ECONOMIA - PALESE IRRILEVANZA DEL CONSORZIO INDUSTRIALE

  • Tommaso Villa

Sostenere e far credere che le zone franche doganali possano cambiare il futuro del Sud Lazio è tanto demagogico quanto ipocrita. Senza interventi strutturali e un urgente piano infrastrutturale questo territorio non va da nessuna parte. Operazioni a macchia di leopardo puramente pleonastiche e calate su territori economicamente atrofizzati dall'atavica stagnazione industriale e dall'inarrestabile impoverimento sociale, non cambiano la precarietà del problema, anzi lo accentuano.

Le corporative ZFD non risolveranno mai la crisi dell'automotive, non impediranno l'inarrestabile estinsione delle manifatture ciociare e pontine e renderanno, se tutto va bene, questo territorio una enorme zona logistica destinata allo stoccaggio di prodotti cinesi. Queste enclavi, sparse a macchia di leopardo, rappresentano a pieno il distorto e consociativo maitre a penser dell'attuale nomenclatura al potere. Per renderle almeno operative, non dico funzionali e a regime, servono investimenti infrastrutturali che questo territorio lamenta da decenni.

Il canuto senatore pontino promotore della costituzione delle ZFD hai mai provato, per esempio, a spostarsi da Gaeta a Cassino, percorrendo l'attuale rete viaria? La reputa una arteria ad alto scorrimento che permette la rapida ed univoca movimentazione delle merci tale da generare vettori di sviluppo per le due province? Oppure, forse oniricamente, ha avuto modo di collaudare la stupafacente linea a lievitazione magnetica che collega l'avveniristico hub franco doganale cassinate con quello polifunzionale del porto di Gaeta?

Chiedo a queste illuminati menti come credono di fare economia senza programmazione e senza i mezzi fondamentali che generano attività economiche, cioè investimenti economici strutturali mirati territorialmente a creare occupazione? Oppure si pensa di risollevare l'asset indutriale pontino e ciociaro solo con le parole dell'ennesimo convegno e dell'ennesima manifestazione autoreferenziale? Francamente è un pianto amaro.

Purtroppo, il cogente opportunismo politico nasconde lacune programmatiche inoppugnabili che stanno affossando quel poco che ancora garantisce una esigua prosperità alle genti di queste due disgraziate province. Oggi, porre un rimedio al mancato ottenimento della Zes per il sud del Lazio non significa propinare misure poco efficaci e farle passare come determinanti. Serve capire che senza incubatori di ricerca questa grande parte del Lazio, che conta più di un milione di abitanti, non ha futuro e questo lo sentenzia purtroppo la sempre più precaria qualità della vita, la sempre più alta incidenza delle aziende che chiudono e, di riflesso, degli ammortizzatori sociali che consentono, a fatica, alle persone di arrivare alla terza settimana del mese, rinunciando sempre più alle spese personali quali quelle mediche.

In tutto questo spettacolare baillame, spiace dover constatare, ancora una volta, la palese irrelevanza del Consorzio Industriale del Lazio, sempre più marginale, come spiace rilevare la sciatteria politica del malaffare e delle poltrone.

Il recente occulto aumento tariffario del servizio idrico ne è una drammatica prova. Il ruolo della politica è creare le condizioni per una evoluzione sociale ed economico della comunità, non quella di speculare e alimentare i più bassi e famelici istinti di chi crede nella politica come una professione.

Lorenzo Fiorini PSI