CIOCIARIA - UN TERRITORIO ALLO SBANDO

  • Tommaso Villa

Quattro anni di governo Meloni, quattro anni di recessione. 48 mesi di fila di stagnazione industriale, 48 mesi di fila che la manifattura del belpaese non riesce a risalire la china del deficit energetico e del collasso delle esportazioni ( a settembre 1,3% in meno rispetto ad agosto).

Mi chiedo, esiste una politica energetica, nazionale e locale, in questo paese o si va avanti alla giornata? 48 mesi di tensioni sociali che gli otto decreti sicurezza, un record storico, non hanno contribuito ad alleviare e o a contenere. Serve altro per acclarare il fallimento di un governo poco incline al dialogo istituzionale, fortemente rancoroso, tanto autoreferenziale quanto prevenuto e vittimista? In questo contesto di poche luci e tante ombre il Lazio e la Ciociaria potranno mai essere un oasi felice?

Lo chiedo all'unico assessore che alla Pisana rappresenta questa parte di Lazio, lo chiedo ai consiglieri regionali, lo chiedo ai deputati e senatori eletti in queste, a quanto pare, infauste circoscrizioni. Il Lazio è fuori dalla Zes, l'automotive è ferma, il settore chimico in affanno, il turismo regionale palesa una forte discontinuità territoriale, la nautica e la pesca sono in sofferenza e il settore agricolo è in default.

Serve altro per confermare lo status di calamità nazionale e regionale? Eppure l'opposizione non è in grado di inchiodare Meloni e Rocca alle loro evidenti responsabilità e balbetta, biascica, effimeri refrain stereotipati e per di più farneticanti come quello ciclicamente ricorrente di incensare individui che attaccano viscidamente le nostre istituzioni, che violentano la nostra cultura e azzannano la nostra società, ergendoli a eroi e o martiri.

Nulla di più riprovevole. In questo contesto la provincia di Frosinone è quella messa peggio. Nessuna opera strutturale programmata e realizzata, il tessuto industriale è sfibrato e arranca in competitività ed innovazione, il ruolo del Consorzio industriale è impalpabile, è un corpo a se, oggetto di un maquillage che poco incide sull'economia territoriale e che mostra i limiti di una programmazione industriale regionale raffazzonata e ottoscentesca.

Non hanno idea di come risolvere il problema Stellantis a Cassino e non sanno come rendere attrattivo questo territorio: Zls, zone franche doganali sono sterili e anemici palliativi. Non saranno certamente i data center ad invertire la rotta, invito a limitarne ampiamente la realizzazione, pura bolla speculativa, per evitare devastazioni ambientali inutili.

Già, l'ambiente... vero vulnus volutamente ignorato, croce pesante di un reietto e bieco modus operandi perpetrato per decenni e che ora sta presentando i conti della stoltezza con cui è stato gestito. Badate bene, l'ultimo episodio in ordine di tempo è agghiacciante.

L'incendio alla REMAT è un pericoloso segnale di instabilità territoriale le cui ricadute sociali ed economiche non tarderanno ad arrivare al pari dell'ampliamento della discarica di Cerreto a cui è facile associare più pensieri di omertà e rassegnazione che di difesa del territorio. Questo è oggi il sud del Lazio, un territorio allo sbando. C'è da essere ottimisti?

Lorenzo Fiorini - Psi