DIRITTI IN ROSA - CONQUISTE TARDIVE E BATTAGLIE PERSE
- Tommaso Villa
Il tempo dei diritti. Ottant'anni dal voto alle donne tra conquiste tardive e battaglie aperte. Il 2 giugno 1946 non nacque soltanto la Repubblica Italiana, ma fu una data epocale per il riconoscimento del diritto di voto alle donne.
Oggi, a ottant'anni da quella data storica, celebrare quel momento non significa solo fare un esercizio di memoria, ma ricordare il giorno in cui il nostro Paese ha finalmente smesso di respirare a metà. La politica smetteva di essere un affare esclusivamente maschile. Le donne avevano sostenuto il Paese durante la guerra, avevano gestito famiglie, lavorato nelle fabbriche, partecipato attivamente alla Resistenza.
Eppure, per lo Stato, erano ancora invisibili nelle urne. Quelll'appuntamento con la storia venne vissuto con una solennità quasi religiosa. Le testimonianze dell'epoca ci restituiscono l'immagine di file interminabili davanti ai seggi, di donne anziane che si facevano accompagnare dai nipoti e di giovani emozionate.
Un aneddoto spesso ricordato fotografa perfettamente l'atmosfera di quel giorno: l'invito esplicito rivolto alle donne a non indossare il rossetto per andare a votare. La scheda doveva essere incollata e si temeva che la saliva, bagnando le labbra truccate, potesse lasciare un segno rosso, annullando di fatto il voto. Quel piccolo gesto di rinuncia al trucco divenne il simbolo di un rispetto sacro per le istituzioni. Il 2 giugno 1946 non si scelse solo tra Monarchia e Repubblica, ma si votò anche per l'Assemblea Costituente.
Tra i membri eletti ci furono 21 donne, passate alla storia come le "Madri Costituenti". Nomi come Nilde Iotti, Lina Merlin, Teresa Noce e Maria Federici sedettero ai tavoli dove veniva disegnata l'Italia del futuro, lottando per inserire nella Costituzione l'uguaglianza formale e sostanziale tra i sessi. Ottant'anni dopo, quel voto non è più una conquista recente, ma un diritto consolidato.
Tuttavia, la ricorrenza di questo anniversario ci spinge a una riflessione Se molto è stato fatto, la strada per una parità salariale reale, per la rappresentanza ai vertici aziendali e per il superamento dei pregiudizi di genere è ancora in salita. La celebrazione non è solo un tributo a chi ci ha preceduto, ma un promemoria per il futuro: la democrazia è un muscolo che va allenato ogni giorno, e non esiste vera democrazia senza la voce di tutti. Quel 2 giugno fu il riscatto preteso e conquistato da chi aveva tenuto in piedi la vita stessa quando tutto intorno era morte.
Il suffragio universale non fu solo una questione di genere, ma una gigantesca vittoria di classe. Per la prima volta, le donne del popolo, le contadine della Ciociaria, le operaie, le rammendatrici, le casalinghe che la società borghese voleva recluse e sottomesse, acquisirono lo status di cittadine con lo stesso peso politico dei padroni. Per molte donne quella scheda e quella matita furono la prima vera arma di difesa e di offesa contro secoli di oppressione patriarcale e sfruttamento.
L'affluenza femminile raggiunse quasi il 90%, a smentire chi aveva dubitato della maturità politica delle donne. La storia giuridica delle donne italiane è sorprendentemente recente. Basta scorrere ledate degli interventi normativi cruciali. Bisogna attendere gli anni Settanta per la riforma del diritto di famiglia e per la parità giuridica tra coniugi; gli anni Ottanta sono quelli dell'abolizione del delitto d'onore e del matrimonio riparatore.
Solo negli anni Novanta lo stupro smette di essere un reato contro la moralità pubblica e diventa reato contro la persona Questa cronologia è la prova che diritti oggi considerati ovvi sono stati conquistati lentamente e spesso con fatica e resistenze. L'articolo 37 della Costituzione, anticipando temi del tutto moderni, recita: "La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore".
Eppure il gender pay gap persiste, così come le disparità nell'accesso alle carriere apicali e il peso ancora sproporzionato del lavoro di cura sulle donne. Ottant'anni dal voto sono un traguardo da ricordare. Ma sono anche il modo più onesto per misurare quanto la strada sia stata lunga e quanto ancora rimanga da percorrere.
Maria Palumbo
PRC Cassino- Frosinone