AEROPORTO - IL VOLO PINDARICO DI RUSPANDINI

  • Tommaso Villa

A Roma, durante Atreju, il tema dell’aeroporto complementare è tornato sul tavolo con un’intensità che non si vedeva da tempo. Ed è curioso, perché chi segue davvero le dinamiche regionali sa che il primo a far ripartire il dibattito non è stato un parlamentare, ma l’Assessore al Bilancio Giancarlo Righini, appena una settimana fa, durante una seduta straordinaria a Cassino. Una dichiarazione breve, ma sufficiente a riaprire un dossier che sembrava archiviato: il Lazio ha bisogno di infrastrutture aeroportuali moderne, punto. Ad Atreju è arrivata l’accelerazione politica.

L’Onorevole Massimo Ruspandini, affiancato da Paolo Trancassini, ha illustrato con chiarezza l’idea di un nuovo scalo che lavori in complementarietà con Fiumicino. Ruspandini non ha girato attorno al tema: se Roma vuole crescere davvero, non può farlo con un solo aeroporto (Ciampino dovrebbe non ricevere più voli turistici). È un pensiero che, per chi conosce il territorio, rimanda immediatamente alla sua battaglia per l’aeroporto di Frosinone, considerato da tempo il candidato naturale a questo ruolo.

Ed è proprio qui che entra in gioco un dettaglio che negli ultimi giorni ha alimentato conversazioni, dubbi e qualche malumore. Perché nell’area dove, da anni, si immagina questo futuro scalo, stanno accadendo movimenti opposti alla narrativa. Si parla dell imminente trasferimento del 72° Stormo a Viterbo, ma parallelamente è stato confermato l’arrivo a Frosinone della Scuola Droni, un’operazione che, di fatto, mantiene intatto il vincolo militare sull’aeroporto.

Insomma: mentre c’è chi immagina piste civili e hangar logistici, il perimetro operativo resta in mano alla Difesa, senza segnali concreti di una sua dismissione. E non è un dettaglio da poco.

A questo si aggiunge un altro elemento silenzioso ma pesante: Leonardo Helicopters ha ripreso con forte intensità la produzione e i test di volo. Gli elicotteri tornano a solcare il cielo con continuità, un segnale chiaro che lo stabilimento sta viaggiando a pieno regime. Anche questo lascia intendere che lo spazio aereo e le infrastrutture di Frosinone siano, per ora, più funzionali all’industria aeronautica che a un progetto di conversione civile.

In mezzo a questa realtà operativa si inserisce il dato politico più evidente: in Fratelli d’Italia convivono due visioni. Da un lato quella dei parlamentari territoriali, che spingono per uno scalo complementare; dall’altro quella del Presidente Francesco Rocca, che fino a ieri ribadiva il suo “no AV, no aeroporto”. Una posizione prudente che stride con gli entusiasmi elettorali ascoltati nei panel romani.

E c’è anche un altro dettaglio che stona: mentre il tema torna improvvisamente centrale, le società nate negli anni scorsi per sostenere il progetto aeroportuale sono in difficoltà. La principale, addirittura, è in liquidazione. Un quadro che rende il rilancio politico ancora più difficile da interpretare.

Ad Atreju era presente anche il Comandante Diego Maria Cursio, che ha ribadito l’importanza di una pianificazione moderna e coordinata. È un punto fermo, almeno nelle intenzioni: il Lazio deve dotarsi di un nuovo scalo.

Resta però la domanda che il territorio non può evitare: siamo finalmente davanti a un progetto concreto o all’ennesimo annuncio che fiorisce solo quando si avvicinano le urne?

Perché i cieli di Frosinone, al momento, raccontano una storia diversa da quella dei palchi.

Fra realtà e propaganda elettorale.