ISOLA LIRI - QUANDO LE SIGARETTE SI FACEVANO SOTTO LA CASCATA
- Tommaso Villa
Il 31 maggio 1944 Isola del Liri usciva finalmente dalla guerra. I tedeschi in ritirata avevano fatto saltare ponti, centrali e impianti; il giorno successivo, 1° giugno, entrarono in città i primi militari neozelandesi. Un diario dell’epoca racconta un particolare apparentemente marginale ma significativo: incontrando i soldati alleati, gli isolani chiedevano loro sigarette.
La città che gli Alleati trovarono era profondamente ferita. Nei nove mesi compresi tra settembre 1943 e maggio 1944 la produzione delle Cartiere Meridionali si era progressivamente ridotta fino ad arrestarsi. Fabbricati e centrali elettriche avevano subito pesanti danni, ma gli operai erano riusciti a salvare gran parte dei macchinari. Già nell’estate del 1944 cominciarono le riparazioni; in ottobre lo stabilimento tornò a produrre alcuni tipi di carta e nel novembre successivo riprese la lavorazione, inizialmente con circa 300 operai.
Ed è proprio qui che la storia prende una piega inattesa. Le Cartiere Meridionali erano uno dei più importanti produttori del Centro-Sud di carta per sigarette, tanto da rifornire i Monopoli di Stato e, prima della guerra, esportare questo particolare prodotto anche all’estero. Isola del Liri possedeva quindi non soltanto la materia prima, ma anche uomini, donne, artigiani e competenze capaci di lavorarla.
Sergio Fiorelli, nel volume La sigaretta zigrinata e i sigari italiani. Genialità isolana 1944-1946, ha ricostruito proprio questa capacità tecnica, legata alla particolare velina prodotta nelle cartiere isolane e alle macchine adattate dagli artigiani locali. Mancava però l’altro ingrediente: il tabacco. Le ricerche di Gaetano de Angelis-Curtis, basate anche sulle relazioni dei prefetti conservate nell’Archivio Centrale dello Stato, documentano l’arrivo a Isola del Liri di «discreti quantitativi» di tabacco prodotto a Pontecorvo.
Altre ricerche confermano la stessa dinamica: il tabacco proveniente dalla Valle del Liri e la carta disponibile a Isola venivano utilizzati per produrre clandestinamente sigarette, poi vendute o scambiate con generi alimentari. Non dobbiamo immaginare necessariamente una grande fabbrica segreta: il fenomeno appare piuttosto come una produzione diffusa, artigianale e spesso familiare, fatta di tabacco da acquistare e tranciare, cartine da procurarsi, piccoli strumenti e lavoro manuale.
Per lo Stato si trattava di una violazione del monopolio sui tabacchi; per una parte della popolazione, invece, quelle sigarette significavano lavoro e sopravvivenza. Le fabbriche ripartivano lentamente, mancavano materie prime e soprattutto carbone, e il sistema industriale non riusciva a riassorbire tutta la manodopera rimasta senza occupazione. Le autorità arrivarono quindi a progettare lavori pubblici con uno scopo preciso: offrire un’alternativa ai disoccupati e far cessare quella che nei documenti veniva ormai definita una vera «industria clandestina dei tabacchi».
Il problema era diventato tanto rilevante che il 23 settembre 1945 giunse a Isola del Liri il ministro del Lavoro e della Previdenza sociale Gaetano Barbareschi, mentre il prefetto sollecitava il governo temendo disordini sociali. I progetti per creare nuova occupazione, però, procedevano lentamente.
La svolta arrivò all’inizio del 1946, quando venne concretamente avviata l’azione di repressione della produzione clandestina. Il 29 gennaio 1946 Isola del Liri proclamò addirittura uno sciopero generale a sostegno dei lavoratori impegnati nella manifattura illegale del tabacco.
È forse il passaggio che meglio restituisce la dimensione sociale del fenomeno: un’attività illegale era diventata, agli occhi di una parte della popolazione, una fonte di lavoro da difendere pubblicamente.
Poco dopo intervenne il sindaco socialista Romolo Campoli, che davanti a circa 1.500 persone invitò gli isolani ad abbandonare il contrabbando e a rivolgersi verso forme di lavoro lecite. Il prefetto annotò che l’intervento era stato accolto favorevolmente.
Non risulta, almeno dalla documentazione finora emersa, una singola retata, un maxi sequestro o arresti di massa capaci di porre improvvisamente fine al fenomeno. Le fonti descrivono piuttosto un processo durato mesi: repressione della fabbricazione illegale, contrasto al contrabbando, lavori pubblici, pressioni della Prefettura sul governo, ripresa delle attività regolari e intervento politico delle autorità locali.
Nel giugno 1946 il prefetto segnalava ancora un «certo fermento» tra gli operai disoccupati, segno che il problema non era stato ancora completamente risolto. Poi arriva la data che possiamo considerare la conclusione documentata della vicenda: agosto 1946. In una nuova relazione il prefetto comunicò che le sigarette di fabbricazione clandestina erano scomparse dal mercato, mentre il contrabbando dei tabacchi dei Monopoli continuava invece a essere presente nel resto della provincia.
Non fu quindi semplicemente una vittoria della polizia, ma la progressiva scomparsa di un’economia d’emergenza nata dalle condizioni eccezionali della guerra: repressione, ritorno della produzione legale, ricerca di nuovi posti di lavoro e normalizzazione del mercato finirono per togliere spazio a quella piccola industria parallela.
Il tabacco della Valle del Liri aveva incontrato a Isola del Liri la carta, le competenze delle cartiere e soprattutto una popolazione alla ricerca disperata di lavoro. Da quell’incontro nacque, tra il 1944 e il 1946, uno dei fenomeni più singolari del dopoguerra ciociaro. Per lo Stato erano sigarette clandestine. Per molti isolani erano semplicemente pane.