ISOLA LIRI - LA CASCATA DEL VALCATOIO E' NATURALE
- Tommaso Villa
Gentile Direttore,
Le chiedo cortesemente ospitalità sul suo sito per un argomento che ritengo di notevole interesse per gli abitanti di Isola del Liri e sul quale credo che ci sia necessità di fare estrema chiarezza. Durante il Convegno sul nuovo Piano Urbanistico Comunale di Isola del Liri alcuni relatori hanno affermato che almeno una delle Cascate del nostro paese, sicuramente la cascata denominata del Valcatoio, non abbia una origine naturale ma sia frutto dell’intervento dell’uomo. Ciò probabilmente analogamente alle cascate delle Marmore.
Al riguardo, anche in virtù della carica di Presidente del Comitato per la difesa delle Cascate del Liri, mi corre l’obbligo di smentire categoricamente queste affermazioni.
Una teoria, qualsiasi teoria, di carattere storico, geografico o che dir si voglia dovrebbe fondarsi su prove certe, quantomeno di carattere documentale, che possano in qualche modo sorreggerla. Altrimenti si è nel campo delle cosiddette supposizioni.
Ebbene non esiste nemmeno la più piccola prova, il più stringato documento che possa in qualche modo convalidare questa tesi non veritiera. Ci sono, viceversa, soltanto supposizioni che, al contrario, smentite da considerazioni che trovano maggior fondamento logico, in particolare con riferimento al contesto soprattutto storico in cui si collocano.
Le teorie, che sostengono l’origine artificiale delle nostre Cascate si basano sull’assunto, del tutto indimostrato, che originariamente esisteva tutt’al più una sola cascata e, quando fu costituito il primo nucleo del castello, il corso d’acqua fu separato per rendere la fortezza maggiormente difendibile. Dal che sarebbero nate le due cascate e, conseguentemente, il paese a forma di isola dai due bracci del fiume che venivano separati. Tutto questo, sempre secondo queste teorie, sarebbe avvenuto intorno all’anno mille e cioè in pieno Medio Evo.
Ora è di tutta evidenza che in questa epoca, seguita al dissolvimento dell’impero romano e preceduta dalle incursioni dei barbari e dei saraceni che avevano funestato la nostra penisola, vi era stato un notevole regresso nel campo delle realizzazioni ingegneristiche e soprattutto di quelle idrauliche. Le cascate delle Marmore furono infatti realizzate dai Romani deviando il corso dei fiumi Velino e Nera. E lo stesso primo tentativo di prosciugamento del bacino del Lago di Fucino, a noi molto più vicino, fu perseguito durante il regno dell’imperatore Claudio.
Di queste opere, come di altre consimili, vi sono notevoli tracce documentali. Opere così imponenti gli abitanti delle regioni italiche non furono mai in grado di intraprendere dopo il crollo dell’impero romano, anzi per incuria e incapacità finirono per far interrare anche lo scavo, iniziato sotto l’imperatore Claudio, che avrebbe dovuto far confluire le acque del Fucino nel letto del fiume Liri. Infatti bisognerà attendere il diciannovesimo secolo per veder prosciugato il lago di Fucino (chi non ricorda la famosa frase del principe Alessandro Torlonia, propugnatore del progetto che, riferendosi alle ingenti spese dell’opera, pare abbia affermato: “o io prosciugo Fucino, o Fucino prosciuga me!”?)
Sembra mai possibile, quindi che in pieno Medio Evo gli abitanti delle nostre contrade, o chissà chi per loro, abbiano potuto compiere un’opera talmente titanica, che ancora oggi sarebbe di non facile realizzazione, quale quella di deviare o separare il corso di un fiume, creando addirittura una se non due cascate con dei salti cosi elevati?
E tutto questo senza lasciare la benché minima traccia documentale? Stiamo parlando di un’epoca intorno all’anno mille, in cui oltre al fatto che le incursioni dei saraceni erano ormai cessate, le competenze in maniera di idraulica erano notevolmente regredite, al contrario invece della divulgazione dei testi scritti. Questi ultimi anzi, anche con la diffusione dei monasteri, avevano ripreso notevole vigore.
E proprio a quegli anni risalgono le prime attestazioni del castello, denominato appunto del Colle San Lorenzo, sorto per il controllo feudale del guado e della viabilità di confine della Terra di Lavoro. Della stessa epoca è altresì il documento in cui è riportato per la prima volta il termine di Isola del nostro caro paese : “Insula filiorum Petri”, che campeggia anche sul nostro stemma cittadino. Dunque possibile che su questi documenti inconfutabili non vi sia la benché minima traccia dell’origine da parte dell’uomo dell’Insula e quindi delle sue Cascate e di una operazione idraulica di una portata tale che, se a quell’epoca fossero stati in grado di compiere, avrebbe indubbiamente destato la meraviglia non solo degli abitanti di questi luoghi, ma quantomeno del regno del meridione d’Italia, nel quale il nostro paese andava a confluire, o del vicino Stato della Chiesa?
Quindi non è assolutamente vero che le Cascate sono nate a seguito del castello per consentire a questo una sua migliore possibilità di difesa; è vero semmai il contrario: il castello fu costruito sulla rupe che biforcava naturalmente il fiume dando origine alle Cascate e quindi all’Isola, proprio perché quel punto era maggiormente difendibile. Come del resto è avvenuto per tutte le fortificazioni create in quell’epoca: si sceglievano i siti offerti dalla natura per erigere i castelli e le fortificazioni di difesa e non il contrario.
Tutto questo anche per non sminuire, come forse qualcuno vuol tentare di fare, la bellezza e l’importanza delle nostre Cascate. In particolare quella del Valcatoio, ridotta ora a un misero ruscello, considerata chissà perché la più bistrattata mentre, senza nulla togliere all’altra Cascata, che un tempo si poteva definire Grande, ma oggi non lo è più per come è stata ridotta, e che era la più ammirata e riprodotta dagli stessi pittori del gran tour del nostro Bel Paese.
Ne consegue, per quanto ovvio, che la Carta Sociale del Paesaggio, nell’ambito del nuovo Piano Urbanistico Comunale Generale, dovrà mettere al primo posto la tutela delle Cascate del nostro paese e il nostro Comitato sarà ben lieto di collaborare con tutte le Autorità Comunali, nonché con i tecnici dalle stesse incaricati.** Grazie Direttore a lei e ai Suoi lettori per l’ospitalità e per l’attenzione che vorrete dedicarci.
Costantino Mancini Terracciano
(Presidente del Comitato per la difesa delle Cascate del Liri)