IL CASO - TUTELARE I LAVORATORI PRECARI
- Tommaso Villa
L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Questo recita il primo articolo della nostra costituzione. In questi giorni in cui si celebra la festa dei lavoratori è stridente il contrasto con la realtà dei fatti. Ancora oggi la disoccupazione è una piaga che mette a rischio la tenuta del nostro stato sociale. Non solo disoccupazione, giovanile in primis, ma sfruttamento, lavoro nero, disparità di trattamento, vessazioni sessiste chiedono un intervento urgente, chiaro e definitivo.
Il contrasto del lavoro nero è un obbligo morale quanto quello della tutela delle fasce più deboli i cui diritti, sanciti dallo statuto dei lavoratori, vengono costantemente calpestati; non mi riferisco solo ai braccianti agricoli o ai dipendenti di cooperative costretti ad accettare compromessi vergognosi pur di portare a casa un pezzo di pane. Purtroppo, capita che, anche dove meno te lo immagini sussistono condizioni di precarietà, di opacità inaspettate. Anche nel settore pubblico ove la salvaguardia dei diritti è data per scontata. Eppure, nelle pieghe delle circostanze emergono, strane situazioni lavorative che lasciano interdetti e preoccupati, pure nel mondo della sanità.
Emblematico quanto emerge presso la Asl di Frosinone. I dipendenti di una nota e grande azienda a cui sono stati affidati il servizio di vigilanza e altri servizi similari presso i nosocomi territoriali, lamentano la mancata o erronea applicazione delle maggiorazioni previste per il lavoro supplementare, straordinario, diurno, notturno, festivo e domenicale così come disciplinato dalla contrattazione collettiva applicata al rapporto. Non è un caso isolato, non è un caso circoscritto e non è legato ad una circostanza temporale: è reiterato e continuativo.
Parimenti, qualora si manifestasse qualche contrarietà da parte del personale, si rileva una particolare coercizione praticata con disposizioni meramente verbali in violazione degli obblighi di correttezza e buona fede e senza alcuna comunicazione formale che ne indicasse le motivazioni.
Messa da parte l’indignazione, confidando in un rapido chiarimento della questione e confidando nella serietà dei vertici dell’azienda sanitaria, qualche domanda viene da porsi. Perché accade questo? Per quale motivo? Da quanto tempo? In virtù di quale deroga allo statuto dei lavoratori? In ossequio a quale norma esplicitata dal mandato lavorativo e/o dal contratto collettivo nazionale del lavoro riguardante l’esercizio delle prestazioni lavorative?
Può essere che la Asl non ne sia al corrente? E’ stata mai attivata procedura di monitoraggio e controllo per verificare le fasi di criticità? Uos audit e controllo interno? Buona norma e prassi consolidata vorrebbe che queste problematiche non dovrebbero nemmeno esistere in un ente pubblico dal forte peso specifico e dal grosso impatto sociale. Nessuno vuole giungere a conclusioni estreme, tantomeno additare, preventivamente, colpe e colpevoli ma si vuole solo acclarare quanto è successo e continua a succedere.
Questo non è un giacobino e velleitario je accuse, a fronte di un granitico garantismo e fiduciosi in un contradditorio franco e corretto si auspica la piena trasparenza dei fatti. Si appurino le criticità, ci sia arbitro terzo e censore, se necessario, atto a chiarire i contorni della vicenda. Il lavoro è sacro e i lavoratori vanno tutelati.
Lorenzo Fiorini - Psi