FROSINONE/CASSINO - ECCO QUANTO COSTANO LE DUE FERMATE TAV

  • Tommaso Villa

Il Frecciarossa continuerà a fermare a Frosinone e Cassino anche nel 2026.

La Regione Lazio ha rinnovato il servizio dentro quell’accordo decennale firmato nel 2023 con Trenitalia, una cosa che va comunque riconfermata ogni anno, ma che ci permette di restare agganciati al resto d’Italia senza aspettare chissà quali miracoli infrastrutturali. E già questo, per un territorio come il nostro, è una boccata d’aria.

La notizia è una di quelle buone, che fanno quasi strano da quanto siamo abituati a ricevere il contrario. Perché chi è rimasto per decenni fuori dalle grandi linee ferroviarie, ogni fermata che conquista la vive come un risarcimento, più che come un regalo. E non è per fare polemica, basta guardare i tempi di viaggio.

Da Frosinone a Roma ci si arriva in mezz’ora, da Cassino in un’ora più o meno. Napoli si raggiunge in meno di un’ora da entrambe. Per molti questo significa riuscire a lavorare, studiare, rientrare la sera senza perdere metà della giornata sui treni. Nel mondo di oggi, dove il tempo ti scappa da sotto le mani, queste cose valgono più di quanto sembrano.

Poi però c’è il “ma”, perché c’è sempre un “ma”.

Il Frecciarossa non si ferma qui perché gli siamo simpatici: si ferma perché qualcuno ci mette i soldi. L’Alta Velocità non è un treno regionale, non è un servizio pubblico tradizionale, non entra nei bandi. È un servizio commerciale. Tradotto: si ferma dove conviene, e quando non conviene, la Regione compra letteralmente i minuti, la traccia, la fermata.

E aggiungiamo un dettaglio che spesso viene ignorato: per servire Frosinone e Cassino, il Frecciarossa deve lasciare la linea AV ed entrare su quella ordinaria. Rallenta, arriva, riparte e deve poi reinserirsi sulla linea veloce. Non è una passeggiata tecnica: costa tempo. Parliamo di sette, dieci minuti, più tutta la parte fuori alta velocità. In totale siamo intorno ai quaranta minuti di “penalità”. E questo tempo, ovviamente, va compensato.

Per il 2025 la Regione Lazio ha stanziato 2.453.000 euro. Due corse al giorno, tutti i giorni dell’anno. Se lo dividiamo per 365, viene fuori che ogni giorno spendiamo 6.720 euro per non restare tagliati fuori. È tanto? È poco? Dipende da cosa guardi.

La domanda vera, quella che nessuno fa mai, è un’altra: quanto costa ogni passeggero?

I dati più recenti che siamo riusciti a recuperare sono quelli del primo semestre 2023. Fatti i conti su dodici mesi, parliamo di 105.392 passeggeri. La divisione storica è sempre più o meno la stessa: il 58% usa Frosinone, il 42% Cassino. E qui, basta un minimo di logica per capire come fare i conti: dividi l’investimento tra le due stazioni e lo rapporti ai passeggeri reali.

Il risultato è semplice e chiaro: Frosinone: circa 20 euro a passeggero. Cassino: circa 27 euro a passeggero. Media complessiva: 23 euro. Numeri, non opinioni.

Numeri che dicono che il servizio non è uno spreco, anzi migliora man mano che aumentano i viaggiatori. Numeri che dicono che quando una comunità cresce, i costi scendono. Quando una comunità resta ferma, si paga il doppio per avere molto meno.

Per anni ci siamo sentiti dire che la provincia “non è attrattiva”, che “non c’è domanda”, che “l’Alta Velocità qui non serve”. Eppure, quando metti i fatti sul tavolo, raccontano l’esatto contrario: un territorio che si muove, una direttrice che funziona, una domanda reale che cresce.

Alla fine, il Frecciarossa è un investimento. Costa, sì. Ma costa molto meno dell’immobilità che ci siamo portati sulle spalle per troppo tempo. E finché le persone continuano a salire su quei treni, la matematica mette a tacere la propaganda.

E se ancora qualcuno vuole spiegarci che tutto questo è un lusso, che “bisogna valutare bene”, che “forse non è prioritario”, la domanda da fare è una sola: ma quanto ci è costato, per anni, restare fuori dai treni che contano?