STAZIONE TAV - HABEMUS MEDIOLATIUM
- Tommaso Villa
Per una volta, la Ciociaria può permettersi di fermarsi un attimo e dire una parola semplice, forse persino insolita per un territorio abituato più alle occasioni perse che ai traguardi raggiunti: grazie. Grazie perché oggi, nella sede romana di Ferrovie dello Stato all’Auditorium di Villa Patrizi, la futura stazione Alta Velocità “Frosinone AV – MedioLatium” ha smesso di essere soltanto una suggestione politica ed è entrata ufficialmente nella dimensione delle opere possibili. Sia chiaro: possibili, non probabili.
Non è ancora un cantiere. Non è ancora una certezza definitiva. Ma non è più nemmeno un sogno raccontato durante le campagne elettorali. E già questo, per il nostro territorio, rappresenta un passaggio storico. Attorno al tavolo istituzionale c’erano il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, l’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana Aldo Isi, il deputato Nicola Ottaviani, il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli, insieme ai vertici del Gruppo FS e ai rappresentanti istituzionali del territorio.
Ma sarebbe sbagliato raccontare questa giornata come il successo di una singola parte politica. Perché opere di questa portata nascono solo quando livelli diversi iniziano finalmente a remare nella stessa direzione. E allora forse oggi la Ciociaria dovrebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere i meriti a tutti i protagonisti che, negli anni, hanno contribuito a tenere in vita questa idea quando sembrava destinata a restare chiusa in un cassetto.
Al Governo che ha dato copertura politica nazionale al progetto. Alla Regione Lazio che ha sostenuto il dossier come infrastruttura strategica per il basso Lazio. A Ferrovie dello Stato e RFI che hanno trasformato una richiesta territoriale in uno studio tecnico concreto.
Agli amministratori locali che hanno insistito perché il territorio non restasse escluso dalla dorsale AV Roma-Napoli. E anche al mondo produttivo e sindacale che ha compreso prima di altri la portata economica di quest’opera.
In questo senso sarebbe ingeneroso non citare anche il ruolo svolto dalla CISL Lazio e dal suo segretario generale Enrico Coppotelli, che da tempo sostenevano l’asse Ferentino-Supino come piattaforma logistica e infrastrutturale capace di collegare industria, mobilità e sviluppo.
Perché la vera intuizione che ha reso credibile il progetto è stata proprio questa: smettere di pensare alla stazione AV come semplice fermata ferroviaria e iniziare a immaginarla come nodo economico del Basso Lazio che in questa occasione sarebbe meglio chiamarla Medio Lazio.
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Ed è qui che nasce anche il nome scelto oggi: “MedioLatium”. Una definizione che racconta una visione più ampia della sola provincia di Frosinone. Una visione che punta a trasformare il territorio in una piattaforma centrale tra Roma e Napoli, capace di servire centinaia di migliaia di persone, attrarre investimenti, rafforzare la logistica e ridurre quell’isolamento infrastrutturale che per anni ha frenato la crescita del Frusinate. Secondo quanto illustrato durante la presentazione, il progetto dovrebbe sorgere nell’area Ferentino-Supino e richiederà un investimento stimato attorno ai 125 milioni di euro. La futura stazione sarebbe collegata direttamente alla linea Alta Velocità Roma-Napoli sul modello della Mediopadana di Reggio Emilia.
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E poi ci sono i tempi. Matteo Salvini ha indicato il 2028 come possibile data di avvio della gara, qualora l’iter progettuale e autorizzativo proceda senza ostacoli. Naturalmente servirà prudenza. L’Italia ci ha insegnato che tra annunci e cantieri esiste spesso un’autostrada di burocrazia, ricorsi e rallentamenti. Ma oggi sarebbe profondamente sbagliato minimizzare ciò che è accaduto.
Perché per la prima volta:
- esiste un nome ufficiale;
- esiste uno studio concluso;
- esiste un’area individuata;
- esiste una regia istituzionale;
- esiste una prospettiva temporale.
E soprattutto esiste finalmente una sensazione che in Ciociaria mancava da tempo: quella di essere tornati dentro una grande traiettoria di sviluppo nazionale. Adesso però arriva la parte più difficile.
Perché una stazione AV da sola non salva un territorio. Serviranno:
- collegamenti provinciali efficienti;
- viabilità moderna;
- trasporto locale integrato;
- pianificazione urbanistica;
- capacità imprenditoriale;
- visione politica.
Ma intanto, dopo anni di immobilismo, il Frusinate può dire di aver mosso un passo reale verso il futuro. E forse, per una volta almeno, possiamo permetterci davvero di dirlo: Habemus Frosinone AV – MedioLatium.