ECONOMIA - TANTE CORNICI, POCHI QUADRI

  • Tommaso Villa

Negli ultimi mesi la Regione Lazio ha rimesso mano a tutto: la revisione del POR 2021-2027 è stata chiusa, diversi assessorati sono stati riorganizzati, i processi amministrativi hanno trovato un ritmo più lineare e — soprattutto — è arrivata la firma sulla Zona Logistica Semplificata. Un quadro che, visto da fuori, dà l’idea di una macchina che finalmente ha ritrovato ordine dopo anni di rallentamenti e ritardi.

Benissimo, ne prendiamo atto. Ma qui, nella provincia di Frosinone e nella media Valle del Liri, non ci bastano le cornici istituzionali, gli annunci o gli strumenti “potenzialmente” utili. Noi chiediamo ricadute reali. Tangibili. Misurabili sul territorio.

E il punto è semplice: se davvero oggi ci sono tutti questi strumenti, allora vogliamo vedere come vengono distribuiti. Perché fino ad ora la nostra area ha sempre fatto la sua parte senza ricevere la stessa attenzione che viene riservata ad altri territori più fortunati o più vicini ai palazzi romani.

Il distretto tessile che va da Ceprano a Sora, passando per Arce, Fontana Liri, Arpino e Isola del Liri, non è un dettaglio di questa provincia: è l’unico polo tessile vero che il Lazio possiede.

Ha una filiera completa, competenze storiche, imprese che resistono da decenni senza mai prendere scorciatoie. E soprattutto non è fatto da grandi gruppi che aprono e chiudono stabilimenti seguendo la direzione del vento.

Qui il tessile lo mandano avanti piccoli e medi imprenditori che quando investono ci mettono la faccia, la firma e spesso anche la loro casa come garanzia. Gente che rischia davvero, non manager che scappano al primo cambio di mercato.

E allora, in un momento in cui la Regione annuncia strumenti, fondi, semplificazioni e nuove opportunità, la domanda è inevitabile:

Perché non si rifinanzia la Legge 36?

La 36 è l’unica norma che sostiene questa filiera in modo concreto. L’unica che permette alle imprese di innovare, assumere, digitalizzare, internazionalizzare. L’unica che guarda ai territori che producono davvero, non a quelli che vivono di presentazioni PowerPoint e grandi promesse.

Senza la 36, anche la ZLS rimane un contenitore vuoto: bella da vedere, ma senza contenuto. Con la 36, invece, il territorio si rimette in moto davvero.

  • Non chiediamo privilegi.
  • Non chiediamo strade preferenziali.
  • Chiediamo semplicemente che le risorse seguano la realtà: dove c’è lavoro vero, rischio vero, industria vera.

La media Valle del Liri questo lo ha sempre garantito. Ora tocca alla Regione garantire il resto: che quando dice “gli strumenti ci sono”, non sia solo una frase da conferenza stampa.

Rifinanziare la Legge 36 non è una scelta politica: è un dovere verso chi, per mantenere aperte le aziende, ci mette perfino la casa.