CASSINO - IL COMUNE SCONFIGGE ACQUA CAMPANIA
- Tommaso Villa
E’ finalmente giunta la svolta definitiva per la complessa e pluriennale vicenda giudiziaria che vedeva contrapposti il Comune di Cassino e la società Acqua Campania. La Corte di Cassazione ha pronunciato la sentenza finale, chiudendo un contenzioso durato circa 20 anni e sancendo la piena vittoria del nostro Ente locale.
Una pronuncia che fa tirare un grande sospiro di sollievo. Una soccombenza, infatti, avrebbe costretto le casse comunali a versare circa 620mila euro alla società campana, con un impatto economico e finanziario onerosissimo per la città.
Nella, nella fase finale del giudizio dinanzi alla Suprema Corte, l’azione di patrocinio legale condotta dall’avvocato Luigi Montanelli, che ha difeso con determinazione e rigore professionale le ragioni del Comune.
Grande la soddisfazione del sindaco Enzo Salera. In veste di assessore al Bilancio della giunta Petrarcone, fu proprio l’attuale sindaco a prendere in mano la delicata matassa. Sfruttando le sue ben note competenze professionali da commercialista, Salera impostò la strategia economico-finanziaria per il prosieguo della causa, ponendo basi solide che si sono rivelate determinanti per l’esito finale. La vicenda processuale risale al 2006. Acqua Campania s.p.a., con sede a Napoli, pretendeva dal Comune il pagamento di 465.742,43 euro, oltre gli interessi a titolo di Iva da essa anticipata sull’acqua potabile (330 litri al secondo) fornita gratuitamente al Comune. La citazione fu presentata davanti al Tribunale di Cassino. La Società campana esponeva di essere la Concessionaria della Regione Campania in virtù di una convenzione del 16 Novembre 1998 che da un lato l’autorizzava all’approvvigionamento idrico anche dalla falda del fiume Gari, dall’altro alla fornitura gratuita al Comune di 330 litri di acqua al secondo. Nonostante la gratuità, la Concessionaria pretendeva la restituzione dell’Iva, da essa anticipata, in forza di un parere dell’Agenzia delle Entrate di Napoli secondo la quale l’Iva era dovuta. Richiamando e condividendo quel parere, il Tribunale di Cassino il 9 maggio del 2011 condannava il Comune al versamento di 465.742, 43 euro oltre gli interessi in favore di Acqua Campania e pure a rimborsare le spese del giudizio.
La sentenza veniva impugnata dall’Amministrazione comunale Petrarcone, da poco insediata, davanti alla Corte d’Appello di Roma che con sentenza del 2018 accoglieva l’appello e rigettava la domanda iniziale di Acqua Campania che faceva ricorso in Cassazione. Naturalmente il Comune di Cassino si costituiva e resisteva al ricorso avversario.
La Suprema Corte ha condiviso le difese del Comune e ha rigettato il ricorso di Acqua Campania ponendo la parola fine ad un contenzioso protrattosi per vent’anni. Un contenzioso che, in caso avverso, aggiungendo gli oltre 150 mila euro di interessi ai 465mila e rotti euro iniziali, avrebbe costretto il Comune a pagare 620mila euro, o giù di lì. Un salasso per le casse comunali. “Come non essere profondamente soddisfatti per questo risultato straordinario – ha detto Enzo Salera – Sventare una richiesta risarcitoria di tale portata significa tutelare il bilancio comunale, i soldi dei cittadini. E’ la vittoria del buon lavoro, della competenza e della tenacia nel difendere gli interessi pubblici”.