AMBIENTE - IL DEPURATORE FANTASMA DI ISOLA LIRI
- Tommaso Villa
Il depuratore fantasma di Isola del Liri: sedici milioni di promesse e un fiume che continua a subire. Ci sono storie che si trascinano per anni tra le scartoffie della burocrazia e le luci dei riflettori della politica locale, trasformandosi in veri e propri monumenti all'inefficienza. Una di queste è la saga del depuratore che non c'è a Isola del Liri.
Un’opera di cui si parla ormai da tempo immemore, ciclicamente rispolverata durante le campagne elettorali o nei comunicati stampa trionfali. Tutti ricordano le passerelle politiche e le dichiarazioni entusiastiche che annunciavano lo sblocco di un mega-finanziamento da ben 16.000.000 di euro.
Una cifra monstre che avrebbe dovuto mettere la parola "fine" al disastro ambientale che si consuma sotto gli occhi di tutti. L’iter delle autorizzazioni, a quanto pare, è persino andato avanti, superando i vari scogli burocratici. Eppure, i lavori per la costruzione dell’impianto non partono. Viene da chiedersi: manca ancora qualche "benedizione" dall'alto per far muovere i primi cantieri?
Nel frattempo, la realtà è ben diversa dai faldoni depositati negli uffici regionali e comunali. Le denunce per inquinamento del fiume Liri, presentate con costanza e dati alla mano da Fare Verde Provincia di Frosinone APS, sembrano giacere nel dimenticatoio dei tavoli istituzionali.
Nel silenzio generale, si assiste a un paradosso grottesco: il gestore del servizio idrico integrato continua imperterrito a scaricare i reflui urbani "tali e quali" direttamente nel corso d'acqua. Il tutto nell'indifferenza e con il "silenzio assenso" di chi dovrebbe vigilare e tutelare la salute pubblica e l'ambiente.
Si è venuta a creare, di fatto, una paradossale e inaccettabile "zona di non punibilità" per chi inquina utilizzando i canali dei reflui urbani. Una disparità di trattamento che salta subito all'occhio se si fa un banale paragone: se a scaricare abusivamente nel fiume fosse una "normale" azienda privata, nel giro di poche ore scatterebbero controlli rigorosi, sequestri preventivi dello stabilimento e sanzioni economiche pesantissime. Quando invece l'inquinamento è sistematico, pubblico e reiterato da anni tramite la rete fognaria, tutto si muove al rallentatore, se non si ferma del tutto.
A noi questa differenza di trattamento non piace affatto. Non può piacere a nessuno che abbia a cuore la legalità e la salute del territorio, soprattutto di fronte a condotte che si ripetono nel tempo configurando reati gravi.
La legge italiana, del resto, parla chiaro e non fa distinzioni tra pubblico e privato. L’articolo 452-bis del Codice Penale (Inquinamento ambientale) punisce con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 10.000 a 100.000 euro chiunque abusivamente cagioni una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:
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- Delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;
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- Di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.
Il deterioramento delle acque del Liri è sotto gli occhi di tutti, dunque i presupposti della norma sembrerebbero esserci tutti. Ma forse, guardando all'immobilismo che avvolge il progetto del depuratore di Isola del Liri, sorge il dubbio amaro che questa legge non sia uguale per tutti.
I cittadini e le associazioni aspettano risposte concrete, non più passerelle: i 16 milioni di euro si trasformino in cemento e tecnologia per la depurazione, prima che del fiume rimanga solo il ricordo.
Tutto ciò mentre chi dovrebbe intervenirre, per ruolo e dovere iustituzionale, continua a giarsi dall'altra parte.