ECONOMIA - IL FALLIMENTO DEL CONSORZIO INDUSTRIALE

  • Tommaso Villa

Una sottile linea rossa, pericolosissima, unisce il governo Meloni al governo Rocca. Un mantra ideologico teso alla pedissequa declinazione di canoni corporativi quali la mutualità e la sussidiarietà gerarchica, capisaldi di una azione programmatica tanto agiografica quanto sterile, vuota, inconsistente se non dannosa.

La riforma del consorzio industriale del Lazio ne è la prova lampante. Cosa sia oggi il consorzio industriale del Lazio è difficile capirlo, quale il suo reale ruolo è un mistero ontologico. Chiedo: E' davvero necessario un ente consortile che ha passività per 18 milioni di euro, non quattro noccioline, per il rilancio dell'economia laziale? Dalla sua creazione, tre anni fa, ad oggi, cosa ha fatto? In cosa si è distinto? Quali infrastrutture immateriali e materiali degne di nota ha progettato e realizzato? Il parcheggio di scambio a Veroli? Quale contributo ha dato alla lotta contro l'aggressiva desertificazione industrale in atto nel Lazio?

I 18 milioni di passività dicono tanto. Dicono che lo stesso ente consortile, ha problemi per la propria sopravvivenza, dicono che gli impegni assunti dall'ente non hanno garantito progresso e sviluppo, dicono che, indolenti, non si è fatto nulla per ridurre questa passività e dicono che questo ente consortile sta ai problemi dell'industria locale come Brancaleone sta alle crociate. Ed oggi ci vogliono far credere che il futuro dell'economia del Lazio è imprescindibile dalla riorganizzazione di un ente che negli anni ha manifestato criticità strutturali enormi e che tuttora ha problemi economici rilevanti? Verrebbe da dire contenti loro... contenti tutti. Però non è così.

Viviamo il momento più critico dal dopoguerra ad oggi, siamo costantemente sotto attacco: è a rischio la tenuta del sistema occidentale europeo bersagliato in tutti i modi da Russia, Stati Uniti e Cina. Il nostro welfare costruito in decenni è sotto continua pressione e quelle che oggi chiamiamo immigrazioni climatiche o economiche, gestite in modo capestro, opportunistico e acritico, disegneranno scenari socio politici non certo rassicuranti. In un contesto, del genere con tensioni sociali acuite da un mercato globalizzato non regolamentato, che ha messo in discussione la nostra storia e cultura industriale, cosa può fare un esangue ente consortile? Nulla, Cassino docet. Quello di cui ha bisogno il Sud, il Lazio oggi è sud, è di un nuovo piano Marshall.

Non dobbiamo ricostruire, ma progettare un nuovo tessuto infrastrutturale energetico e tecnologico che permetta, prima di tutto, a questo territorio, di essere autonomi e soprattutto che consenta l'aggregazione di incubatori di ricerca e sperimentazione di vettori energetici volti all'autosufficienza immediata. Serve ricerca e autonomia energetica, basta con le favolette, basta con le chiacchiere, basta con le scuse, basta con misure e interventi aleatori e occasionali.

E soprattutto basta con mettere sempre la mano nelle tasche della gente, perchè non è la regione che si accolla i 18 milioni del consorzio industriale ma noi cittadini, come i debiti miliardari della sanità che Rocca non ha risanato e che, fino al 2051, ci toccherà pagare volenti o nolenti. Ciò detto, il governatore Rocca, l'Assessore Angelilli e nonultimo il commissario Trequattrini pensano che il Consorzio industriale del Lazio sia la panacea di tutti i mali? Penitengiatite.

Se non si cambia mentalità, se non la si finisce con questi carrozzoni inutili e anacronistici, cari a una certa visione politica ottocentesca, oggi tanto di moda, vertenze disastrose come Btronic Rieti, Stellantis Cassino e nonultima Saxa Grestone Roccasecca non conosceranno fine e segneranno il definitivo tracollo dell'industria laziale.

Lorenzo Fiorini Psi