IL VERDETTO - ANCONA CAPITALE DELLA CULTURA
- Tommaso Villa
Alla fine il verdetto è arrivato. Nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, a Roma, il ministro Alessandro Giuli ha annunciato il nome della Capitale Italiana della Cultura 2028: sarà Ancona.
La scelta della giuria è stata unanime e ha premiato il dossier della città marchigiana, intitolato “Ancona. Questo adesso”, ritenuto capace di coniugare identità, apertura internazionale e rigenerazione urbana attraverso un programma culturale ampio e strutturato.
Tra le dieci città finaliste c’era anche Anagni, con il progetto “Hernica Saxa – Dove la storia lega, la cultura unisce”, candidatura che rappresentava non solo la città dei papi ma l’intero territorio degli Ernici e una parte significativa della provincia di Frosinone.
Il progetto non è riuscito a conquistare il titolo, ma il percorso compiuto resta comunque significativo. Arrivare tra le finaliste nazionali di una competizione così importante significa aver costruito un dossier culturale solido e aver acceso un faro sul patrimonio storico, artistico e identitario di questo territorio.
“Hernica Saxa” nasceva proprio con questa ambizione: raccontare la storia millenaria delle città erniche e trasformarla in un progetto di valorizzazione culturale condiviso. Un’idea che puntava a mettere in rete borghi, tradizioni e siti archeologici, partendo da Anagni per costruire una narrazione più ampia della Ciociaria.
Il titolo di Capitale Italiana della Cultura porta con sé un contributo statale di un milione di euro per realizzare il programma presentato nel dossier. Nel 2028 sarà quindi Ancona a sviluppare il progetto premiato dalla giuria.
Per il territorio ernico resta comunque un lavoro che non dovrebbe andare disperso. I progetti, le idee e le collaborazioni nate attorno alla candidatura potrebbero rappresentare un punto di partenza importante per continuare a investire sulla cultura come leva di sviluppo locale.
Perché se è vero che il titolo non è arrivato, è altrettanto vero che il patrimonio culturale degli Ernici continua a esistere, e merita di essere raccontato e valorizzato ben oltre una singola competizione.
(Nella foto un angolo di Veroli)