FUMONE - I MISTERI E LE LEGGENDE DEL CASTELLO
- Tommaso Villa
Ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere inventati. Luoghi dove la realtà è già più potente della fantasia. Arroccato sopra uno sperone roccioso della Ciociaria, dominante sulla valle e circondato da nebbie, silenzi e montagne, il Castello Longhi-De Paolis sembra uscito da una sceneggiatura Netflix. E invece è tutto vero.
Un castello medievale ancora abitato. Una prigione papale di massima sicurezza. Un papa morto in cattività. Un antipapa scomparso nel nulla. Fantasmi. Segreti. Leggende nere. Il corpo imbalsamato di un bambino custodito ancora oggi dentro quelle mura. Sembra fiction. È la Ciociaria.
Per secoli Fumone fu la principale fortezza militare dello Stato Pontificio nel basso Lazio. Una rocca considerata praticamente inespugnabile, utilizzata come punto strategico di controllo e soprattutto come carcere per i prigionieri più delicati della Chiesa. Da qui nasce anche il celebre detto: “Quando Fumone fuma, tutta la campagna trema”. Le fumate di segnalazione partivano dalla torre più alta per avvertire l’intero territorio dell’arrivo di eserciti nemici lungo la Via Casilina.
Ma è tra il XII e il XIII secolo che il castello entra definitivamente nella storia oscura d’Italia. Nel 1121 vi venne rinchiuso Maurizio Burdino, conosciuto come l’Antipapa Gregorio VIII. Morì prigioniero dentro la fortezza e il suo corpo, secondo le cronache, non fu mai più ritrovato. Già qui ci sarebbe materiale sufficiente per una serie televisiva. Ma il vero cuore nero di Fumone arriva nel 1295.
Quando tra quelle mura venne imprigionato Papa Celestino V, il papa del “gran rifiuto”, il pontefice che rinunciò al soglio pontificio entrando per sempre nella storia e nella Divina Commedia di Dante. Celestino V venne condotto a Fumone dopo la sua abdicazione, probabilmente per volontà del suo successore Bonifacio VIII, che temeva il suo ritorno sulla scena politica e religiosa. La sua cella esiste ancora oggi. Una piccola intercapedine tra torri medievali dove il pontefice trascorse gli ultimi dieci mesi della sua vita praticamente murato vivo. Ed è qui che storia e leggenda iniziano a fondersi.
Secondo le cronache del castello, al momento della morte di Celestino V apparve una croce luminosa sospesa davanti alla sua cella. Da quel momento Fumone smise di essere soltanto una fortezza militare. Diventò un luogo avvolto dal mistero. Da quel momento Fumone smise di essere soltanto una fortezza militare.
Diventò un luogo avvolto dal mistero. Attorno al castello iniziarono a moltiplicarsi racconti oscuri, storie tramandate per generazioni e leggende che ancora oggi accompagnano ogni visita tra quelle mura. La più inquietante è probabilmente quella del cosiddetto “Pozzo delle Vergini”.
Un profondo pozzo sotterraneo legato, secondo la tradizione popolare, a racconti di giovani donne rinchiuse o fatte sparire nel castello. Tra storia e leggenda, il Pozzo delle Vergini è diventato nei secoli uno dei simboli più oscuri di Fumone. Nessuno sa con certezza dove finisca la realtà e dove inizi il mito.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui il castello continua ancora oggi a inquietare e affascinare visitatori provenienti da tutta Italia. Ma la storia più inquietante del castello arriva secoli dopo, con la famiglia Longhi. Ancora oggi, durante la visita del castello, si entra in una stanza dove è custodito il corpo imbalsamato del piccolo Francesco Longhi, il cosiddetto “marchesino di Fumone”.
La leggenda racconta che il bambino, unico erede maschio della famiglia, venne lentamente avvelenato dalle sue sette sorelle per motivi di eredità. Aveva appena cinque anni. La madre, Emilia Caetani Longhi, distrutta dal dolore, si rifiutò di seppellirlo e ne ordinò l’imbalsamazione. E qui la realtà supera davvero qualsiasi fiction. Perché il piccolo corpo è ancora lì. Conservato dentro il castello. Visibile. Reale.
Attorno alla sua figura, nei secoli, sono nate storie di pianti notturni, rumori inspiegabili, apparizioni e presenze misteriose. Ed è proprio questo che colpisce. Fumone non è un set cinematografico costruito artificialmente. Non è una leggenda inventata per attrarre turisti. È un luogo autentico dove storia, religione, politica medievale e immaginario popolare si sono intrecciati per quasi mille anni.
E forse il vero paradosso è proprio questo. Mentre all’estero costruiscono serie televisive su castelli immaginari e leggende inventate, la Ciociaria possiede già tutto: una fortezza medievale vera, un papa prigioniero, un antipapa scomparso, stanze segrete, leggende di fantasmi, una mummia infantile, corridoi sotterranei, racconti tramandati da secoli. Materiale narrativo puro. Materiale da docu-serie internazionale. Eppure troppo spesso continuiamo a raccontare questi luoghi come semplici “curiosità locali”, quasi vergognandoci della forza della nostra storia.
Forse invece dovremmo iniziare a capire che la Ciociaria non ha bisogno di inventarsi nulla. Perché certe storie esistono già.