REGIONE - IL DISTRETTO DELLA MONNEZZA E LA DISCARICA DI ROCCASECCA

  • Tommaso Villa

Quando si parla del V bacino della discarica di Cerreto, a Roccasecca, si rischia spesso di ridurre tutto all'ultima sentenza. In realtà la storia è molto più lunga e attraversa undici anni di autorizzazioni, ricorsi, piani regionali e decisioni del Governo nazionale.

  • 22 aprile 2015: nasce il progetto

La società MAD presenta alla Regione Lazio la richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale per l'ampliamento della discarica attraverso la realizzazione del cosiddetto V bacino. Si apre ufficialmente il procedimento amministrativo.

  • Novembre 2015: arriva il primo stop

Durante la conferenza dei servizi il Ministero dei Beni Culturali esprime parere negativo. Secondo il Ministero, il progetto contrasta con le prescrizioni paesaggistiche dell'area e con la tutela del paesaggio naturale agrario.

  • 2016: la Regione sospende tutto

Il procedimento viene congelato in attesa della revisione del Piano Regionale dei Rifiuti e delle valutazioni strategiche connesse. Per circa tre anni la pratica resta sostanzialmente ferma.

  • Settembre 2019: il procedimento riparte

Dopo l'aggiornamento del Piano Regionale dei Rifiuti e l'approvazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale, la Regione Lazio riattiva l'iter autorizzativo.

  • 2 dicembre 2019: primo via libera regionale

La Regione esprime giudizio favorevole di compatibilità ambientale, autorizzando il progetto con prescrizioni. Il Comune di Roccasecca impugna immediatamente il provvedimento davanti al TAR.

  • 27 maggio 2020: il Comune vince al TAR

Con la sentenza n. 202/2020 il TAR di Latina accoglie il ricorso del Comune. I giudici ritengono che, in presenza del dissenso del Ministero dei Beni Culturali, la questione avrebbe dovuto essere rimessa al Consiglio dei Ministri. L'autorizzazione viene annullata. Per gli oppositori sembra la parola fine.

  • Giugno-Ottobre 2020: entra in campo il Governo

La Regione si adegua alla sentenza e trasmette gli atti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dopo l'istruttoria, il 18 ottobre 2020 il Consiglio dei Ministri decide di superare il dissenso del Ministero della Cultura e autorizza il progetto, imponendo il rispetto delle prescrizioni ambientali già previste.

  • Novembre-Dicembre 2020: nuovo via libera

Il 5 novembre 2020 la Regione rilascia nuovamente la VIA. Il 2 dicembre 2020 conclude favorevolmente anche il procedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Il progetto torna quindi pienamente autorizzato.

  • 2021-2024: la battaglia continua

Il Comune di Roccasecca prosegue il contenzioso sostenendo che permangano criticità ambientali, paesaggistiche e procedurali. La vicenda arriva davanti al Consiglio di Stato.

  • 4 ottobre 2024: il Consiglio di Stato conferma il progetto

Con la sentenza n. 7987/2024 il Consiglio di Stato conferma la legittimità dell'iter seguito dalla Regione Lazio e del superamento del dissenso ministeriale deciso dal Consiglio dei Ministri. Si tratta del passaggio giuridico più importante dell'intera vicenda.

  • 2026: il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti cambia lo scenario

Mentre la battaglia legale continua, la Regione Lazio approva il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti 2026-2031. In questo documento il V bacino non viene più considerato un'opera incerta, ma entra a far parte della pianificazione impiantistica regionale destinata a garantire l'autosufficienza del Lazio nello smaltimento dei rifiuti.

È il passaggio politico che probabilmente pesa più delle stesse sentenze: il progetto non è più soltanto un ampliamento contestato, ma diventa un tassello della strategia regionale per la chiusura del ciclo dei rifiuti.

  • Giugno 2026: l'ultimo verdetto

Nei giorni scorsi il TAR ha respinto l'ennesimo ricorso del Comune di Roccasecca contro la Regione Lazio. Per i giudici VIA e AIA risultano legittime e l'iter autorizzativo può proseguire.

  • Una vicenda che va oltre la discarica

Dopo undici anni, il V bacino è diventato molto più di un semplice ampliamento di discarica. Da una parte c'è chi lo considera un'infrastruttura necessaria per evitare nuove emergenze rifiuti nel Lazio. Dall'altra chi continua a ritenere che la provincia di Frosinone abbia già pagato un prezzo ambientale troppo elevato rispetto ad altri territori.

Tuttavia, il Comune di Roccasecca non considera chiusa la partita. Dopo l'ultima decisione del TAR, l'amministrazione comunale ha annunciato la volontà di proseguire la battaglia nelle sedi giudiziarie superiori, sostenendo che la tutela del territorio debba restare una priorità e ribadendo la contrarietà a nuove volumetrie destinate allo smaltimento dei rifiuti. Il Comune richiama inoltre i risultati raggiunti dal sistema provinciale di gestione dei rifiuti, evidenziando come negli ultimi anni sia stato progressivamente ridotto il ricorso alla discarica grazie al recupero e alla valorizzazione dei materiali trattati.

Le sentenze sembrano oggi aver consolidato la posizione favorevole all'ampliamento. Tuttavia il confronto istituzionale e politico è tutt'altro che concluso. Da una parte la Regione Lazio considera il V bacino un elemento strategico per garantire l'autosufficienza impiantistica del territorio regionale; dall'altra il Comune di Roccasecca continua a sostenere che il futuro debba puntare sempre di più sulla riduzione dei conferimenti e sul recupero dei rifiuti.

Dopo undici anni di ricorsi, autorizzazioni e pronunciamenti dei tribunali, la vera domanda non riguarda più soltanto se il V bacino si farà, ma quale modello di gestione dei rifiuti accompagnerà il Lazio nei prossimi decenni e quale ruolo sarà chiamata a svolgere la provincia di Frosinone all'interno di quella strategia.

Pare tanto di capire che la Regione vuole trasformare la Ciociaria nel Distretto della monnezza e Sacco è rimasto quasi solo sulle barricate. Perchè?