. Vive nei luoghi, nei gesti e nelle scelte di una comunità.

E quando una comunità dimentica i propri protagonisti, rischia di dimenticare anche una parte di sé stessa.