AMBIENTE - LA CIOCIARIA E' IN FIAMME

  • Tommaso Villa

In questi giorni, il territorio della Ciociaria – come gran parte d’Italia – sta bruciando. Dal 15 giugno al 26 luglio 2026, nella Provincia di Frosinone si sono verificati 94 incendi (di cui 40 boschivi). Il nostro territorio, come tutto il Paese, si prepara ad affrontare una nuova ondata di caldo, attesa già da metà settimana, mentre vaste aree restano sotto stretta osservazione per il rischio incendi. Le temperature in aumento e il vento rappresentano una combinazione particolarmente insidiosa dopo i numerosi roghi che hanno interessato la nostra Provincia.

Secondo EFFIS, il sistema europeo di monitoraggio degli incendi boschivi gestito dal Joint Research Centre della Commissione Europea nell’ambito del programma Copernicus, tra il 1° gennaio e il 22 luglio 2026 in Italia sono andati in fumo 36.600 ettari di territorio: una superficie che è circa l’80% superiore alla media dello stesso periodo tra il 2006 e il 2025. L’estensione complessiva delle aree percorse dal fuoco equivale a oltre 51 mila campi da calcio e mostra come, già a metà estate, la stagione degli incendi si collochi ben al di sopra della media storica. Anche il 2025 aveva lanciato un forte campanello d’allarme: secondo l’ISPRA, l’anno scorso gli incendi hanno percorso 965 km² di territorio italiano, quasi il doppio rispetto al 2024.

Gli incendi che stanno colpendo l’Italia, ma anche la Spagna e la Francia, non sono soltanto un’emergenza estiva. Sono il segnale di un fenomeno più profondo: un clima che cambia sta creando condizioni sempre più favorevoli alla diffusione del fuoco, mentre territori già vulnerabili diventano più esposti a eventi estremi. Raccontare questi episodi come la semplice conseguenza di un’estate “difficile” rischia di ridurre la portata del problema, che è in realtà il risultato dell’interazione tra attività umane, crisi climatica e fragilità del territorio.

La crisi climatica, di per sé, non accende gli incendi. In Italia la maggior parte dei roghi ha infatti origine dall’azione umana, attraverso comportamenti colposi o dolosi. Tuttavia, il riscaldamento globale sta modificando profondamente le condizioni in cui il fuoco si sviluppa: temperature più elevate, periodi di siccità più estesi e vegetazione più secca aumentano la probabilità che un singolo innesco si trasformi in un incendio esteso.

I dati scientifici ci mostrano una tendenza chiara: le condizioni favorevoli alla propagazione degli incendi si presentano per periodi sempre più lunghi dell’anno e il rischio aumenta in molte aree del Mediterraneo. Il danno, però, non si misura soltanto in ettari persi. Quando un incendio colpisce una foresta non vengono distrutti solo alberi: vengono compromessi habitat, biodiversità, capacità di assorbimento della CO₂, protezione del suolo e regolazione del ciclo dell’acqua. Lo scorso anno una parte significativa delle superfici bruciate ha interessato aree naturali protette, rendendo evidente la necessità di tutelare ecosistemi già sottoposti a forti pressioni.

Per Alleanza Verdi Sinistra Frosinone la gravità degli incendi dipende anche dal modo in cui governiamo il territorio. L’abbandono delle aree rurali, la perdita di pratiche di gestione sostenibile e la crescente vicinanza tra aree naturali e insediamenti urbani aumentano la vulnerabilità dei territori. Per questo non basta spegnere gli incendi quando sono già iniziati. Ogni estate l’attenzione si concentra, giustamente, sul lavoro di vigili del fuoco, volontari e squadre impegnate nelle operazioni di emergenza. Una strategia efficace non può, però, basarsi solo sulla risposta alle fiamme: deve mettere la prevenzione al centro. Prevenire significa gestire meglio i boschi, recuperare aree rurali abbandonate, ridurre i fattori di rischio, migliorare il monitoraggio del territorio e intervenire nelle zone dove abitazioni e aree naturali sono sempre più vicine.

La stessa Protezione Civile sottolinea la necessità di affiancare alla lotta attiva una prevenzione strutturata e continua. A questo punto ci troviamo davanti a un bivio: possiamo continuare a investire in costose misure di emergenza oppure intraprendere azioni strategiche e scientificamente fondate per prevenire questi disastri prima che si verifichino. Ecco come poterlo fare e perché dobbiamo agire subito:

Proteggere e ripristinare ecosistemi chiave come foreste naturali, aree umide e praterie, che forniscono servizi vitali e fungono da barriere antincendio naturali.

Incentivare una gestione forestale più vicina alla natura per rendere i popolamenti forestali più resistenti e resilienti, sostituendo le piantagioni più infiammabili con specie autoctone più resistenti al fuoco.

