IL CASO - I CONSORZI, LA DEMOCRAZIA E I COMMISSARI

  • Tommaso Villa

Le polemiche sulle nomine nel nuovo Consorzio di Bonifica Lazio Sud Est stanno occupando il dibattito politico di questi giorni. Da una parte la maggioranza regionale difende le proprie scelte. Dall'altra PD e Movimento 5 Stelle contestano metodo, opportunità e trasparenza. Nel mezzo ci sono i cittadini, che assistono all'ennesimo scontro tra partiti e che, sempre più spesso, finiscono per vedere i Consorzi come semplici luoghi di potere e spartizione.

Che sia davvero così o che sia soltanto una percezione, poco cambia. Perché in politica la percezione conta quasi quanto la realtà.

Ed è proprio qui che emerge il problema. Le recenti nomine rischiano di apparire, almeno agli occhi di molti osservatori, come un rafforzamento della rete politica che fa riferimento all'assessore regionale Giancarlo Righini.

È una valutazione politica, non giudiziaria, e come tale va considerata. Saranno i fatti, il lavoro svolto e i risultati ottenuti a dimostrare se tali timori siano fondati oppure no. Ma mentre tutti discutono dei nomi, quasi nessuno parla della vera trasformazione che sta investendo i Consorzi di Bonifica.

Per decenni questi enti sono stati identificati con la manutenzione dei canali, il taglio dell'erba, la pulizia dei fossi e la difesa idraulica del territorio. Oggi però il cambiamento climatico sta imponendo una missione completamente diversa. La vera sfida dei prossimi anni non sarà soltanto evitare gli allagamenti. Sarà conservare l'acqua quando c'è per utilizzarla quando manca.

Siccità sempre più lunghe, precipitazioni concentrate in poche ore, crisi irrigue, riduzione delle riserve idriche. L'acqua sta diventando una delle questioni strategiche più importanti per l'economia, l'agricoltura e la vita quotidiana dei cittadini. E proprio per questo i Consorzi saranno chiamati a svolgere un ruolo nuovo: realizzare sistemi di accumulo, migliorare la gestione delle reti, contribuire alla sicurezza idrica dei territori e programmare l'utilizzo delle risorse disponibili.

In altre parole, non saranno più soltanto enti di bonifica. Dovrebbero diventare enti strategici per la gestione dell'acqua. E allora nasce una domanda inevitabile. Ha ancora senso finanziare queste attività con criteri concepiti decenni fa? Oggi il sistema si basa sul principio del beneficio consortile: paga chi riceve un beneficio dalle opere realizzate dal Consorzio. Un principio che può essere comprensibile quando si parla di servizi diretti e facilmente individuabili.

Ma se il Consorzio del futuro dovrà garantire la sicurezza idrica dell'intero territorio, contrastare la siccità e proteggere una risorsa fondamentale per tutti, il beneficio non sarà più soltanto del proprietario di un terreno o di un immobile. Ne beneficeranno tutti. Il cittadino che apre il rubinetto, l'agricoltore che irriga i campi, l'impresa che utilizza acqua per produrre, il Comune che evita emergenze, l'ambiente che conserva il proprio equilibrio naturale. Per questo sarebbe opportuno aprire una riflessione seria sul modello di finanziamento.

I servizi diretti e specifici devono certamente essere sostenuti da chi li utilizza. Ma ciò che riguarda la sicurezza idrica collettiva dovrebbe forse trovare una copertura sempre maggiore attraverso Regione, Stato e fondi pubblici, perché il beneficio è generale e riguarda l'intera comunità.

Nel frattempo cresce il malcontento. In diversi territori sono nati comitati, raccolte firme e iniziative che contestano l'attuale sistema contributivo. Alcuni Comuni hanno assunto posizioni critiche e chiesto di rivedere il rapporto con i Consorzi a tutela dei cittadini. Liquidare tutto questo come semplice protesta sarebbe un errore. Perché quando una parte crescente della popolazione non comprende più il senso di un ente pubblico, il problema non è soltanto della popolazione. È anche dell'ente che non riesce a spiegare la propria funzione.

Ecco perché la vera emergenza non sono le nomine. La vera emergenza è il ritardo con cui si sta spiegando ai cittadini quale sarà il ruolo dei Consorzi nei prossimi venti o trent'anni. Se questa trasformazione continuerà ad avanzare lentamente, tra polemiche politiche, comunicazione insufficiente e sistemi contributivi percepiti come ingiusti, il rischio è che la distanza tra cittadini e Consorzi diventi sempre più profonda.

E quando la sfiducia supera una certa soglia, nessuna riforma riesce più a recuperarla. Prima che sia troppo tardi servono trasparenza, chiarezza e una visione condivisa. Perché il futuro dell'acqua sarà una delle sfide decisive del nostro territorio. E sarebbe un paradosso scoprire l'importanza dei Consorzi soltanto il giorno in cui i cittadini avranno smesso di credere nella loro utilità.

Serve, infine, il ritorno alla democrazia, in questi e in molti altri enti regionali dove imperversano i Righini di turno e dove chi paga bollette salatissime non conta nulla. Deve solo sopportare. Bisogna ridare la parola agli agricoltori, alle famiglie, alle imprese. E' arrivato il momento di tracciare una righina, finarla con i discutibili commissariamenti e restituire il potere democratico al popolo.

E a proposito di Righini. Prima gli fanno fare le sue solite fesserie, poi lo contestano anche da destra e utilizzando la sinistra. Per l'invadente elefante politico tira una brutta aria, altro che fratelli e sorelle d'Italia. Peggio ancora sta chi, con un triplo salto mortale carpiato, è passato da sinistra a destra pensando di salire sul carro del vincitore. Pure Pirro pensava di aver vinto.