MOBILITA' - ALTA VELOCITA': CHIACCHIERE E FATTI
- Tommaso Villa
C’è stato un periodo in cui parlare di Alta Velocità in Ciociaria sembrava poco più di un esercizio retorico. Un tema buono per convegni, campagne elettorali e slogan territoriali. Oggi però qualcosa è cambiato davvero. Non siamo ancora davanti a un’opera approvata, questo è bene chiarirlo subito, ma il progetto della stazione AV nel basso Lazio ha ormai superato la fase della semplice suggestione politica ed è entrato dentro un percorso istituzionale concreto.
Per capire dove siamo arrivati bisogna però fare un passo indietro. La provincia di Frosinone vive da anni una contraddizione enorme: essere attraversata dalla principale infrastruttura ferroviaria italiana senza poterne sfruttare realmente le potenzialità. La linea Alta Velocità Torino–Milano–Bologna–Firenze–Roma–Napoli–Salerno passa infatti nel territorio ciociaro, collegando il Nord industriale con il Sud del Paese, ma senza una vera stazione AV “in linea”. È questa la differenza sostanziale che spesso sfugge nel dibattito pubblico.
I Frecciarossa che oggi fermano a Frosinone e Cassino non utilizzano infatti una stazione dedicata sull’Alta Velocità. Devono uscire dalla direttissima Roma–Napoli, immettersi sulla linea storica, effettuare la fermata e successivamente rientrare sulla AV. Una soluzione tecnicamente possibile ma poco efficiente dal punto di vista industriale e operativo. Non a caso il servizio viene sostenuto economicamente dalla Regione Lazio attraverso un accordo con Trenitalia che supera i due milioni di euro annui.
È proprio da questo limite che negli anni è nata l’idea di realizzare una vera fermata AV dedicata al basso Lazio. Un progetto che per molto tempo è rimasto confinato nelle discussioni territoriali, fino a quando il tema ha iniziato ad assumere una dimensione diversa. Uno dei momenti decisivi è stato l’incontro promosso a Ferentino dal segretario generale della Cisl Lazio Enrico Coppotelli, durante il quale la questione venne rilanciata come grande occasione strategica per l’intero territorio.
Da quel confronto arrivò poi una svolta politica concreta: il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca istituì un tavolo permanente presso la Presidenza regionale per seguire il dossier e coordinare il lavoro tecnico e istituzionale. Da lì si è iniziato a parlare apertamente di studi di fattibilità, ipotesi progettuali, analisi comparative e valutazioni infrastrutturali da parte di RFI.
Ed è qui che bisogna mantenere equilibrio e lucidità. Perché oggi il progetto non è più fantasia, ma non è neppure realtà acquisita. Siamo in quella fase tipicamente italiana in cui un’opera può sembrare vicinissima e allo stesso tempo restare bloccata ancora per anni. Sembrerebbe che proprio oggi RFI presenti in regione il risultato dello studio. L’eventuale esito positivo del dossier significherebbe innanzitutto una cosa molto precisa: che l’opera viene considerata tecnicamente realizzabile e sostenibile dal punto di vista infrastrutturale. Ma da lì all’apertura dei cantieri il percorso sarebbe ancora lungo e pieno di ostacoli.
Servirebbero: finanziamenti certi; inserimento nei programmi nazionali; progettazione definitiva; eventuali espropri; autorizzazioni ambientali; opere viarie complementari; integrazione logistica e intermodale ......
E soprattutto servirebbe continuità politica. Perché infrastrutture di questo livello non si realizzano con un annuncio o una conferenza stampa. Esiste poi un altro nodo delicatissimo: la localizzazione. Dove dovrebbe sorgere realmente questa stazione? In area Ferentino? In una posizione baricentrica capace di servire l’intera provincia? Ogni ipotesi porta vantaggi ma inevitabilmente anche rivalità territoriali e interessi differenti. Eppure, nonostante tutti questi interrogativi, il motivo per cui il tema continua a crescere è evidente. Una vera stazione AV cambierebbe profondamente il peso strategico della Ciociaria nel sistema Italia.
Le simulazioni e le ipotesi circolate nel dibattito parlano infatti di scenari che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati impensabili: Roma raggiungibile in circa mezz’ora; Napoli in tempi un pò più luntghi; collegamenti diretti verso Firenze, Bologna, Milano e Torino; inserimento del territorio nel grande asse ferroviario nazionale.
Naturalmente si tratta ancora di proiezioni teoriche che dipenderebbero da numerosi fattori operativi: numero delle fermate, tipologia dei servizi, disponibilità degli slot ferroviari, sostenibilità commerciale delle tratte e posizione effettiva della stazione. Ma è proprio il fatto che oggi questi scenari vengano discussi seriamente a dare la misura di quanto il dossier abbia ormai assunto un peso reale.
Attenzione però a non commettere un errore che in Italia è stato fatto troppe volte. Nessuna infrastruttura salva automaticamente un territorio. Una stazione AV può diventare una straordinaria occasione di rilancio oppure trasformarsi in una cattedrale isolata se attorno non nasce una strategia di sviluppo vera. Perché l’Alta Velocità da sola non crea economia: crea possibilità. Sta poi ai territori trasformarle in crescita concreta.
Ed è probabilmente qui che si giocherà la partita più importante. Per decenni la provincia di Frosinone è stata percepita come territorio di passaggio, area industriale in declino o periferia tra Roma e Napoli. Una stazione AV in linea rappresenterebbe invece qualcosa di molto più grande di una semplice fermata ferroviaria: significherebbe riconoscere il basso Lazio come snodo strategico nazionale lungo il principale corridoio infrastrutturale italiano.
Ma proprio per questo il momento della verità, se arriverà, inizierà dopo gli annunci. Perché il giorno in cui il dossier dovesse davvero trasformarsi in progetto approvato, finirà il tempo degli slogan e inizierà quello della programmazione, delle scelte e della capacità politica di costruire finalmente un’idea moderna di territorio.