  • Rilanciare le pratiche agro-silvo-pastorali tradizionali per aumentare la biodiversità e ridurre il rischio di incendi boschivi sul territorio.
  • Ripopolare le specie faunistiche che si nutrono di vegetazione combustibile, contribuendo così a creare territori meno vulnerabili.
  • Investire in sistemi di allerta precoce e sostenere le comunità “fire-smart”, ovvero in grado di prevenire gli incendi boschivi, soprattutto nelle zone ad alto rischio.
  • È fondamentale abbandonare pratiche non sostenibili, come bruciare alberi per la bioenergia, e dare priorità a soluzioni basate sulla natura che riducano il rischio di incendi, proteggano la biodiversità e aumentino la resilienza dell’intero territorio. Sebbene gli incendi boschivi minaccino gli obiettivi climatici e ambientali, un’azione urgente e coordinata può rompere il circolo vizioso. Con gli investimenti giusti, l’Italia e l’Europa possono creare paesaggi più sicuri e più resilienti in grado di sostenere sia la natura che le comunità.

Proteggere le foreste significa anche aumentare la capacità dei territori di adattarsi alla crisi climatica. Boschi sani e resilienti sono una delle migliori difese naturali contro gli effetti del riscaldamento globale. Ma nessuna politica di adattamento potrà essere sufficiente se non si affronta la crisi climatica alla radice: ridurre rapidamente le emissioni di gas serra è indispensabile per limitare l’aumento delle temperature e impedire che condizioni sempre più estreme rendano gli incendi più frequenti, intensi e difficili da controllare.

Oggi l’Italia non ha più un’efficace organizzazione di prevenzione e spegnimento degli incendi. L’abolizione del Corpo Forestale dello Stato ha disperso competenze e professionalità e ha indebolito il sistema. La prevenzione è praticamente scomparsa: si aspetta che gli incendi divampino e quasi che si spengano da soli. I numeri parlano da soli: quando operava il Corpo Forestale, per ogni incendio boschivo bruciavano in media 7,5 ettari; oggi si superano i 40 ettari per incendio, con roghi che durano giorni e costi enormi per il noleggio di mezzi aerei privati. L’Italia brucia anche perché ha smantellato la sua Forestale, sostituendo un modello fondato sulla prevenzione e sull’intervento rapido con uno che si dimostra sempre più inefficace.

Come Alleanza Verdi Sinistra Frosinone crediamo che una seria politica preventiva possa abbattere contestualmente costi di intervento e danni ambientali, magari coinvolgendo le stesse associazioni di protezione civile attualmente impegnate nelle opere di spegnimento e bonifica dei luoghi. Ricordiamo che nelle aree interessate dagli incendi insistono precisi vincoli di legge: il divieto decennale di realizzare edifici, strutture e infrastrutture finalizzate a insediamenti civili ed attività produttive; il divieto quinquennale di esercitare sui soprassuoli attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse pubbliche; il divieto decennale di pascolo e caccia. Un ulteriore vincolo, presente nell’art. 10, comma 5 della Legge quadro, è il divieto di compiere azioni che anche solo potenzialmente potrebbero causare un incendio, limitatamente alle aree e ai periodi di rischio.

È essenziale l’applicazione rigorosa della legge sugli incendi (L. 353/2000): i Comuni sono tenuti ad aggiornare annualmente un elenco delle aree percorse dal fuoco, con relativa localizzazione su mappa. Tra aprile e giugno le Amministrazioni devono acquisire i dati dell’anno precedente e stilare l’elenco provvisorio. Quest’ultimo viene pubblicato per 30 giorni sugli Albi Pretori per acquisire le osservazioni di cittadini e associazioni. Entro i successivi 60 giorni i Comuni verificano le osservazioni, comunicano l’eventuale accoglimento e inviano l’elenco finale al Consiglio Comunale per l’approvazione. Infine, entro il 31 luglio, i Comuni devono pubblicare l’elenco definitivo con le mappe e le tabelle catastali per l’applicazione dei vincoli di legge. ​La prevenzione si fa prima, in autunno e inverno, non con i Canadair d’estate (anche se ne servirebbero molti di più, magari al posto degli aerei da guerra F-35). La differenza tra un territorio che tiene e uno che brucia si decide mesi prima dell’estate: nella cura del sottobosco e nella presenza di chi lo controlla. Oggi un terzo delle nostre foreste è abbandonato. Non è maltempo, ma il risultato di anni in cui la prevenzione è stata utile per i proclami, ma invisibile nei bilanci. Si interviene sempre a emergenza iniziata. Gli ettari bruciati non sono un’anomalia stagionale, ma la conseguenza di una crisi climatica trattata come un capriccio da ambientalisti o sistematicamente negata. Servono risorse vere per la prevenzione, per i servizi ecosistemici dei boschi e per l’adattamento climatico nei prossimi provvedimenti. I roghi si fermano prima che si accendano, non dopo.

Servono subito prevenzione, manutenzione del territorio, personale specializzato e una strategia nazionale all’altezza della crisi climatica. Continuare così significa condannare il nostro patrimonio naturale ad andare in fumo ogni estate. L’arrivo della nuova ondata di caldo rischia infatti di aumentare ulteriormente il pericolo di nuovi inneschi e di alimentare eventuali focolai ancora presenti.

Una prospettiva che impone il massimo livello di vigilanza soprattutto nelle aree boschive, dove il mix tra temperature elevate, vegetazione secca e vento può trasformare in pochi minuti un principio d’incendio in un’emergenza di vaste proporzioni. Dopo giorni segnati dal fuoco, il timore è che la stagione degli incendi sia tutt’altro che alle spalle.